24 luglio
Santi Magi d’Oriente
Adoratori di Gesù Bambino
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il racconto evangelico e l'origine dei sapienti
L'episodio dell'adorazione del Bambino è raccontato esclusivamente nel Vangelo di Matteo, precisamente nei primi due capitoli. La narrazione evangelica sui Magi appare piuttosto carente in ordine storico e molto semplice nella sua esposizione. Durante il regno di Erode il Grande, vissuto tra il settantadue avanti Cristo e il quattro dopo Cristo, alcuni Magi vennero dall'Oriente a Gerusalemme. Nel testo sacro non si fa menzione né del loro nome né del loro numero esatto. Matteo indica nella parola Magi una categoria di persone pie, degne di stima e venerazione. Nel Vecchio Testamento, invece, la medesima parola indica astrologi, incantatori e maghi. I Magi costituivano probabilmente una casta sacerdotale o di sapienti che seguivano la dottrina religiosa di Zoroastro. I Magi si mossero dalla Persia perché, studiando l'astrologia, avevano visto una stella luminosa e le avevano attribuito un significato straordinario. La dottrina di Zoroastro parlava di un soccorritore partorito da una fanciulla senza che alcun uomo l'avesse avvicinata. Secondo questa profezia, il soccorritore avrebbe ristabilito il regno del bene e del male, e la sua nascita sarebbe stata segnalata da un astro luminoso. Conoscendo l'attesa del messia nel popolo ebraico, i Magi si recarono a Gerusalemme. Secondo alcuni esegeti, non è affatto escluso che Dio illuminasse con una grazia speciale l'animo dei Magi. Che i Magi fossero re rappresenta soltanto un'ipotesi successiva. La maggior parte degli studiosi descrisse i Magi come uomini sapienti, amanti dei segreti del cielo e desiderosi della verità. I Magi erano certamente di origine persiana. Contrariamente a come si ama spesso rappresentarli, essi erano tutti e tre di pelle chiara.
I viaggiatori vennero guidati da una stella apparsa in cielo per chiedere dove fosse nato il re dei Giudei. Questa domanda determinò grande sorpresa e timore sia in Erode sia nell'intero popolo. Per fare chiarezza, si consultarono i sommi sacerdoti e il Sinedrio. In base a un passo del profeta Michea nel Vecchio Testamento, fu indicata Betlemme come la città dove il Cristo doveva nascere. Erode comunicò ai Magi la notizia riguardante Betlemme, pregandoli di informarlo al momento del ritrovamento per poterlo adorare anch'egli. La stella riapparve improvvisamente, portando grande gioia ai Magi. Giunti a Betlemme, i Magi trovarono il Bambino insieme a Maria sua madre. I Magi si prostrarono e adorarono il Bambino. Subito dopo, i Magi aprirono i loro forzieri e presentarono i doni tradizionali: oro, incenso e mirra. I Magi furono successivamente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode. Per questo motivo, i Magi ritornarono ai loro Paesi d'origine percorrendo un'altra via. Il racconto evangelico ha acceso la curiosità di studiosi e la fantasia di artisti nei secoli e nei millenni successivi. Gli artisti hanno raffigurato i Magi in adorazione durante le rappresentazioni della Natività e nei presepi. I Magi sono stati spesso raffigurati vestiti da re, maghi o notabili orientali, accompagnati da un seguito di servitori, cavalli e cammelli.
Identità, simboli e tradizioni popolari
Il numero di tre Magi è rimasto a lungo incerto. Nelle pitture dei primi secoli essi sono raffigurati in numero di due, quattro, sei oppure otto. Il primo storico a indicare chiaramente il numero di tre fu Origene, celebre teologo e filosofo cristiano vissuto tra il centottantatré e il duecentocinquanta. Origene sembra basarsi unicamente sul numero dei tre doni portati al Bambino. Secondo alcuni Padri della Chiesa, l'adorazione dei Magi avvenne quando il Bambino Gesù aveva circa due anni. L'interpretazione di questa età sembrerebbe confermata dai dipinti dei primi secoli in cui il Bambino appare già grandicello. Tale cronologia concorda anche con la decisione di Erode di far uccidere tutti i bambini fino ai due anni nella tragica strage degli Innocenti. Sant'Agostino colloca invece esattamente il tempo dell'adorazione tredici giorni dopo la nascita di Gesù. I Magi sono stati nel tempo oggetto di numerosissime leggende fiorite in tutti i Paesi orientali. I doni portati dai Magi possiedono un profondo valore simbolico ma sono pienamente inerenti all'uso dei tempi. L'oro è sinonimo universale di ricchezza e benessere. La mirra è un profumo semiliquido usato anticamente come sostanza purificante. Gli antichi Egizi usavano la mirra insieme ad altre sostanze per praticare l'imbalsamazione. L'incenso è un prezioso prodotto ricavato da piante che crescono tra rocce e anfratti. L'incenso produce un odore intenso bruciandone le scaglie. Questa sostanza è stata da sempre usata in tutte le corti orientali per manifestare fasto, omaggio e profonda adorazione. I Romani appresero l'uso dell'incenso e lo trasmisero direttamente alle cerimonie liturgiche del Cristianesimo.
