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30 maggio

Beata Marta Maria Wiecka

Suora vincenziana

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e fanciullezza in Polonia

Marta Anna Wiecka nacque il dodici gennaio 1874 a Nowy Wiec, in territorio polacco, nella zona occupata allora dalla Prussia. Ella era la terza di tredici figli, tra i quali tre morirono in tenerissima età e cinque in età giovanile. La famiglia Wiechi rappresentava una delle realtà più importanti del paese. Il padre di Marta era un ricco proprietario terriero con cento ettari di terreno, il quale occupava gran parte del suo tempo nella conduzione dell'azienda. La madre gestiva l'andamento familiare e insegnò alle tre figlie più grandi a dare il loro contributo. A Marta venivano affidati i fratellini nati a breve distanza di tempo l'uno dall'altro. In questo contesto domestico, la fanciulla imparò presto la dedizione, la pazienza, la mediazione nei litigi, i sonni interrotti e il senso di responsabilità. La fanciullezza di Marta fu donata agli altri ma non priva di spensieratezza. Ella era molto portata alla vita di relazione e possedeva un gruppetto di amiche di cui era leader. Marta costituiva l'anima dei giochi e proponeva continuamente nuove iniziative. Spesso si improvvisava catechista delle sue amichette, trasmettendo le convinzioni religiose apprese dalla mamma.

La chiamata e il cammino verso la vita religiosa

All'età di undici anni, Marta iniziò la preparazione alla Prima Comunione secondo l'uso del tempo. Le lezioni bisettimanali per la Prima Comunione si tenevano al mattino presto prima della scuola. La parrocchia distava dodici chilometri da casa. Marta si alzava alle cinque del mattino per raggiungere la parrocchia a piedi attraverso scorciatoie con passo cadenzato. Vi partecipava alla Santa Messa e alla lezione di catechismo prima di tornare a casa per la scuola e il lavoro. Don Marian Dabrowski fu il catechista che ebbe un ruolo importante nella vita di Marta. Lei gli affidò la guida della sua anima e iniziò a delineare la sua vocazione religiosa. Don Marian era il cappellano delle Figlie della Carità nella Casa Provinciale a Chelmno. Marta gli faceva molte domande per sapere di più sulla vita delle Figlie della Carità. Don Marian suggerì a Marta di scrivere alla Visitatrice di Chelmno per chiedere di essere accolta in comunità. La Visitatrice rispose positivamente alla richiesta di Marta, ponendo però la clausola di trascorrere il periodo natalizio a Chelmno per conoscersi reciprocamente. Marta accettò e partì per Chelmno. L'esperienza segnò per sempre la sua vita. Al momento di congedarsi, le fu detto di tornare dopo due anni perché aveva solo sedici anni. Marta tornò in famiglia ad accudire i genitori e i fratellini, contando i giorni per il diciottesimo compleanno.

L'ingresso nelle Figlie della Carità

Monica Gdaniec era l'amica del cuore di Marta, di due anni più grande. Monica comunicò a Marta di voler diventare Figlia della Carità e di aver fatto domanda a Chelmno senza successo per mancanza di posto. Le due ragazze decisero di scrivere alla Visitatrice di Cracovia senza dir niente a nessuno. La risposta della Visitatrice di Cracovia fu positiva. Cracovia era molto lontana e ci volevano due giorni di viaggio per raggiungerla. Monica e Marta partirono insieme verso Cracovia il venticinque aprile 1892. Il ventisei aprile dello stesso anno iniziarono il loro postulato. Monica aveva vent'anni e Marta diciotto al momento del postulato. Dopo poco più di tre mesi iniziarono la seconda tappa della formazione chiamata seminario. Il seminario comprendeva l'unione con il Signore, l'approfondimento dello spirito vincenziano e il servizio tra i poveri. Il ventuno aprile 1893 Suor Wiecka ricevette l'abito delle Figlie della Carità e la sua prima destinazione.

