San Giacomo della Marca, vissuto tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, è stato un instancabile sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori. La sua figura brilla nella storia della Chiesa come quella di un infaticabile predicatore e difensore dell'ortodossia, capace di coniugare una profonda dottrina con un'austera vita ascetica, sul modello impresso dal suo maestro san Bernardino da Siena.
Viene ricordato non solo per la sua vigorosa opera di contrasto alle eresie e per le delicate missioni diplomatiche in Europa orientale, ma anche per il suo amore verso la cultura e la cura delle anime. La sua eredità spirituale e intellettuale rimane viva, testimoniata dalla fondazione di un importante luogo di studio nella sua terra natale e da una vita interamente spesa al servizio del Vangelo.
I Beati Giovanni Gesù Adradas Gonzalo e i suoi compagni martiri rappresentano una testimonianza luminosa di fedeltà al Vangelo nel travagliato contesto del ventesimo secolo. Uomini di preghiera e di servizio, essi hanno vissuto la loro missione religiosa in Spagna, dedicandosi alla formazione dei novizi e alla guida delle comunità conventuali con dedizione instancabile. La loro esistenza, spesa nell'umiltà e nell'obbedienza, si è conclusa con il supremo dono della vita, offerto in un momento di durissima persecuzione religiosa.
Il ricordo di questi martiri è oggi affidato alla memoria della Chiesa che li venera come Beati. Essi sono ricordati per aver affrontato la prova estrema con la fermezza di chi pone la propria speranza unicamente nel Signore. La loro testimonianza ci invita a riflettere sul valore della coerenza cristiana e sulla forza della fede, capace di sostenere l'animo umano anche di fronte alla violenza e alla morte. La loro memoria liturgica, celebrata con solennità, rinnova in noi l'impegno a vivere con coraggio la testimonianza quotidiana della carità.
Santa Fausta Romana, vissuta nel corso del primo secolo, rappresenta una figura luminosa di dedizione materna e di silenziosa testimonianza evangelica. In un contesto familiare complesso, segnato dal matrimonio con un uomo di fede pagana, ella seppe custodire con fermezza la propria spiritualità, operando nel segreto delle mura domestiche per seminare il seme del Vangelo nel cuore di chi le era più caro.
Il ricordo di questa santa donna è indissolubilmente legato alla figura di sua figlia, Santa Anastasia. Fu infatti Fausta a prendersi cura dell'educazione cristiana della bambina fin dal momento della sua nascita, trasmettendole con infinita pazienza i fondamenti della fede. La sua memoria rimane viva come esempio di una maternità che si fa missione, capace di generare alla vita dello spirito nonostante le avversità del mondo circostante, offrendo alle generazioni future un modello di costanza nella preghiera e di dedizione educativa.
San Sostene occupa un posto di rilievo tra i primi discepoli che accompagnarono l'opera di evangelizzazione dell'apostolo Paolo. Vissuto nel corso del primo secolo, egli ricoprì inizialmente la carica di capo della sinagoga di Corinto, un ruolo di autorità e prestigio all'interno della comunità giudaica. La sua vita mutò profondamente in seguito all'incontro con il messaggio cristiano, che lo portò a un'adesione totale e coraggiosa alla fede in Cristo, segnando un passaggio decisivo dalla legge antica alla pienezza del Vangelo.
La memoria di San Sostene è custodita dalla Chiesa come esempio di conversione sincera e di dedizione apostolica. Egli è ricordato non solo per il suo ministero episcopale, ma anche per il servizio umile e fattivo prestato a fianco di San Paolo, agendo come latore delle sue lettere fondamentali. La sua figura rimane un punto di riferimento per chiunque desideri accogliere la chiamata del Signore, testimoniando come la grazia possa trasformare un uomo che un tempo si opponeva al Vangelo in un instancabile messaggero della Parola, capace di servire le comunità cristiane nascenti con fedeltà e spirito di sacrificio.
