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28 marzo

Beata Giovanna Maria de Maillé

Vedova

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e il matrimonio cristiano

La Beata Giovanna Maria de Maillé nacque fortunata, ricca e coccolata il quattordici aprile 1331 nel castello di La Roche, nei pressi di Saint-Quentin de Touraine, appartenendo a un illustre casato nobile. Giovanna Maria nasce il quattordici aprile 1331 in un castello della regione di Tours, precisamente nel castello di La Roche, crescendo in una famiglia dal clima generalmente religioso e devozionale. La sua formazione fu affidata alla guida di un frate francescano che fungeva da confessore di famiglia, il quale accompagnò i suoi primi passi nella fede. Fin da giovane dimostrò una particolare devozione mariana, alimentata da un raccoglimento profondo che faceva mormorare al castello di vere o presunte apparizioni della Madonna, di estasi, di preghiere prolungate e di precoci voti di verginità della giovane. Avendo perso i genitori in età precoce, al compimento dei sedici anni un parente da parte di madre divenne il suo tutore. Il tutore combinò, secondo l'uso del tempo e per mero interesse, il matrimonio di Giovanna con il nobile barone Roberto de Sillé, noto anche come Silly. Roberto era un bravo ragazzo, poco più grande di lei e suo compagno di giochi fin da bambino, ma le nozze furono forzate nonostante il tutore fosse a conoscenza dell'inclinazione di Giovanna per la vita religiosa e del suo voto di verginità. Il destino volle che il tutore morisse improvvisamente la mattina stessa del giorno delle nozze. L'impressione profonda suscitata da questa morte improvvisa sullo sposo fu tale che questi propose a Giovanna di vivere in perfetta continenza, come fratello e sorella. Giovanna diede il suo consenso alla vita in continenza, essendo già predisposta dal suo precoce voto di verginità, e i due sposi decisero di comune accordo di convivere in castità. Il matrimonio funzionò bene e la coppia pose il Vangelo come base della loro vita, traducendolo concretamente in tante opere di bene. Adottarono alcuni bambini abbandonati, sfamarono e curarono i poveri, assistettero gli appestati e il loro castello divenne molto frequentato dopo che si sparse la voce della loro grande carità. Quando Roberto partì per la guerra durante la guerra dei Cent'anni, fu ferito e fatto prigioniero dagli inglesi nella sanguinosa battaglia di Crécy. Giovanna Maria ottenne la liberazione del marito pagando un forte riscatto secondo l'uso dell'epoca, il che intaccò pesantemente e gravemente il patrimonio della coppia. Nonostante la prova, marito e moglie non persero slancio né fede dopo l'episodio del riscatto. Una volta sistemate le cose, durante la peste nera marito e moglie assistettero i malati, curarono prima i contagiati e soccorsero le famiglie in miseria, spendendo ulteriormente i loro beni per questa opera di carità. Terminata l'epidemia, la coppia si dedicò all'assistenza dei lebbrosi, dimostrando una dedizione che non conosceva riserve.

