1 settembre
Beata Giuliana di Collalto
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza
La vita terrena della Beata Giuliana ebbe inizio nell'anno 1186 a Collalto, località che oggi rappresenta una frazione del comune di Susegana, in provincia di Treviso. La sua famiglia apparteneva alla nobiltà: suo padre era infatti il Conte Rambaldo VI, mentre sua madre era la Contessa Giovanna di Sant’Angelo di Mantova. Fin dalla fanciullezza, la futura badessa ricevette un'educazione saldamente radicata nei principi cristiani. Questa preparazione interiore la condusse, all'età di soli dodici anni, a varcare la soglia del monastero di Santa Margherita di Salarola, situato sui Colli Euganei, dove indossò l'abito benedettino. La prima fase della sua vita confessionale trascorse tra le mura di quel monastero in modo esemplare. Nel corso del 1220, la Beata Beatrice I d’Este fece il suo ingresso nello stesso monastero di Salarola. Tra Giuliana e la Beata Beatrice I d’Este si sviluppò ben presto un legame di profonda e sincera amicizia.
La fondazione alla Giudecca e il servizio
All'epoca dei fatti, nella Repubblica Veneta i monasteri rivestivano un'importante rilevanza sociale e politica all'interno del territorio. Tali istituzioni religiose accoglievano regolarmente tra le loro mura le giovani appartenenti alle famiglie più nobili e prestigiose della regione. Sull'isola di Spinalonga, che oggi è nota con il nome di Giudecca, sorgeva la chiesa diruta di San Cataldo, ormai abbandonata al degrado. Poiché Giuliana era ampiamente conosciuta sia per le sue nobili origini sia per le sue eccezionali virtù spirituali, le fu affidato il compito di fondare un nuovo monastero proprio accanto a quella chiesa. In quel luogo precedentemente dimenticato nacque così una fervente comunità di clausura che rimase dedita alla preghiera per diversi secoli. La chiesa del nuovo monastero fu intitolata anche a San Biagio, oltre che a San Cataldo, e Giuliana venne formalmente nominata badessa della nuova istituzione. Oltre a osservare con rigore la Regola benedettina per la santificazione propria e delle consorelle, ella mostrò un'attenzione del tutto particolare verso i poveri e i bisognosi. La carità operosa di Giuliana divenne presto rinomata in tutta la città di Venezia. La tradizione riferisce inoltre che la badessa compì diversi prodigi prodigiosi mentre si trovava ancora in vita.
Il monastero di Pianiga e gli ultimi anni
Il monastero di Pianiga, situato sulla terraferma, dipendeva direttamente da quello dei Santi Biagio e Cataldo della Giudecca. Attorno alla metà del tredicesimo secolo, Giuliana promosse attivamente il restauro della struttura di Pianiga per adeguarla alle necessità della comunità. In seguito, a causa delle leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate alla fine del Settecento, l'antico edificio di Pianiga fu trasformato nella nota Villa Albarea lungo la Riviera del Brenta. Negli ultimi anni della sua vita, Giuliana affrontò la prova della sofferenza a causa di forti emicranie. Proprio i dolori alla testa patiti durante la sua esistenza terrena le valsero l'invocazione come patrona da parte di tutte le persone che soffrono del medesimo male. La sua morte sopraggiunse il primo settembre 1262. Al momento del decesso la badessa aveva settantasei anni, e ben sessantaquattro di essi erano stati trascorsi nella vita religiosa. Inizialmente fu sepolta all'interno del cimitero adiacente alla chiesa monasteriale.