Il servizio negli ospedali di Leopoli e Podhajce

La prima destinazione fu l'ospedale di Leopoli, il più grande ospedale diretto dalle Figlie della Carità della provincia di Cracovia. L'ospedale di Leopoli poteva ricevere fino a mille malati e vi lavoravano cinquanta suore. Suor Marta imparò la professione di infermiera aiutata dalle sorelle più anziane. Ella apprese il metodo, la precisione e l'attenzione infermieristica. Dopo pochi mesi superò gli esami dimostrando di avere grandi qualità. Molti ebbero modo di apprezzarla e di riconoscere il suo valore. Suor Marta si trovava nell'ospedale di Podhajce l'anno successivo alla permanenza a Leopoli. Podhajce era una cittadina di circa seimila abitanti. La comunità locale era composta da sole sei suore. Le sei suore si occupavano di circa sessanta malati. Le condizioni di lavoro a Podhajce erano difficili a causa della gestione simultanea di malati, operai, disoccupati e poveri. In quel luogo erano necessarie intraprendenza e iniziativa oltre alle capacità infermieristiche. Suor Marta era stata mandata a Podhajce proprio per le sue doti di intraprendenza. Suor Marta dimostrò competenza, professionalità, capacità di relazione, dedizione, pazienza e disponibilità. Ella univa l'attività pratica a momenti di preghiera per chiedere a Dio guarigioni o conversioni. Nessun malato assistito da Suor Marta moriva senza prima riconciliarsi con Dio.

La prova della calunnia a Bochnia

Le esperienze di Leopoli e Podhajce servirono da trampolino di lancio per l'arrivo a Bochnia. Bochnia era una cittadina non lontana da Cracovia con circa ottomila abitanti. Nell'ospedale vi erano cinque suore per circa cinquantacinque malati. La suor servente si chiamava Suor Maria Cablo. Suor Maria Cablo riconobbe che la giovane suora di appena venticinque anni era un tesoro per i malati e le consorelle. Suor Marta era descritta come sempre serena, pronta ad aiutare e disposta a prendere su di sé i lavori più pesanti. A Bochnia Suor Marta fu tuttavia vittima di una calunnia odiosa. L'ospedale non aveva reparti specialistici ma divideva i pazienti solo per sesso. Un giovane studente grave fu ricoverato nel reparto di Suor Marta e affidato alle sue cure. Nella stessa camera del giovane studente si trovava un uomo affetto da malattie veneree. Secondo le disposizioni delle Figlie della Carità, Suor Marta non doveva né poteva occuparsi del malato di malattie veneree. Il malato di malattie veneree, attratto dalla giovane bellezza di Suor Marta vestita da suora, provò una gelosia incontenibile. Il malato scartato ideò un piano diabolico contro Suor Marta. Mentre attendeva il risultato del termometro, Suor Marta si sedette per un istinto sul letto del giovane studente. Il calunniatore colse l'occasione del gesto innocente per attuare il suo piano. Dopo essere uscito dall'ospedale, l'uomo si recò dal parroco sostenendo che Suor Marta fosse incinta del giovane studente. Il parroco credette immediatamente alla calunnia senza verificarne la veridicità e informò subito i Superiori delle Figlie della Carità a Cracovia. I superiori ricevettero la notizia senza compiere alcun approfondimento o confronto. Suor Maria fu convocata d'urgenza e ricevette la notizia senza alcuna spiegazione. Suor Maria riuscì a sapere la verità grazie al suo ex confessore. La reazione di sorpresa di Suor Maria e la sua assoluta fiducia in Suor Marta furono ignorate. Suor Maria tornò a Bochnia con il cuore spezzato e impossibilitata a rivelare l'ingiusta accusa. Ella cercò di evitare che Suor Marta venisse a sapere della calunnia. Suor Marta avvertiva comunque un clima di sospetto e sguardi ostili intorno a sé. Qualcuno aveva portato una culla alla porta delle suore per il nascituro accompagnandola con un sorriso ironico. Il calunniatore aveva tentato per due volte di accoltellare la suor servente con la scusa che proteggesse troppo Suor Marta. I comportamenti violenti spinsero qualcuno a indagare sulla personalità del calunniatore, rivelandone un passato terribile. Il parroco comprese di essere caduto in un tranello, si recò dalle suore, pianse la sua colpa e chiese perdono. Durante la calunnia Suor Marta era rimasta salda e forte della sua innocenza. In un giorno imprecisato durante la preghiera, a Suor Marta apparve una croce emettitrice di raggi. Una voce invitò Suor Marta a sopportare pazientemente tutte le calunnie poiché sarebbe stata presto presa in cielo. Dopo l'apparizione, Suor Marta avvertì un grande desiderio del cielo e comprese di avere poco da vivere. I fatti collocano la sua morte nel luglio del 1902.

