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Oggi la Chiesa celebra: Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

domenica 7 giugno 2026 · Santo del giorno

San Roberto di Newminster

Abate cistercense

San Roberto di Newminster

San Roberto nacque a Gargrave nella contea di York verso la fine dell'undicesimo secolo. Dopo gli studi compiuti anche all'Università di Parigi e l'ordinazione sacerdotale, resse la parrocchia natale prima di scegliere la vita contemplativa dapprima come benedettino a Whitby e poi tra i monaci cistercensi di Fountains guidati dal priore Riccardo. Chiamato a guidare come abate la nuova fondazione di Newminster in Northumbria, visse nella mortificazione e nella preghiera, fondando il monastero insieme ad altri dodici compagni e guidando una rapida fioritura che portò alla nascita di altri tre monasteri, vale a dire Pipewell nel 1143, Roche nel 1147 e Sawley nel 1148.

La sua vita fu segnata da profondi segni spirituali, dall'amicizia con san Bernardo e dall'incontro con papa Eugenio Terzo, che lo accolse con grande onore. Il Martirologio lo ricorda come abate dell'Ordine Cistercense a Newminster nella Northumbria in Inghilterra, desideroso di povertà e di preghiera, celebre per il dono della profezia e per la fama della sua santità. Il suo transito avvenne il sei giugno del millecentocinquantanove, dopo aver salutato l'amico eremita Godrico e aver ricevuto i Sacramenti circondato dai suoi monaci, e la sua memoria liturgica si celebra ogni anno il sette giugno.

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Gli altri santi di oggi

Sant' Antonio Maria Gianelli

Vescovo

Sant'Antonio Maria Gianelli nacque a Cereta, frazione di Carro in provincia di La Spezia, il 12 aprile 1789, giorno della domenica di Pasqua, da una famiglia di umili contadini che lo avviarono ben presto al lavoro dei campi. Dotato di vivace intelligenza e di una precoce vocazione al sacerdozio, fu notato da un'amica di famiglia di nome Nicoletta Rebizzo, la quale lo condusse a Genova per presentarlo all'arcivescovo cardinale Giuseppe Spina, favorendo così il suo ingresso in seminario. Nel corso della sua esistenza terrena, trascorsa tra impegni di studio, zelo pastorale e governo episcopale, rifulse per l'impegno e il luminoso esempio di dedizione ai bisogni dei poveri e alla salvezza delle anime, distinguendosi nel promuovere la santità del clero e fondando la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto. La sua infaticabile attività apostolica lo condusse prima a Chiavari e infine alla sede episcopale di Bobbio, dove operò con instancabile dedizione fino alla morte, avvenuta a Piacenza il 7 giugno 1846.

Egli è ricordato dalla Chiesa universale come un pastore integerrimo e un insigne educatore, capace di anticipare le forme dell'apostolato sociale e di guidare il gregge affidatogli con la forza della preghiera e la coerenza evangelica. La sua memoria liturgica si celebra il 7 giugno, giorno del suo transito terrestre avvenuto in terra piacentina, dove si era recato per un periodo di riposo e dove fu stroncato dalle fatiche del suo incessante ministero. Beatificato da Pio XI nel 1925 e canonizzato il 21 ottobre 1951 da Pio XII, sant'Antonio Maria Gianelli continua a vivere nelle opere di carità e nell'espressione missionaria delle comunità religiose nate dal suo fervore spirituale e diffuse oggi in diverse parti del mondo.

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Beata Anna di San Bartolomeo

Carmelitana Scalza

La Beata Anna di San Bartolomeo, vergine dell'Ordine delle Carmelitane Scalze, nacque ad Almendral, in provincia di Avila, il 10 ottobre 1549 nel cuore del sedicesimo secolo. Visse una giovinezza umile lavorando nei campi, durante la quale fu gratificata da grandi grazie di ordine mistico che segnarono l'inizio del suo cammino spirituale. Entrata nel convento di San Giuseppe ad Avila nel 1570, divenne la prima conversa della Riforma carmelitana e stretta compagna di santa Teresa d'Avila, accompagnandola fedelmente fino alla sua pia morte nel 1582. La sua esistenza terrena si concluse il 7 giugno 1626 ad Anversa, in Belgio, dove il suo corpo è tuttora conservato nel monastero locale.