La vedovanza e la via della carità

Il marito Roberto muore nel millenotrecentosessantadue, segnando l'inizio di una stagione di radicale spoliazione per Giovanna. Dopo la morte di Roberto, Giovanna si trovò vedova a poco più di trent'anni e dovette affrontare l'ostilità aperta dei suoceri e di tutto il casato del marito. I parenti di lui scacciarono Giovanna Maria accusandola di aver sperperato il patrimonio di famiglia, rifiutandola senza complimenti e lasciandola senza casa, senza denaro e costretta a vivere di carità. I ricchi parenti continuarono a perseguitarla anche per strada, arrivando a mandare i servi a lanciare insulti al suo passaggio. Giovanna soffrì tutte queste persecuzioni con una carità senza limiti e senza alcun risentimento, trovando forza e bontà attraverso lunghe ore di preghiera, penitenza e sacrifici. Scelse di indossare una tunica grossolana e ruvida, simile al saio dei francescani, vivendo intensamente la spiritualità di quel carisma fino a diventare terziaria. Inizialmente si stabilì a Tours nell'ospizio cittadino, dove assistette i malati e condusse una vita simile a quella di una religiosa, emettendo infine il voto di castità perpetua nelle mani dell'arcivescovo locale. Tuttavia, incontrando nuove ostilità e diffidenze a Tours, cercò pace dedicandosi alla vita eremitica in solitudine. A causa della salute molto fragile, nel millenotrecentoottantasei fa ritorno a Tours. A Tours si stabilisce vicino al convento dei francescani, chiamati abitualmente cordiglieri o minori dal popolo, prendendo come direttore spirituale un frate francescano di nome padre Martin de Bois-Gaultier. Pur essendo probabile che diventi terziaria francescana, la circostanza non è del tutto sicura, ma la sua adesione allo spirito del Poverello di Assisi è totale. Conduce una vita quasi da reclusa che dura ben ventisette anni, vivendo reclusa in una piccola cella presso il convento dei minori, mendicando il pane e mostrando totale fiducia nel Signore. Nessuno la vedeva in città, ma cresceva costantemente il numero delle persone che andavano a cercarla. Visse i restanti cinquanta anni della sua vita senza fissa dimora prima di stabilirsi definitivamente in quella cella, portando avanti la sua missione. Continuò a fare carità ad ammalati, prigionieri e condannati a morte con la sua persona e i suoi servizi, consolando i bisognosi e intercedendo per la loro liberazione quando la sua popolarità raggiunse l'apice. Nonostante le precedenti umiliazioni subite dal tutore, dai suoceri e dai maldicenti, acquisisce una grande autorevolezza e la gente accorre numerosa da lei per chiederle consiglio. La sua fama di donna di Dio si estese da Tours a gran parte della Francia, e molte persone si recavano da lei per consigli e suggerimenti, inclusi alcuni che l'avevano precedentemente insultata. Accoglieva tutti con carità e pazienza infinite, e la popolazione si rivolgeva a lei per liberare prigionieri o salvare condannati a morte. La sua autorevolezza crebbe a tal punto che venne incaricata di recarsi a corte per convincere alla clemenza il re Carlo VI, il quale era malato di mente.

Il transito e il riconoscimento della santità

Arrivò fino all'età di ottantadue anni nonostante la salute malandata e i disagi della vita da senzatetto affrontata per lunghi decenni. La sua fama di santità era ampiamente diffusa in tutto il paese e giunse intatta fino ai suoi ultimi giorni. Muore a Tours il ventotto marzo 1414, circondata da una solida fama di santità che spinse i fedeli a venerarla spontaneamente subito dopo la morte. A un anno appena dalla morte, nel millenotrecentoquindici, il procedimento diocesano per la sua canonizzazione è già concluso, essendosi concluso in appena dodici mesi. A causa delle complesse vicende storiche della Chiesa e della Francia, il riconoscimento ufficiale subì tuttavia grandi ritardi. Le generazioni successive continuarono a custodire la memoria delle sue virtù, mantenendo viva la devozione verso questa umile vedova. Alla fine, il cammino ecclesiastico giunse a compimento e la Beata Giovanna Maria de Maillé fu beatificata nel millenotottosettantuno per opera di papa Pio IX, che ne consacrò ufficialmente la memoria liturgica e l'esempio luminoso per tutta la Chiesa.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Giovanna Maria de Maillé?

La memoria liturgica della Beata Giovanna Maria de Maillé si celebra il ventotto marzo.

A Tours in Francia, beata Giovanna Maria de Maillé, che, dopo aver perso il marito in guerra, ridotta in povertà e scacciata di casa dai suoi, abbandonata da tutti, visse quasi reclusa in una piccola cella presso il convento dei Minori, mendicando il pane, ma piena di fiducia nel Signore. — Martirologio Romano