I nomi dei Magi comparvero per la prima volta in un manoscritto redatto a Parigi nel settimo secolo. I nomi più antichi documentati in quel manoscritto erano Bithisarea, Melchior e Gathaspa. Il prete cronista Agnello scrisse nel nono secolo che i Magi si chiamavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. I nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre sono in seguito divenuti comuni in tutto l'Occidente. A partire dal nono secolo la fantasia popolare e degli studiosi si sviluppò rapidamente riguardo alla figura dei Magi. Baldassarre divenne un personaggio di colore nero nella tradizione successiva. Alcuni descrissero l'abbigliamento dei Magi facendoli provenire da luoghi diversi in base ai loro abiti particolari. A Gaspare fu attribuita la giovinezza, a Baldassarre la maturità e a Melchiorre la vecchiaia. I tre re magi finirono per simboleggiare le tre razze umane conosciute. Melchiorre fu considerato discendente di Cam e rappresentante della razza africana. Baldassarre fu considerato discendente di Sem e rappresentante della razza asiatica. Gaspare fu considerato discendente di Iaphet e rappresentante della razza europea. Un libro scritto nel quattordicesimo secolo classifica Melchiorre come re della Nubia. Lo stesso libro del quattordicesimo secolo classifica Baldassarre come re di Godolia con il regno di Saba. Lo stesso libro classifica infine Gaspare come re dell'isola Egriseula. Secondo ulteriori tradizioni, i Magi sarebbero stati battezzati da san Tommaso apostolo giunto in seguito nella regione. I Magi sarebbero stati persino consacrati vescovi dopo aver ricevuto il battesimo. La tradizione attribuiva ai Magi una lunghissima vita: Melchiorre centosedici anni, Baldassarre centododici anni e Gaspare centonove anni. Tutti i più grandi artisti di tutti i tempi hanno raffigurato i Magi nella storia dell'iconografia. La memoria dei Magi si è diffusa fino a giungere all'epoca moderna, seppure modificata nell'abbigliamento e nelle interpretazioni culturali.
Le reliquie, il culto e la traslazione a Colonia
Sin dall'antichità cristiana i Re Magi ebbero un culto vivo sia in Oriente sia in Occidente, accompagnato dalla presenza delle loro reliquie. Si racconta che l'imperatrice santa Elena, madre di Costantino il Grande, mentre si trovava in Oriente riuscì a entrare in possesso dei corpi dei tre Magi. Santa Elena trasferì i corpi dei tre Magi nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli. A seguito dello scisma d'Oriente nessuno si occupò più dei corpi dei tre Magi. Successivamente, san Eustorgio chiese le reliquie per la città di Milano e le sistemò nella basilica da lui iniziata a costruire che prese il suo nome. Prima del trasferimento definitivo a Colonia non si conosceva molto sulle reliquie dei Magi e sul loro effettivo culto. Una leggenda del secolo undecimo narrava che il vescovo sant'Eustorgio di Milano aveva ottenuto le reliquie nel sesto secolo direttamente dall'imperatore di Costantinopoli. Marco Polo scrisse ne Il Milione che i tre Magi erano venerati nel secolo tredicesimo a Savah in Persia. Savah era ritenuta la città d'origine dei tre Magi. A Savah esistevano tre tombe bellissime e grandi dei Magi, con salme ancora complete di capelli e barba. La notizia riferita da Marco Polo fu confermata dal beato Odorico da Pordenone, che si trovò in quella regione verso il milletrecentoventi. Attualmente non esiste alcuna traccia dei monumenti funebri a Savah. Risulta per ora impossibile conciliare le due versioni sulla storia delle reliquie. Nel secolo dodicesimo, precisamente nel millenacentosessantadue, Federico I Barbarossa, dopo aver conquistato Milano, fece trasportare le reliquie dei Magi a Colonia, in Germania. Federico I Barbarossa depose solennemente le reliquie dei Magi nella cattedrale di San Pietro a Colonia. A Colonia le reliquie dei Magi sono oggetto di un grande culto e di numerosi pellegrinaggi sin dal millenacentosessantadue. Nel millenacentoquarantasette papa Innocenzo IV concesse speciali indulgenze per i pellegrini a causa del grande culto instauratosi.