Nostra Signora del Dolore di Kibeho rappresenta una pagina significativa della spiritualità contemporanea in Rwanda, nel corso del ventesimo secolo. Il cuore del messaggio mariano si è manifestato attraverso l'esperienza mistica di tre giovani, Alphonsine Mumureke, Nathalie Mukamazimpaka e Marie-Claire Mukangango, le quali hanno accolto la presenza materna della Vergine in un tempo segnato da attese e inquietudini. La devozione nasce proprio in questo piccolo lembo di terra africana, dove la Madre di Dio ha scelto di farsi vicina all'umanità sofferente, richiamando i fedeli alla preghiera costante e alla conversione profonda del cuore.
La memoria di Nostra Signora del Dolore di Kibeho è custodita dalla Chiesa cattolica che, attraverso il discernimento del vescovo Augustin Misago, ha riconosciuto ufficialmente l'autenticità di tali eventi nel duemilauno. Il significato di questo evento risiede nella testimonianza profetica delle veggenti, le quali hanno ricevuto visioni riguardanti i tragici scenari di guerra civile e i massacri che avrebbero segnato la storia del Rwanda. Ricordare questo titolo mariano significa accogliere un appello universale alla pace, alla riconciliazione e al coraggio di affrontare le sofferenze del mondo con lo sguardo rivolto verso l'eternità, confidando sempre nella consolazione che giunge dal cielo.
San Stefano il Giovane nacque a Costantinopoli, detta anche antica Bisanzio, nel 715. Le date biografiche documentate sono la nascita a Costantinopoli nel 715 e la morte il 28 novembre 764. La Vita del monaco Stefano il Giovane fu scritta intorno all'anno 809 da Stefano, diacono di Costantinopoli e omonimo del santo. In gioventù si pose dapprima sotto la guida di un eremita e scelse successivamente la vita religiosa ed entrò nel monastero di Monte Sant'Aussenzio in Bitinia, nei pressi di Calcedonia. Nel monastero divenne in seguito egumeno, ossia abate, e visse per molti anni dedicandosi alla preghiera e all'attività di amanuense copiando testi antichi.
All'epoca regnava l'imperatore d'Oriente Costantino V Copronimo, figlio di Leone III Isaurico, imperatore che nel 726 aveva avviato la politica religiosa dell'iconoclastia contro il culto delle immagini. Il movimento iconoclasta fu continuato da Costantino V con una dura persecuzione, specialmente contro i monaci. Costantino V convocò il Concilio di Hiera nel 753, il quale condannò i difensori del culto delle immagini sacre. Il Concilio di Hiera era stato indetto dall'imperatore e non dal papa. Le norme del Concilio di Hiera furono successivamente respinte con l'approvazione della venerazione delle immagini al II Concilio di Nicea nel 787.
Sant' Irenarco è una figura luminosa della testimonianza cristiana, ricordato per la fermezza della sua fede manifestata nel corso dell'ottavo secolo. Il suo cammino spirituale trova origine in un atto di coraggiosa difesa verso sette donne cristiane che affrontavano il processo per la loro appartenenza alla Chiesa. Tale incontro con la sofferenza e la testimonianza altrui divenne per lui la via privilegiata verso la conversione, segnando l'inizio di una sequela che lo condusse a ricevere il battesimo dalle mani del prete Acacio durante il tempo della prigionia.
Egli è oggi venerato come martire, avendo sigillato con il dono supremo della vita la sua adesione radicale al Vangelo. Insieme ad Acacio e a due fanciulli, egli affrontò la prova estrema della decapitazione, offrendo al mondo una testimonianza di comunione che supera i confini del tempo. La memoria di Sant' Irenarco rimane un invito costante a custodire la luce della fede anche nelle ore più oscure, ricordandoci che il seme della parola di Dio, accolto con sincerità di cuore, porta frutti di salvezza che si propagano attraverso le generazioni dei credenti.
Il Beato Marcellino Sanchez Fernandez è una figura luminosa del ventesimo secolo, nato a Santa Marina del Rey nel 1910. La sua breve ma intensa esistenza è stata interamente consacrata al servizio di Dio all'interno della congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. Dopo un cammino di formazione che lo ha condotto attraverso diverse località spagnole, tra cui Urnieta, Las Arenas e Pozuelo de Alarcón, egli ha scelto di donare definitivamente la propria vita al Signore emettendo i voti perpetui come fratello coadiutore nell'anno 1935. Il suo cammino spirituale si è compiuto nel segno della fedeltà assoluta, giungendo fino al sacrificio supremo del martirio.