Il culto, le reliquie e la memoria
La vita e l'opera di Giuliana sono state descritte con cura da diversi biografi nel corso dei secoli. Intorno al 1290, il suo corpo fu rinvenuto incorrotto e venne amorevolmente sistemato in un sarcofago di legno lavorato. Successivamente, nel 1733, le sue sacre reliquie furono trasferite sopra un altare della chiesa. Il trenta maggio 1753, Papa Benedetto XIV confermò ufficialmente il culto ab immemorabili della beata. Questa importante conferma pontificia fissò la sua memoria liturgica alla data del primo settembre. Con il passare del tempo e il mutare degli assetti urbanistici, nel 1810 il corpo fu spostato presso la chiesa del Redentore, per poi essere nuovamente traslato nel 1822 nella chiesa parrocchiale di Sant'Eufemia. Le sue spoglie mortali sono tuttora conservate e devotamente venerate a Sant'Eufemia all'interno della cappella di Sant’Anna. Nella chiesa del suo paese natale, inoltre, sono custoditi con cura una reliquia della falange, una corona che le sorreggeva il capo, un guanciale e una porzione dell'abito indossato al momento del decesso. L'antico sarcofago di legno in cui fu originariamente riposta è oggi conservato presso il Museo Correr di Venezia. I dipinti che raffigurano Giuliana costituiscono un antico e prezioso esempio dell'influenza esercitata dalla cultura bizantina sulla pittura veneziana dell'epoca. Infine, il Martirologio definisce la figura della santa come Beata Giuliana da Collalto, badessa dell’Ordine di San Benedetto a Venezia.
Il cammino di una vita consacrata
La vicenda umana e spirituale di Giuliana di Collalto ebbe inizio nel 1186, in un contesto familiare che ben presto lasciò spazio a una chiamata interiore di straordinaria intensità. Animata da una fede ferma, a soli dodici anni fece il suo ingresso nell'ordine benedettino presso il monastero di Salarola, abbracciando con dedizione la regola e lo stile di vita claustrale. Questa scelta giovanile segnò l'avvio di un percorso che l'avrebbe condotta a divenire un punto di riferimento fondamentale per la vita religiosa del suo tempo.
Nel corso degli anni, la sua missione si estese ben oltre i confini del monastero di origine. La Beata Giuliana si impegnò attivamente nella fondazione del monastero dedicato ai Santi Biagio e Cataldo, situato presso la Giudecca a Venezia, un luogo destinato a diventare un faro di spiritualità. Non si limitò tuttavia a nuove costruzioni, poiché il suo zelo si rivolse anche al restauro del monastero di Pianiga, dimostrando una cura materna per gli spazi dedicati alla preghiera e alla comunione fraterna. La sua vita, trascorsa in un costante esercizio di carità verso i bisognosi e in una profonda disciplina interiore, si concluse a Venezia il primo settembre del 1262. La sua scomparsa lasciò un vuoto colmato dal ricordo di una donna che aveva saputo trasformare ogni atto del proprio quotidiano in una preghiera vivente, offrendo sollievo e conforto a quanti incontravano il suo sguardo sereno.
Memoria e devozione
La venerazione per la Beata Giuliana di Collalto si è consolidata nel tempo, superando i secoli per giungere fino alla solenne approvazione del culto da parte della Chiesa universale. Nel 1753, Papa Benedetto Quattordicesimo confermò ufficialmente la santità della sua vita, elevandola agli onori degli altari e fissando la sua memoria liturgica al primo giorno del mese di settembre. Questo riconoscimento ha permesso di tramandare non solo il ricordo della sua opera materiale, ma anche la forza del suo esempio spirituale.
La devozione verso la Beata rimane viva in quanti, nel silenzio della propria sofferenza, si rivolgono a lei con fiducia. La tradizione la invoca in particolare come protettrice di chi è afflitto dal dolore delle emicranie, affidando alla sua intercessione il sollievo dal male fisico. La sua testimonianza, che unisce la fermezza della regola benedettina alla dolcezza della carità operosa, continua a essere per i fedeli un invito alla perseveranza nella fede e all'abbandono fiducioso alla volontà divina, celebrando ogni anno, il primo settembre, la memoria di una vita spesa per il bene delle anime.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Giuliana di Collalto?
La sua memoria liturgica si celebra il primo settembre, data fissata dalla conferma pontificia del suo culto.
Di cosa è patrona la Beata Giuliana di Collalto?
La Beata Giuliana è invocata come patrona da quanti soffrono di mal di testa ed emicranie, a causa dei forti dolori patiti negli ultimi anni della sua vita.
A Venezia, beata Giuliana da Collalto, badessa dell’Ordine di San Benedetto. — Martirologio Romano