Il servizio a Sniatyn e la profezia della fine

A Sniatyn esiste un ospedale in una cittadina di circa undicimila abitanti. L'ospedale di Sniatyn aveva problemi causati dal carattere autoritario di una suora. Questa suora pretendeva che medici, infermieri, malati e consorelle seguissero i suoi rigidi schemi. I superiori cercarono una soluzione per riportare la tranquillità nell'ospedale e pensarono a Suor Wiecka per la sua comprovata serietà ed equilibrio. Suor Marta arrivò a Sniatyn dimostrandosi disponibile, infinitamente paziente, servizievole e premurosa. Il suo volto lasciava trasparire una gioia interiore di natura soprannaturale. Ella lavorava nel silenzio e nella preghiera e possedeva conoscenze precluse agli altri, essendo consapevole che le restavano pochi giorni da vivere. Durante il seminario, Suor Marta aveva conosciuto alcune figure delle prime Figlie della Carità, rimanendo affascinata da Suor Giovanna Dalmagne, la quale era morta a trentatré anni ed era felice di aver servito i poveri. Il desiderio di Suor Marta era morire giovane. Nel dicembre 1903 Suor Marta affermò con convinzione che avrebbe fatto il Natale in cielo l'anno successivo. Le suore ascoltarono la sua affermazione con sorpresa perché nulla faceva presagire una fine vicina. Le forze di Suor Marta sembravano aumentare ogni giorno ed era sempre disponibile a servire e ad aiutare in difficoltà. Suor Marta predisse che sarebbe stato molto difficile portare la sua salma per la ripida scala di servizio. Le suore protestarono ricordando che i morti venivano portati sempre per la scala principale. Suor Marta ribadì che lei sarebbe stata portata per la scala di servizio.