Egli viene oggi ricordato come testimone coraggioso della fede, vittima delle persecuzioni che hanno segnato la Spagna nel 1936. Arrestato insieme alla sua comunità oblata a Pozuelo, Marcellino ha vissuto il tempo della prigionia tra il Carcere Modelo e la prigione di San Antón, affrontando le sofferenze con la dignità di chi confida pienamente nella misericordia divina. Il suo martirio, avvenuto a Paracuellos del Jarama, lo ha elevato agli onori degli altari, rendendolo un modello di perseveranza per quanti cercano di vivere il Vangelo con umiltà e dedizione totale, anche nelle ore più oscure della storia umana.
Il Beato Eleuterio Prado Villarroel è una figura luminosa del ventesimo secolo, nato a Prioro nel millenovecentoquindici. Appartenente alla Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, ha consacrato la propria esistenza al Signore attraverso l'emissione dei voti perpetui nel millenovecentotrentacinque. La sua breve ma intensa vita terrena si è compiuta nel sacrificio supremo, rendendo una testimonianza di fede incrollabile in un tempo segnato da aspre sofferenze.
Egli è ricordato oggi come martire, beatificato da Papa Francesco per aver offerto la propria vita in fedeltà al Vangelo. Il suo cammino spirituale, che ha toccato luoghi come Urnieta, Pozuelo e Madrid, culmina nel dono di sé avvenuto il ventotto novembre del millenovecentotrentasei. La Chiesa lo venera insieme ai compagni martiri oblati di Pozuelo, custodendone la memoria come esempio di perseveranza cristiana dinanzi alle prove più dure, invitandoci a riflettere sulla forza silenziosa di chi sa restare saldo nel bene fino alla fine.
Il Beato Angel Francisco Bocos Hernandez è una luminosa figura di religioso oblato del ventesimo secolo, la cui esistenza si è consumata nel segno della fedeltà totale al Vangelo. Nato a Ruijas nel 1883, ha dedicato i suoi anni al servizio umile e costante della sua congregazione, vivendo con spirito di dedizione il carisma della propria vocazione. La sua testimonianza di fede trova il compimento nel dono supremo della vita, avvenuto durante la persecuzione religiosa che ha segnato profondamente la Spagna negli anni trenta.
Egli è oggi ricordato come un martire che, pur nell'esercizio di mansioni quotidiane e apparentemente semplici, ha saputo mantenere salda la propria testimonianza cristiana fino all'estremo sacrificio. La sua figura, commemorata insieme ai martiri oblati di Pozuelo, invita i fedeli a riflettere sul valore della coerenza e della perseveranza. La sua memoria liturgica, celebrata il ventotto novembre, rappresenta un richiamo alla preghiera e alla gratitudine per coloro che hanno saputo testimoniare la luce di Cristo anche nelle ore più oscure della storia, offrendo la propria esistenza per amore di Dio e dei fratelli.
Il Beato Giusto Fernández González, nato nel ventesimo secolo e vissuto in tempi di grande prova, è ricordato dalla Chiesa come un giovane religioso e martire che ha offerto la sua vita per fedeltà a Cristo. Venuto alla luce il 2 novembre 1916 a Huelde, nella provincia e diocesi di León, in una terra che sarebbe stata successivamente sommersa dalle acque del Pantano de Riaño, crebbe all'interno di una famiglia profondamente cristiana, umile e laboriosa, dove la fede era il respiro quotidiano e ben otto dei dodici figli scelsero la via della consacrazione a Dio. Giusto coltivò fin dall'infanzia un'intensa vita spirituale, distinguendosi per un cuore nobile, buono e pacifico, dedito alla preghiera, al servizio dell'altare e alla carità fraterna.
La sua breve esistenza terrena si concluse tragicamente il 28 novembre 1936 a Paracuellos del Jarama, in Spagna, dove subì il martirio all'età di appena venti anni, insieme ad altri membri della comunità dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. Affrontò la persecuzione, la prigionia e la morte con una serenità incrollabile, unita a una profonda fiducia in Dio e al desiderio di compiere fino in fondo la propria oblazione. La Chiesa ne custodisce la memoria luminosa nella data del ventotto novembre, riconoscendo nella sua testimonianza di purezza e di coraggio un modello luminoso di fedeltà evangelica per ogni credente.