I cristiani riconoscono nei Magi i testimoni della rivelazione della venuta di Cristo subito dopo i pastori. I Magi rappresentano tutto il genere umano nella sua umiltà, sapienza e regalità. In Occidente il giorno dell'Epifania era considerato fino a poco tempo fa la manifestazione di Cristo ai Gentili e la festa solenne dei Re Magi. Il nuovo Martyrologium Romanum si è affiancato alla tradizione orientale celebrando nello stesso giorno l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù e le nozze di Cana. Ai soli Magi è riservata la memoria specifica della traslazione delle reliquie al ventiquattro luglio. Nel Martirologio, a Colonia nella Lotaringia in Germania, si ricorda con devozione la traslazione dei tre Magi. I Magi sono descritti come sapienti d'Oriente che vennero a Betlemme portando doni per contemplare il mistero della gloria dell'Unigenito. I santi Magi sono invocati come celesti patroni dai viaggiatori e dai pellegrini che solcano le strade del mondo in cerca della luce divina.
Il cammino della fede
La vicenda dei Santi Magi inizia nel primo secolo, quando, mossi da un desiderio profondo e dalla sapienza che scruta i segni del creato, si mossero dalla Persia seguendo una stella apparsa nel firmamento. Il loro viaggio non fu soltanto un percorso geografico, ma un vero pellegrinaggio spirituale che li condusse prima a Gerusalemme e infine alla grotta di Betlemme. Giunti al cospetto del Bambino Gesù, essi non si limitarono a osservare, ma scelsero di adorare, riconoscendo in quel piccolo infante la presenza del Dio vivente. L'offerta dei loro doni, l'oro, l'incenso e la mirra, divenne il simbolo di una dedizione totale che coinvolgeva la loro stessa esistenza di laici sapienti.
Dopo l'incontro che cambiò per sempre il corso della loro vita, i Magi ricevettero in sogno l'avvertimento di non tornare da Erode, il cui cuore era chiuso alla luce. Obbedienti a questo richiamo divino, intrapresero la strada del ritorno verso l'Oriente, evitando le insidie del potere terreno. Da quel momento, il loro ricordo si è intrecciato con la storia della Chiesa e dei popoli che hanno custodito le loro spoglie. Il percorso delle reliquie, che vide il passaggio da Milano fino alla solenne traslazione avvenuta nell'anno millecentosessantadue verso la città di Colonia, testimonia come la devozione verso questi illustri cercatori di Dio sia rimasta viva attraverso i secoli, trasformando il loro esempio in una luce per chiunque si metta in cammino alla ricerca della verità.
La memoria e il culto
Il culto dei Santi Magi d'Oriente attraversa la liturgia e la storia con una solennità particolare. Sebbene la loro celebrazione principale sia fissata nella festività dell'Epifania, la tradizione cristiana ha voluto fissare una memoria specifica per il ventiquattro luglio, giorno che ricorda la traslazione delle loro reliquie. Questo evento, avvenuto nell'anno millecentosessantadue, ha reso la cattedrale di Colonia un centro di pellegrinaggio universale, dove i fedeli giungono ancora oggi per onorare coloro che per primi, tra le genti pagane, hanno riconosciuto la manifestazione di Cristo.
La figura dei Magi è oggi invocata specialmente dai viaggiatori, che si affidano alla loro protezione nel percorrere le vie del mondo. La loro eredità non risiede solo nel ricordo di un evento antico, ma nella capacità di ispirare il cuore di chi viaggia, ricordando a ogni persona che la vita è un pellegrinaggio continuo verso la luce. La loro devozione invita alla sobrietà, alla vigilanza e alla prontezza nel cogliere i segni della grazia, proprio come essi seppero fare scrutando il cielo di Persia e seguendo la stella fino al grembo di Maria.
Domande frequenti
Quando si festeggia la memoria dei Santi Magi?
Il Martyrologium Romanum riporta al ventiquattro luglio la celebrazione della traslazione delle reliquie dei tre Magi, mentre la loro epifania si celebra il sei gennaio.
Di cosa sono patroni i Santi Magi?
I Santi Magi sono patroni dei viaggiatori e dei pellegrini.
A Colonia nella Lotaringia, in Germania, traslazione dei tre magi, che, sapienti di Oriente, vennero a Betlemme portando doni a contemplare nel Bambino il mistero della gloria dell’Unigenito. — Martirologio Romano