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1 settembre

San Costanzo di Aquino

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le fonti storiche e la cronologia

Tutte le informazioni giunte sino a noi su san Costanzo derivano esclusivamente da due brani scritti da Gregorio Magno. Dalle narrazioni del pontefice si ricavano due punti fermi per la cronologia del vescovo di Aquino: egli era già in carica mentre san Benedetto, morto nel cinquecentoquarantasette, era ancora in vita, ed è deceduto durante il pontificato di papa Giovanni III, avvenuto tra il cinquecentonassantauno e il cinquecentosettantatré. Gregorio Magno riferisce che il santo vescovo di Aquino era deceduto da poco tempo durante il pontificato di quel papa. Lo studioso Cayro ha ipotizzato l'esistenza di due distinti vescovi di Aquino di nome Costanzo, uno contemporaneo di san Benedetto e l'altro vissuto sotto Giovanni III. Sebbene Gregorio Magno non dichiari esplicitamente l'identità della persona, le espressioni da lui adoperate rendono tuttavia evidente che si tratta del medesimo Costanzo. Il Martirologio ricorda san Costanzo ad Aquino nel Lazio, citando proprio le lodi di papa san Gregorio Magno per il suo insigne dono profetico.

Il dono della profezia e i successori

Costanzo era mirabilmente dotato del dono della profezia. In punto di morte, il vescovo rispose ai suoi vicini piangenti che gli chiedevano trepidanti chi sarebbe stato il suo successore. Costanzo profetizzò che dopo di lui ci sarebbe stato un mulattiere, poi un lavapanni, e che Aquino sarebbe stata misera. Il santo morì subito dopo aver pronunciato la sua profezia. Il diacono Andrea, che in precedenza aveva gestito muli e cavalli, succedette effettivamente a Costanzo nella cura pastorale della comunità. Alla morte di Andrea, venne eletto vescovo Giovino, che in precedenza lavava i panni nella medesima città. Giovino era ancora in vita quando i Longobardi devastarono Aquino. Durante la feroce invasione longobarda, una parte degli abitanti di Aquino fu uccisa dagli invasori e un'altra parte morì a causa di una grave pestilenza. Dopo la morte di Giovino, la città non ebbe più un vescovo né persone per le quali nominarne uno. La profezia di Costanzo si avverò tragicamente: dopo la scomparsa dei suoi due successori, la Chiesa di Aquino rimase priva di pastori.

Il legame con san Benedetto

Nel narrare le gesta di san Benedetto, Gregorio Magno aveva ricordato l'episodio di un chierico di Aquino che era tormentato dal demonio. Il vescovo Costanzo aveva inviato il chierico posseduto presso numerosi santuari di martiri nella speranza di ottenere la liberazione. I martiri tuttavia non guarirono il chierico e questo avvenne per mostrare l'ampiezza della grazia concessa a san Benedetto. Il santo abate di Montecassino liberò immediatamente il chierico dal demonio grazie alla forza delle sue preghiere, suggellando così un legame spirituale profondo tra le comunità e i pastori di quei luoghi benedetti.

L'elogio antico e la tradizione letteraria

Gli Acta Sanctorum riportano un elogio di san Costanzo posto come introduzione al racconto di Gregorio Magno. L'autore anonimo di tale introduzione sfrutta abilmente il significato letterale del nome Costanzo per lodarne la costanza nella pietà e la perseveranza finale. L'autore dell'elogio accenna genericamente ai prodigi compiuti dal santo dopo la morte e specifica che il santo si distinse per il dono della profezia, per poi introdurre il testo di Gregorio Magno. L'elogio sembra essere la parte finale di un testo anziché il prologo di una leggenda. Negli Acta Sanctorum il testo è stato riprodotto da un manoscritto non molto antico fornito dall'Ughelli, di cui si ignora la provenienza originale. L'autore di questo elogio è sconosciuto, ma potrebbe trattarsi di un frammento superstite della leggenda del santo scritta da Pietro Diacono verso l'anno undiciacentoventicinque e dedicata al vescovo aquinate Guarino. Pietro Diacono menziona l'esistenza di questa leggenda, che tuttavia non si è conservata tra le sue opere. La leggenda fu probabilmente scritta e dedicata a Guarino quando la sede episcopale di Aquino si ricostituì dopo il lungo abbandono dovuto alla devastazione longobarda. La rinata diocesi di Aquino ricercò con cura le memorie del proprio santo patrono. Anche se la leggenda redatta da Pietro Diacono a secoli di distanza non era molto attendibile, essa testimonia in modo inequivocabile il culto reso a Costanzo nella diocesi ricostituita.

Le reliquie e il culto nella storia

Il primo settembre viene commemorato nel Martirologio Geronimiano tramite un'ipotesi, ed è regolarmente riportato nel Martirologio Romano. Alcuni codici del Martirologio Geronimiano riportano alla data del primo settembre la dicitura latina In Casino Constantii, sebbene non vi sia assoluta certezza che la menzione si riferisca proprio al vescovo di Aquino. Il vescovo Spadea riferì che fino all'anno milleseicentoquarantaquattro il corpo del santo era conservato in una chiesa a lui dedicata, situata fuori dalle mura cittadine e poi scomparsa. Il dieci dicembre millesettecentoquarantadue il vescovo Spadea effettuò la ricognizione delle reliquie di san Costanzo, ritrovate sotto l'altare dell'antica cattedrale di San Pietro. Le reliquie furono risposte con onore in una nuova urna di legno e trasferite nella nuova cattedrale intitolata a san Costanzo, sistemandole sotto l'altare maggiore. La cattedrale di San Costanzo fu purtroppo distrutta nel maggio millenovecentoquarantaquattro a causa di dolorosi eventi bellici. Il vescovo Biagio Musto ha successivamente ricostruito la cattedrale, dedicandola nell'ottobre millenovecentosessantatré ai santi Costanzo e Tommaso d'Aquino, perpetuando così nei secoli la devozione verso il santo pastore.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Costanzo di Aquino?

San Costanzo di Aquino si festeggia il primo settembre, data riportata nel Martirologio Romano e legata alla tradizione liturgica antica.

Di cosa è patrono San Costanzo di Aquino?

San Costanzo è il patrono della città di Aquino.

Ad Aquino nel Lazio, san Costanzo, vescovo, di cui il papa san Gregorio Magno loda il dono della profezia. — Martirologio Romano