Questa serva di Dio è ricordata per aver diffuso l'Ordine in Francia e per averlo rinnovato con grande passione, fondando nuovi monasteri e guidando le consorelle come priora a Pontoise e a Tours. Fu donna di profonda preghiera e di singolari prodigi, tanto che la tradizione riferisce come le sue ferventi invocazioni liberassero la città di Anversa dalla sicura occupazione degli eretici. Raggiunse le più alte vette dell'unione con la Santissima Trinità e lasciò una preziosa eredità spirituale attraverso la sua Autobiografia e gli opuscoli formativi per le novizie. Papa Benedetto XV la elevò agli onori degli altari beatificandola il 6 maggio 1917.

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Santi Pietro, Valabonso, Sabiniano, Vistremondo, Abenzio e Geremia

Martiri a Cordova

Nel nono secolo della nostra era, durante il periodo dell'occupazione musulmana in Spagna e nel pieno del califfato ommiade, si consumò la drammatica testimonianza di fede di sei uomini legati da un profondo cammino spirituale. I santi Pietro, Valabonso, Sabiniano, Vistremondo, Abenzio e Geremia affrontarono insieme il supplizio a Cordova, capitale del regno e teatro di una duratura persecuzione da parte dei Mori. La loro vicenda umana e religiosa si inserisce nel contesto della Chiesa di Spagna di quel tempo, segnata dal coraggio di confessare apertamente la propria fede cristiana anche di fronte al potere politico dominante. Questi sei compagni scelsero di non tacere la verità del Vangelo, offrendo la loro vita in un unico giorno e suggellando con il sangue il loro legame con Cristo.

La memoria liturgica di questo gruppo di martiri si celebra ogni anno il sette giugno, data che ricorda il loro transito terreno avvenuto nell'anno ottocentocinquantuno. Il loro sacrificio, sebbene accompagnato dall'oltraggio dei corpi e dalla dispersione delle ceneri nel fiume Guadalquivir, non poté cancellare la memoria del loro eroismo cristiano. La Chiesa li venera uniti nella stessa testimonianza, ricordando le loro diverse provenienze geografiche, le loro età e i rispettivi impegni ecclesiali e monastici, confluiti nell'offerta suprema del martirio per amore di Dio.

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Beata Maria Teresa de Soubiran La Louvière

Fondatrice

La Beata Maria Teresa de Soubiran La Louvière, nata a Castelnaudary nel diciannovesimo secolo, è una figura luminosa che ha saputo incarnare la dedizione assoluta al servizio di Dio. Fondatrice della Società di Maria Ausiliatrice nel 1855, ha dedicato i suoi anni giovanili all'edificazione di un'opera destinata a portare conforto e luce spirituale. Il suo cammino, segnato da un'intensa operosità in diverse città europee come Tolosa, Gand e Londra, è stato tuttavia attraversato da una prova assai dolorosa che ne ha rivelato la straordinaria grandezza d'animo.

La memoria della Beata Maria Teresa rimane viva per la sua esemplare capacità di accogliere l'umiliazione con profondo spirito di fede. Nel 1874, subendo l'esclusione dalla congregazione che lei stessa aveva fondato, ha saputo trasformare il rifiuto in un'occasione di silenzioso abbandono alla volontà divina. Entrata nel monastero di Nostra Signora della Carità a Parigi, vi ha emesso i voti solenni nel 1877, vivendo gli ultimi anni della sua esistenza nel nascondimento e nell'umiltà. La sua vita, conclusasi a Parigi nel 1889, ci ricorda come la vera santità non risieda nel successo delle opere terrene, ma nella fedeltà costante al Signore, anche quando ogni sostegno umano viene meno.

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Beato Landolfo da Vareglate

Vescovo di Asti

Il Beato Landolfo da Vareglate, vissuto tra l'undicesimo e il dodicesimo secolo, rappresenta una figura di profonda integrità spirituale e civile, la cui esistenza si è intrecciata con le vicende cruciali della Chiesa e dell'Italia del tempo. Originario di Vergiate o Variglié, egli ha servito con dedizione la comunità cristiana, distinguendosi per il suo impegno costante nel difendere la legittimità papale e l'unità della fede in momenti di grande instabilità ecclesiale.