Il Beato Clemente Rodriguez Tejerina è una figura luminosa che ha offerto la propria giovinezza al servizio di Dio, incarnando la dedizione totale propria di chi sceglie la via del consacrato. Nato nel 1918 a Santa Olaja de la Varga, in Spagna, egli ha percorso un cammino di fede che lo ha condotto precocemente a rispondere alla vocazione religiosa, fino a giungere alla consacrazione definitiva attraverso la professione dei voti. La sua vita, sebbene breve, rimane impressa nella memoria della Chiesa come una testimonianza di fedeltà incrollabile, vissuta con la purezza di chi sa affidare il proprio domani esclusivamente alla volontà del Padre.
Egli è ricordato oggi come martire del ventesimo secolo, avendo affrontato con coraggio le sofferenze della detenzione durante la guerra civile spagnola. Il suo sacrificio, consumato nel tragico scenario di Paracuellos del Jarama, rappresenta un atto di suprema coerenza con il Vangelo. La sua memoria ci invita a riflettere sul valore inestimabile della testimonianza cristiana, che non teme il buio della persecuzione, ma si affida alla luce della resurrezione, offrendo il proprio sangue come sigillo di un amore che non conosce fine.
Il Beato Daniele Gomez Lucas, vissuto nel ventesimo secolo, è una figura luminosa di fede che ha offerto la propria giovinezza come testimonianza suprema di amore a Dio. Nato ad Hacinas nel millenovecentosedici, egli ha risposto con docilità alla chiamata del Signore fin dalla tenera età, intraprendendo un cammino di consacrazione che lo ha condotto a emettere i voti religiosi tra gli Oblati. La sua vita, breve nel tempo ma colma di dedizione, si è intrecciata con le vicende drammatiche della storia spagnola, culminando nel sacrificio estremo compiuto per fedeltà alla propria vocazione.
Egli è oggi ricordato come martire, un giovane religioso che non ha rinnegato la propria appartenenza nel momento della prova. La sua memoria liturgica, che ricorre il ventotto novembre, invita i fedeli a riflettere sulla costanza e sulla speranza cristiana. Beatificato da Papa Benedetto XVI nell'anno duemilaundici, Daniele Gomez Lucas rimane un esempio eloquente di come la consacrazione a Dio possa trasformare un'esistenza terrena in un dono perenne, capace di superare le tenebre della persecuzione per risplendere nella luce della gloria eterna.
Il Beato Giuseppe Guerra Andres è una figura luminosa di fedeltà e dedizione, vissuta nel corso del ventesimo secolo. Nato a Leon nel 1914, egli ha risposto con prontezza alla chiamata del Signore, consacrando la propria esistenza all'interno della congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. Il suo cammino spirituale, iniziato giovanissimo, lo ha condotto attraverso diverse esperienze di formazione e preghiera, fino al dono supremo della vita offerto in testimonianza della fede.
La memoria del Beato Giuseppe Guerra Andres è indissolubilmente legata alla sua testimonianza di martirio, avvenuta nel 1936 durante le persecuzioni religiose che segnarono tragicamente quel periodo storico. Ricordato insieme ai confratelli della comunità di Pozuelo, egli rappresenta per ogni fedele un esempio di perseveranza e di amore verso Dio. La sua vicenda terrena, conclusasi precocemente a Paracuellos del Jarama, continua a parlare al cuore dei credenti come un invito a custodire la propria fede anche nelle ore più oscure, affidandosi con fiducia alla volontà del Padre.
Il Beato Publio Rodríguez Moslares, religioso e martire vissuto nel ventesimo secolo, nacque a Tiedra, in provincia e diocesi di Valladolid, il 12 novembre 1912. Egli visse la sua giovinezza e la sua vocazione in un contesto segnato da profondi travagli storici e spirituali, distinguendosi fin da giovane per una tempra umana luminosa e per un amore ardente verso Dio che lo avrebbe condotto fino al supremo sacrificio della vita. All'interno della comunità religiosa e nei giorni difficili della persecuzione e della prigionia, Publio seppe conservare una letizia contagiosa e una salda fortezza d'animo, divenendo punto di riferimento e conforto per i suoi compagni di fede e per quanti condividevano con lui la prova della persecuzione. La sua esistenza, sebbene breve e conclusasi tragicamente a Paracuellos de Jarama nel 1936, risplende come una testimonianza limpida di totale dedizione al Vangelo e di filiale abbandono alla volontà divina.