L'atto di supremo amore e il ritorno al Padre

A Sniatyn fu affidato a Suor Marta il reparto infettivi. In quel reparto vigevano rigide misure di igiene e regole di prudenza per il pericolo di contagio. Nella stanza d'isolamento fu ricoverata una donna malata di tifo petecchiale, una malattia altamente contagiosa e sicuramente mortale a quel tempo. La donna malata di tifo sopravvisse e tornò a casa sua. La guarigione della donna lasciò il problema di disinfettare accuratamente l'ambiente e le suppellettili. Il compito fu affidato al portiere dell'ospedale. Il portiere si sentì distrutto perché sapeva di correre un alto rischio di contrarre la malattia, pensando alla sua giovane sposa e al suo bambino di pochi anni. Il portiere pianse, si disperò e implorò. Suor Marta vide la scena e si commosse profondamente. Si offrì di fare la disinfezione al posto del portiere senza esitazioni. La determinazione caratteristica di Suor Marta emerse in piena luce mentre andava a compiere la disinfezione. Il ventitré maggio 1904, pochi giorni dopo, Suor Marta avvertì una grande debolezza e si mise a letto. Le cure somministrate risultarono inutili e qualcuno collegò la sua malattia alle previsioni fatte da lei stessa. Il fratello di Suor Marta, Don Jan, accorse al suo capezzale. Don Jan era nato nel 1878, morto nel 1970 ed era sacerdote da pochi anni. Il trenta maggio le condizioni di Suor Marta peggiorarono ulteriormente. Una suora le disse che maggio stava finendo e lei era ancora viva, per scongiurare la fine. Suor Marta sorrise e precisò che mancavano solo poche ore alla morte. Suor Marta morì la sera del trenta maggio 1904. La notizia della morte di Suor Marta si diffuse rapidamente e molte persone volevano informazioni e desideravano vederla. La gravità della malattia impedì gli assembramenti intorno alla salma. Molti piansero la giovane vita stroncata e lodarono il suo gesto finale. Le autorità sanitarie disposero che la salma fosse portata attraverso la scala secondaria menzionata da Suor Marta. Per prudenza non fu permesso di portare la salma in parrocchia. Il corteo funebre si diresse direttamente al cimitero di Sniatyn e Don Jan presiedette le esequie. La salma fu tumulata accanto alla tomba di San Giovanni Nepomuceno. San Giovanni Nepomuceno era un sacerdote morto martire per aver mantenuto il sigillo sacramentale. Suor Marta era devotissima di San Giovanni Nepomuceno sin dalla fanciullezza. Alcuni giorni dopo le suore si accorsero che anche la scelta della tomba faceva parte delle profezie di Suor Marta.

La memoria e la beatificazione

Trascorsero cento anni caratterizzati da vicende politiche, guerre, spartizioni e germanizzazione. La Polonia visse periodi storici molto duri. Nel 1920 le Figlie della Carità dovettero lasciare molte attività al servizio dei poveri, compreso l'ospedale di Sniatyn. La tomba di Suor Marta fu inspiegabilmente sommersa di fiori nel corso del tempo. A Sniatyn pochissimi conoscevano l'identità della persona sepolta nel cimitero. La gente del luogo chiamava la defunta la Madre o la Monaca. La popolazione sapeva che la Madre aiutava tutti. Nella primavera del 1990 un gruppo di turisti polacchi arrivò a Sniatyn in cerca di una tomba del 1904 ed entrò nel cimitero. Alcune persone scoprirono una tomba con caratteristiche uniche rispetto alle altre. La tomba presentava fiori freschi, molti asciugamani ucraini ricamati sui bracci della croce e molte candele accese. Sulla pietra della tomba era inciso il nome di Suor Marta Anna Wiecka. La tomba scoperta era proprio quella che i visitatori stavano cercando. Una donna ucraina si avvicinò ai visitatori offrendo loro del cibo. La tradizione ucraina prevede di portare cibo sulle tombe affinché chi lo mangia si senta obbligato a pregare per il defunto. La donna ucraina chiese in cambio preghiere per suo figlio morto poche settimane prima. Un gruppetto di donne si radunò intorno ai visitatori. Una delle donne raccontò che suo figlio era stato condannato dalla legge pur essendo innocente. La stessa donna raccontò di aver percorso quattro chilometri in ginocchio per arrivare alla Madre affinché salvasse il figlio. La donna affermò che la Madre ha salvato suo figlio. Viene fatta una similitudine con la tomba di Suor Rosalia Rendu. Sia a Parigi che a Sniatyn arrivano migliaia di persone. Tutte le persone che arrivano hanno una particolare preghiera da rivolgere e un fiore da offrire. Suor Marta Anna Wiecka è stata beatificata il ventiquattro maggio 2008 a Leopoli, in Ucraina. La cerimonia di beatificazione è stata presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Il Cardinale Tarcisio Bertone era stato delegato a presiedere la cerimonia dal Santo Padre. Suor Marta Anna Wiecka è nata a Nowy Wiec, in Polonia, il dodici gennaio 1874 ed è morta a Sniatyn, in Polonia, il trenta maggio 1904.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Marta Maria Wiecka?

La memoria liturgica della Beata Marta Maria Wiecka si celebra il trenta maggio.