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martedì 13 ottobre 2026 · Santo del giorno

San Teofilo di Antiochia

Vescovo

San Teofilo di Antiochia

San Teofilo nacque in una regione dell'Oriente posta tra il fiume Tigri e il fiume Eufrate, crescendo in un contesto pagano e ricevendo un'educazione di stampo ellenistico. La sua conversione al cristianesimo maturò attraverso la lettura della Bibbia e l'osservazione della superiorità dei costumi cristiani rispetto a quelli pagani. Nel corso della sua esistenza, egli unì le cure apostoliche alla dedizione per gli studi e per l'attività intellettuale, lasciando una forte impronta di intelligenza e cultura nella storia del suo tempo. Nel Martirologio Romano è commemorato come uomo di grandissima cultura.

San Teofilo è ricordato soprattutto per il suo ministero episcopale e per la sua vasta produzione letteraria a difesa della fede. Nel 169 fu eletto Vescovo di Antiochia, tenendo il pontificato della Chiesa locale come sesto successore dell'Apostolo Pietro, la cui cattedra era stata la prima della storia cristiana. Egli resse la sede di Antiochia fino alla morte di Marc'Aurelio nel 180, vivendo forse anche i primi anni dell'Impero di Commodo. La sua memoria liturgica si celebra il 13 ottobre.

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Gli altri santi di oggi

San Romolo di Genova

Vescovo

San Romolo visse in un periodo non documentato con certezza, sebbene la tradizione e gli studi ne collochino l'esistenza nel quinto secolo, ipotesi dedotta dall'uso dell'Archa Tophea come sarcofago in Liguria. Fu un illustre vescovo di Genova, succedendo sulla cattedra episcopale ai santi Felice e Siro e distinguendosi per il grande ardore apostolico e per un ministero pastorale improntato a una profonda bontà. Egli fu autentico padre dei poveri e guida mite anziché severo signore, oltre che saggio mediatore nella risoluzione di ogni genere di discordia. La sua vita terrena si concluse durante una visita pastorale nell'estrema parte della Liguria Occidentale, mentre si recava incontro alle popolazioni rurali. La memoria di san Romolo è rimasta profondamente viva nei secoli lungo le terre liguri e nella stessa diocesi genovese, dove il suo culto è secondo soltanto a quello di san Siro.

Il santo è ricordato con particolare devozione per la sua costante protezione sulla comunità e per i numerosi prodigi operati a difesa degli abitanti contro gli invasori stranieri. La sua figura ha segnato in modo indelebile la toponomastica locale, poiché la località di Matuta mutò nome dapprima in Sanromolo e in seguito, per derivazione dialettale, nell'odierna Sanremo. Le sue reliquie, deposte originariamente nell'Archa Tophea menzionata in un'unica biografia anonima del decimo secolo, furono oggetto di solenni traslazioni e ricognizioni canoniche, trovando infine riposo nella Cattedrale di San Lorenzo a Genova. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica e l'esemplare testimonianza di dedizione evangelica.

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Santa Parasceve la Giovane

Eremita

Santa Parasceve la Giovane brilla nella tradizione cristiana del decimo secolo come una figura di profonda umiltà e dedizione spirituale. Nata nella città di Epibatai, scelse di consacrare la propria esistenza al silenzio e alla solitudine, abbandonando le comodità del mondo per ritirarsi in una zona desertica. La sua vita, segnata da un rigore ascetico autentico e da un pellegrinaggio compiuto verso Costantinopoli, rappresenta una testimonianza luminosa di come l'anima possa trovare il suo compimento nel distacco dalle cose terrene per cercare unicamente l'unione con Dio.

La memoria di Santa Parasceve è tuttora viva e venerata in molte regioni dell'est europeo, dove la sua figura è circondata da una devozione che ha sfidato il tempo. Il ritrovamento miracoloso del suo corpo incorrotto presso la sua terra natale di Epibatai ha segnato l'inizio di una storia di traslazioni che ha condotto le sue spoglie a Turnovo, Belgrado e infine, nel milleseicentoquarantuno, a Jasi. Ella rimane un punto di riferimento spirituale per i fedeli, ricordata come modello di eremita che ha saputo trasformare il deserto in un giardino di preghiera, intercedendo costantemente per coloro che volgono a lei il proprio sguardo con fiducia e speranza.