Egli è ricordato non soltanto per il coraggio con cui affrontò la morte per fede, ma anche per la profondità dei legami familiari e spirituali che seppe coltivare e custodire fino all'ultimo respiro. Dalle lettere indirizzate ai suoi cari alle parole di speranza lasciate incise sulle pareti della cella prima del martirio, Publio ha lasciato un segno indelebile di carità e di fede incrollabile. La sua memoria liturgica, celebrata il ventotto novembre, invita la Chiesa adulta a contemplare il mistero della grazia che opera nei cuori generosi, capaci di percorrere la via della croce con la certezza della risurrezione e della comunione eterna con il Signore.
Il Beato Giovanni Giuseppe Caballero Rodríguez è una figura luminosa del ventesimo secolo, testimone fedele di Cristo nel tempo drammatico della persecuzione religiosa in Spagna. Nato a Fuenlabrada de los Montes nel 1912, ha dedicato la sua breve ma intensa esistenza alla vocazione religiosa, abbracciando con umiltà e coraggio il carisma dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. Il suo cammino spirituale, maturato tra il seminario di Urnieta e l'oblazione perpetua emessa nel 1936, rappresenta un esempio di dedizione assoluta, vissuta con la consapevolezza di chi sa affidare il proprio domani alla Provvidenza divina. In un periodo storico segnato da lacerazioni profonde, egli ha saputo custodire la propria fede, vivendo il servizio militare in Africa del Nord e il ministero apostolico con coerenza e rettitudine.
La memoria del Beato Giovanni Giuseppe Caballero Rodríguez rimane viva come segno di speranza per la Chiesa. Egli viene ricordato oggi come martire, avendo offerto la propria vita a Madrid nel 1936, al culmine di una testimonianza che non ha conosciuto cedimenti. La sua morte, avvenuta durante la nota spedizione di Paracuellos de Jarama, sigilla un percorso di santità che continua a parlare al cuore dei fedeli. La sua figura invita ogni cristiano a riflettere sul valore della fedeltà perseverante, ricordandoci che anche nelle ore più oscure della storia, la luce del Vangelo non smette di guidare i passi di coloro che hanno riposto in Dio ogni loro speranza.
Il Beato Gregorio Escobar Garcia è una figura luminosa del ventesimo secolo, un uomo che ha consacrato la propria esistenza al servizio di Dio e della Chiesa. Nato a Estella nel 1912, ha manifestato fin dalla giovane età una profonda vocazione, entrando nel seminario minore degli Oblati a soli dodici anni. Il suo cammino spirituale, intrapreso con dedizione e umiltà tra le località di Urnieta, Las Arenas, Pozuelo e Madrid, è giunto al suo compimento sacerdotale nel giugno del 1936. La sua breve ma intensa missione pastorale è stata segnata dalla fedeltà assoluta al Vangelo, vissuta in un contesto di durissime prove storiche che hanno messo a rischio la fede di molti.
Il Beato Gregorio è oggi ricordato come un instancabile testimone della fede, un sacerdote che ha offerto la propria vita per non rinnegare la missione ricevuta. La sua memoria è custodita con venerazione dalla Chiesa, che lo ha annoverato tra i martiri della guerra civile spagnola. Beatificato nel 2011 da Papa Benedetto Sedicesimo, egli resta per i fedeli un esempio di coraggio spirituale e di dedizione sacerdotale. La sua testimonianza, conclusasi tragicamente a Paracuellos de Jarama, continua a parlare al cuore dei credenti, invitando alla perseveranza nella carità anche nei momenti di maggiore oscurità, offrendo la propria sofferenza come seme di speranza per le generazioni future.
Il Beato Vincenzo Blanco Gaudilla è stato un sacerdote spagnolo del ventesimo secolo, la cui esistenza è stata interamente consacrata al servizio di Dio e della Chiesa. Nato a Frómista nel 1882, ha risposto con generosità alla chiamata del Signore fin dalla giovinezza, intraprendendo un cammino di formazione che lo ha condotto fino all'ordinazione sacerdotale, avvenuta a Roma nel 1906. La sua vita sacerdotale si è distinta per un profondo spirito di dedizione, che lo ha visto operare in diverse comunità, culminando nel delicato incarico di superiore presso Pozuelo, dove ha saputo guidare i confratelli con saggezza e carità.