La memoria del Beato Landolfo è custodita con particolare devozione dalla città di Asti, di cui è stato vescovo e guida sapiente. Egli è ricordato non soltanto per la sua solida amministrazione dei beni ecclesiastici, orientata alla rettitudine e alla giustizia, ma anche per il coraggio dimostrato nel sostenere la sede apostolica durante gli scismi e le contese del suo tempo. La sua figura rimane un esempio di fedeltà evangelica, capace di coniugare il governo pastorale con una ferma testimonianza di coerenza dottrinale, rendendo il suo ricordo un punto di riferimento spirituale ancora vivo per i fedeli che ne celebrano la memoria liturgica nel mese di giugno.

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San Godescalco

Re dei Vendi, martire

San Godescalco visse nell'undicesimo secolo e la sua esistenza si svolse tra le complesse vicende delle popolazioni slave e sassoni. Figlio del duca Udo o Utone, che governava gli Obodriti e i Vagri nei primi anni dell'imperatore Corrado II, fu educato sin dalla nascita nella religione cristiana. La sua formazione si svolse dapprima in famiglia e in seguito nel monastero di San Michele a Lüneburg. La sua storia subì una drammatica svolta quando il padre fu assassinato da un sassone che voleva vendicarsi della sua tirannia e crudeltà, sebbene il cronista Adamo di Brema qualificasse il duca Udo come male christianus. Spinto dal dolore e dal desiderio di giustizia terrena, Godescalco sacrificò la sua fede alla vendetta, abiurò al Cristianesimo e si pose alla testa della sua gente, unendosi ad altri principi pagani contro i Sassoni. Combatté a lungo portando distruzione e morte nella loro terra, finché cedette al profondo rimorso per i dolori e le rovine arrecate. Si arrese così al duca di Sassonia Bernardo II, che lo tenne prigioniero per qualche tempo prima di spedirlo in Danimarca.

In Danimarca, Godescalco si pose al servizio del re Canuto il Grande e andò a combattere in Inghilterra intorno al mille trenta. Si comportò da valoroso, si fece ammirare per le sue ottime qualità e conquistò la stima e la considerazione del sovrano, fino a sposare Syritha, pronipote di re Canuto. Dopo la morte di Canuto nel mille trentacinque e la successiva scomparsa del figlio Harold Hanfoot nel mille quaranta, Godescalco ritornò nella sua terra natale. Mise su un esercito con la sua gente e intraprese la conquista delle altre popolazioni slave, tra cui Obodriti, Pòlabi, Vagri e Liutizi. Le sottomise rapidamente e si fece riconoscere come signore da gran parte dei Sassoni. Nel mille quarantatré riuscì a formare un vasto e ben organizzato regno, tanto che secondo Adamo di Brema all'epoca non c'era tra gli slavi un sovrano più potente di lui. Ritornato al Cristianesimo sin dal tempo della sua prima dimora in Danimarca, favorì grandemente l'evangelizzazione del popolo, facendo costruire molte chiese e fondando vescovati e monasteri. Il sette giugno mille sessantasei cinse la corona del martirio, cadendo vittima di una violenta reazione pagana a Lenzen sull'Elba mentre si trovava in chiesa.

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San Coloman (Colman) di Druim Mor

Vescovo e abate

In Irlanda, san Colmán, vescovo e abate del monastero di Dromore da lui stesso fondato, che nel territorio di Down si adoperò mirabilmente per la fede.

Beato Demostene Ranzi

Francescano

Sant’ Eugenia

Martire venerata a Le Mans

Santi Tarasio e Giovanni

Martiri

Dal Martirologio Romano

A Newminster nella Northumbria in Inghilterra, san Roberto, abate, dell’Ordine Cistercense, che, desideroso di povertà e di preghiera, fondò in questo luogo insieme ad altri dodici compagni un monastero, dal quale germogliarono in breve tempo tre famiglie di monaci. — Martirologio Romano