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Beata Alessandrina Maria da Costa

Cooperatrice salesiana

La Beata Alessandrina Maria da Costa, vissuta nel ventesimo secolo a Balazar, in Portogallo, rappresenta una luminosa testimonianza di fede vissuta nel mistero della sofferenza offerta. La sua esistenza, segnata profondamente dalla prova fisica, si è trasformata in un cammino di straordinaria unione con il Signore, rendendola un modello di purezza e di dedizione totale al disegno divino.

La memoria della Beata Alessandrina è legata al suo eroico sacrificio per preservare la propria integrità e alla sua lunga infermità, che l'ha portata a una condizione di paralisi progressiva. È ricordata per il suo singolare cammino mistico, caratterizzato dal digiuno assoluto nutrito dalla sola Eucaristia e dalla partecipazione spirituale alla Passione di Cristo, oltre che per il suo ardente impegno nel promuovere la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, lasciando un segno indelebile nella spiritualità del suo tempo.

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Santa Chelidonia di Subiaco

Solitaria

Santa Chelidonia visse nel dodicesimo secolo, lasciando un segno profondo nella storia spirituale del Lazio e della sua terra d'origine. Nata a Cicoli, in Abruzzo, verso l'anno 1077 da una famiglia del popolo, la vergine rispose a una profonda chiamata interiore che la spinse ad abbandonare la casa paterna per consacrarsi interamente a Dio. Il suo nome di battesimo originario era Cleridona, che significa dono della sorte, come attesta un antico affresco del Sacro Speco di Subiaco eseguito dal Magister Conxolus agli inizi del tredicesimo secolo. Il nome Chelidonia, che significa rondinella, iniziò a essere utilizzato soltanto dopo il Rinascimento. La sua esistenza fu segnata da una straordinaria vocazione alla solitudine e alla penitenza, vissuta per quasi cinquantanove anni tra le asprezze dei monti Simbruini. La sua memoria liturgica si celebra il tredici ottobre, giorno del suo transito terrestre, mentre il tredici luglio si festeggia la traslazione delle sue reliquie.

La santa è ricordata in modo particolare per il lungo periodo di vita eremitica trascorso nella spelonca di Mora Ferogna, un luogo che secondo alcuni studiosi conserverebbe la memoria di un antico santuario dedicato alla dea Feronia. In questo rifugio isolato, la vergine affrontò la nuda roccia, le avversità delle stagioni e la ferocia dei lupi, nutrendosi delle offerte dei fedeli o del sostegno diretto di Dio. La sua unica interruzione di quella lunghiisima solitudine avvenne per un pellegrinaggio a Roma, durante il quale ricevette l'abito benedettino dalle mani del cardinale Conone. Alla sua morte, avvenuta nel 1152, una colonna luminosa si levò dalla spelonca fino al cielo, un prodigio che fu visto da innumerevoli testimoni in tutto il territorio sublacense e persino a Segni, dove si trovava papa Eugenio III. Proclamata patrona principale di Subiaco dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1695, santa Chelidonia continua a essere onorata con una caratteristica processione e con falò notturni che rinnovano il ricordo della sua luce celestiale.

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San Benedetto

Martire

Le notizie biografiche su San Benedetto, illustre martire e patrono di San Benedetto al Tronto, sono in parte scarse ma custodite con profonda devozione dalla comunità cristiana. Vissuto nel quarto secolo, la tradizione e gli studi storici ipotizzano che egli fosse originario del Friuli e che abbia prestato servizio come soldato nell'esercito imperiale di stanza a Cupra. Proprio durante gli anni del servizio militare, San Benedetto accolse la grazia della conversione al cristianesimo, un cammino di fede che avrebbe segnato in modo definitivo la sua esistenza terrena e la sua testimonianza di fedeltà al Vangelo. Egli è ricordato soprattutto per il suo supremo sacrificio consumato nel corso delle persecuzioni ordinate dall'imperatore Diocleziano, suggellando la propria adesione a Cristo con il dono della vita.

Il culto attorno alla sua figura non si è mai spento nel corso dei secoli, alimentato dalla memoria del suo martirio e dalla costante protezione che il santo accorda alla sua città. Gli abitanti di San Benedetto del Tronto si stringono ogni anno attorno al loro patrono con solenni festeggiamenti, rinnovando un legame spirituale che affonda le radici nell'antichità cristiana. La sua testimonianza continua a parlare ai cuori dei fedeli, ricordando la forza di una fede capace di superare ogni prova e di lasciare un segno perenne nella storia della Chiesa e del territorio.