La memoria del Beato Vincenzo Blanco Gaudilla rimane viva come testimonianza luminosa di fedeltà evangelica sino all'effusione del sangue. Egli è ricordato oggi come martire della guerra civile spagnola, avendo affrontato il sacrificio estremo nel 1936 a Paracuellos de Jarama. La sua figura invita ogni fedele a riflettere sulla coerenza della fede e sulla forza dello spirito, capace di superare le tenebre della violenza attraverso la preghiera e l'abbandono fiducioso alla volontà del Padre celeste.
Il Beato Francisco Esteban Lacal nacque a Soria l'otto febbraio del 1888, inserito in una famiglia profondamente cattolica e unita. Cresciuto in un ambiente di solida fede, rispose alla vocazione religiosa entrando nella Congregazione dei Missionari Oblati, dove compì il suo percorso di formazione e studio fino a ricevere l'ordinazione presbiterale nel 1912 a Torino. La sua esistenza fu interamente spesa nel servizio ecclesiale attraverso l'insegnamento, la guida formativa nei seminari e infine il governo della Provincia Spagnola del suo istituto religioso durante anni di crescente tensione sociale e politica.
Negli anni drammatici della persecuzione religiosa in Spagna, visse con esemplare dedizione il proprio ministero, accogliendo i confratelli in pericolo e affrontando l'arresto e la prigionia con eroico spirito di fede. Nel carcere Modelo di Madrid, nonostante il freddo, la fame e le umiliazioni, mantenne viva la carità cristiana fino a donare il proprio cappotto a un compagno bisognoso. Il ventotto novembre del 1936 coronò il suo cammino terreno con il martirio a Paracuellos de Jarama, offrendo la vita per la Chiesa e per la riconciliazione.
Santi Papiniano di Vita, Mansueto di Uruci e compagni
Martiri
In Africa settentrionale nell’odierno territorio libico e tunisino, commemorazione dei santi martiri Papiniano di Vita e Mansueto di Urusi, vescovi, che, durante la persecuzione vandalica, portarono a compimento il loro glorioso combattimento bruciati in tutto il corpo con lamine di ferro incandescenti per aver difeso la fede cattolica contro il re ariano Genserico. In quel tempo, anche i santi vescovi Urbano di Djerba, Crescente di Bizacio, Habetdéus di Teudala, Eustrazio di Sufes, Cresconio di Tripoli, Vice di Sabrata, Felice di Sousse, e infine, sotto Unnerico figlio di Genserico, i vescovi Ortolano di Bennefa e Florenziano di Mdila, condannati all’esilio, terminarono il corso della loro vita come confessori della fede.
Sant' Andrea Tran Van Trong
Martire
Nel territorio di Khám Đường in Annamia, ora Viet Nam, sant’Andrea Trần Văn Trǒng, martire, che, dopo aver patito il carcere e atroci torture per essersi rifiutato di recare oltraggio alla croce, fu decapitato sotto l’imperatore Minh Mạng,
Beato Luigi Campos Gorriz
Padre di famiglia, martire
Nel villaggio di Picadero de Paterna nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beato Luigi Campos Górriz, martire, che, nella stessa persecuzione religiosa, coronò con una morte gloriosa una vita instancabilmente dedicata all’apostolato e alle opere di carità.
Santa Teodora di Rossano
Badessa
Vicino a Rossano in Calabria, santa Teodora, badessa, discepola di san Nilo il Giovane e maestra di vita monastica.
Beato Giacomo Thompson
Sacerdote e martire
A York in Inghilterra, beato Giacomo Thomson, sacerdote e martire, che, condannato a morte sotto la regina Elisabetta I per aver riconciliato molti con la Chiesa cattolica, subì il supplizio del patibolo.
Dal Martirologio Romano
A Napoli, deposizione di san Giacomo della Marca, sacerdote dell’Ordine dei Minori, insigne per la predicazione e per l’austerità di vita. — Martirologio Romano