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San Geraldo D'Aurillac

San Gerardo d'Aurillac nacque ad Aurillac in Francia intorno al 856, figlio del conte di Aurillac. Vissuto nel X secolo, in un'epoca in cui l'Impero di Carlo Magno si sbriciolava a causa delle guerre tra i suoi discendenti, che riportarono violenza e miseria, egli scelse di distinguersi profondamente dal proprio ceto sociale. Sebbene appartenesse a una nobiltà dedita alla guerra, alla caccia e ai tornei, Gerardo non amava queste attività e si dedicò invece agli studi, incoraggiato dal padre che non voleva vederlo prete o monaco essendo il suo unico erede. Dopo la morte del genitore, anche il vescovo Gozberto di Rodez lo dissuase dal farsi prete o monaco, sostenendo l'importanza dei laici colti in un'epoca di fede poco illuminata, dove molti battezzati pregavano Dio ma veneravano anche il diavolo con riti e sacrifici notturni. La popolazione aveva bisogno di esempi quotidiani. Egli visse nel mondo con l'austerità dei religiosi più esemplari, conducendo segretamente vita monastica sotto l'abito secolare con grande profitto per i suoi possedimenti, e divenne uno dei primi laici a essere venerati come santi.

San Gerardo è ricordato per essere stato un modello di riferimento per i potenti e un faro di riforma in tempi difficili per la Chiesa. In un periodo in cui i vescovi d'Europa lamentavano nei sinodi la perdita di disciplina in molti monasteri, alcuni vuoti e altri abitati da monaci con mogli e figli, l'istituzione monastica andava a picco nonostante i suoi meriti. Gerardo fu uno dei più pronti a reagire. Aiutò i poveri, visse come loro, esortò alla preghiera e la praticò personalmente, unendo gli insegnamenti alle azioni. Svolse un ruolo cruciale nella fondazione di un monastero ad Aurillac sulle sue terre nell'anno 894, dedicato a san Pietro e posto sotto la dipendenza diretta del Pontefice, ispirandolo senza assumerne la carica di abate e rimanendo un laico pur osservando regole rigorose. Morì a St. Cirgues nel Quercy in Francia il 13 ottobre 909, lasciando un'eredità spirituale profonda che avrebbe toccato persino i vertici della Chiesa universale.

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Beato Giovanni Fornasini

Sacerdote e martire

Il Beato Giovanni Fornasini nacque a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, il 23 febbraio 1915, da Angelo e Maria Guccini. Sacerdote e martire del ventesimo secolo, egli visse la sua breve e intensa esistenza nel contesto drammatico della seconda guerra mondiale, offrendo la vita come il buon pastore che difende le sue pecorelle. La sua infanzia e la sua giovinezza si legarono profondamente alla terra emiliana, prima del trasferimento a Porretta Terme avvenuto nel 1925, dove la famiglia abitò in una casetta sul Rio Maggiore presso le terme alte e il padre lavorò come procaccia postale. Chiamato al sacerdozio e ordinato nella cattedrale di San Pietro a Bologna il 28 giugno 1942, don Giovanni spese ogni energia per il proprio gregge nella parrocchia di San Tommaso a Sperticano. La tradizione lo ricorda come l'angelo di Marzabotto per il coraggio indomito con cui protesse la popolazione civile durante l'occupazione tedesca, affrontando le truppe armate con la sola forza della fede e della carità, incurante dei pericoli personali fino all'estremo sacrificio del martirio consumato nell'ottobre del 1944.

La memoria di questo sacerdote fedele rimane viva nella Chiesa e nella storia civile italiana, suggellata dalla medaglia d'oro al valor militare alla memoria e dal riconoscimento ufficiale del suo martirio firmato da papa Francesco il 21 gennaio 2021. Egli è ricordato come pastore intrepido e difensore degli indifesi, capace di percorrere le strade devastate dalla guerra in bicicletta per portare conforto ai feriti, seppellire i morti e soccorrere gli sfollati accolti persino nella canonica. La sua testimonianza di coerenza evangelica, culminata nella morte violenta presso San Martino di Caprara i cui resti martoriati furono ritrovati il 22 aprile dell'anno successivo, continua a interpellare i credenti del nostro tempo. Il suo percorso verso gli altari, avviato dall'arcivescovo di Bologna cardinale Giacomo Biffi il 18 ottobre 1998 con l'apertura del processo diocesano a Marzabotto, ha consegnato alla comunità ecclesiale un luminoso esempio di santità sacerdotale e di dedizione incondizionata al prossimo.

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Beato Pietro Adriano Toulorge

Sacerdote premostratense, martire

Il Beato Pietro Adriano Toulorge, sacerdote premostratense e martire della verità, nacque in Francia a Muneville-le-Bingard il 4 maggio 1757 da una famiglia di contadini. Visse gli anni drammatici della Rivoluzione francese, distinguendosi per il profondo zelo pastorale e per un'inespugnabile adesione alla coscienza cristiana, che lo condusse a rifiutare qualsiasi compromesso con la menzogna pur di avere salva la vita.

Egli è ricordato soprattutto per il suo eroico sacrificio a Coutances il 13 ottobre 1793, dove affrontò la ghigliottina dopo aver scelto spontaneamente di confessare la verità sul proprio breve esilio, preferendo la morte al rinnegamento della propria integrità sacerdotale. La sua memoria liturgica si celebra il 13 ottobre.

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Beato Gerardo Sasso

Fondatore dell'Ordine di Malta

Il Beato Gerardo Sasso nacque intorno all'anno 1040 nel paese più antico della costiera amalfitana, inserito in una famiglia nobile originaria di Amalfi. Monaco dal talento organizzativo straordinario, si spinse fino a Gerusalemme per dedicarsi all'accoglienza dei pellegrini senza alcuna discriminazione di etnia, provenienza o colore della pelle, fondando nel 1099 l'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni e legando indissolubilmente il proprio nome alla storia dell'assistenza cristiana in Terra Santa.

Egli è ricordato come il fondatore di una grande opera di misericordia riconosciuta ufficialmente da Papa Pasquale II nel 1113, sette anni prima della sua morte avvenuta a Gerusalemme il 3 settembre 1120. Oggi il Beato Gerardo è venerato come patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, le cui dame e cavalieri continuano a ereditare il suo luminoso esempio di amore fraterno, difesa della fede e servizio instancabile verso i poveri e i sofferenti di tutto il mondo.

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San Fiorenzo di Tessalonica

Martire

A Salonicco in Macedonia, ora in Grecia, san Fiorenzo, martire, che dopo vari supplizi si tramanda sia stato ucciso nel fuoco.

San Lubenzio

A Kobern sulla Mosella presso Treviri, in Germania, san Lubenzio, sacerdote.

San Venanzio di Tours

Abate

A Tours nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Venanzio, abate, che, sposatosi in giovane età, si recò alla basilica di San Martino e, rimasto colpito dalla vita dei monaci, con il consenso della moglie scelse di vivere tra loro in Cristo.

San Leobono

Eremita

A Salagnac presso Limoges in Aquitania, ancora in Francia, san Leobono, eremita.

San Simperto (Simberto)

Vescovo

Ad Augsburg nella Baviera in Germania, san Simberto, che fu vescovo e abate di Murbach.

Beata Maddalena Panattieri

Domenicana

A Trino nel Monferrato in Piemonte, beata Maddalena Panatieri, vergine, suora della Penitenza di San Domenico.

Santi Fausto, Gennaro e Marziale

Martiri

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi Fausto, Gennaro e Marziale, martiri, che adornano la città come tre corone.

San Comgano

Abate

Nell’isola di Iona in Scozia, desposizione di san Comgano, abate, che, venne dall’Irlanda in questa regione insieme alla sorella santa Chentigerna, ai figli di lei e ad alcuni missionari.

Beati Francesco da Torquemada e Alfonso de Ossorio

Mercedari

San Bertoaldo di Cambrai

Beato Herminio Motos Torrecillas

Sacerdote e martire

Sante Fyncana e Fyndoca di Scozia

Vergini e martiri

Dal Martirologio Romano

Commemorazione di san Teófilo, vescovo di Antiochia, uomo di grandissima cultura, che tenne, sesto dopo il beato Apostolo Pietro, il pontificato di questa Chiesa e scrisse un’opera contro Marcione per difendere la retta fede. — Martirologio Romano