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10 marzo

Beato Elia del Soccorso (Mateo Elías Nieves del Castillo)

Sacerdote agostiniano, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la vocazione

Matteo Elia Nieves del Castillo nacque nell'Isola di San Pedro a Yuriria, in Messico, il 21 settembre 1882. I suoi genitori si chiamavano Ramón e Rita ed erano modesti agricoltori di profonda religiosità. La sua giovinezza fu segnata da prove materiali e fisiche che rallentarono il suo cammino verso la consacrazione religiosa. Dovette infatti ritardare il suo ingresso tra gli Agostiniani a causa di motivi di salute e della sua condizione di povertà. La perseveranza nella fede e il desiderio di servire il Signore lo sostennero fino al traguardo del presbiterato. Diventò sacerdote nel 1916 all'età di trentaquattro anni, pronto a spendere le sue energie per il bene delle anime. Dopo le prime esperienze pastorali, i superiori gli affidarono il vicariato alla Cañada de Caracheo. La Cañada de Caracheo era una borgata molto povera, isolata e priva di risorse materiali. Svolse lì la sua breve ma intensa vita di sacerdote, impegnandosi senza riserve per i suoi parrocchiani. Elargì conforto e speranza cristiana, condividendo direttamente i disagi e le sofferenze della gente semplice che gli era stata affidata. I parrocchiani impararono ad amarlo profondamente, trovando in lui un punto di riferimento sicuro e un padre premuroso.

Il contesto storico e la persecuzione

Il Messico stava vivendo uno dei momenti più tragici della sua storia contemporanea. Il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla dominazione spagnola nel 1822, ma non era mai riuscito a incamminarsi verso una vera unità nazionale. Le nazioni ricche fomentavano divisioni interne per interessi legati al petrolio e ad altre risorse del sottosuolo. I latifondisti e alcuni ecclesiastici di alto rango facevano da cassa di risonanza alle divisioni per difendere i loro antichi privilegi. Il clima contro i privilegiati era fortemente acceso e sfociava in forme di duro anticlericalismo. I sacerdoti che vivevano in mezzo alla gente povera facevano spesso le spese dell'anticlericalismo, pur non condividendo affatto i privilegi dei potenti. Mancavano un vero potere centrale, la sicurezza del diritto e la giustizia. Chiunque potesse arruolare gente e ammassare armi faceva la legge, mentre odi, rivalità e lotte incrociate esplodevano continuamente. Cresceva la paura che gruppi armati potessero arrivare nei centri sperduti delle campagne. Il governo aveva emanato da un paio d'anni disposizioni drastiche per impedire attività religiose non controllate dall'autorità civile. Le disposizioni governative in genere non venivano osservate strettamente nella vita quotidiana, ma permettevano e giustificavano gravi eccessi contro la religione. La vita religiosa continuava normalmente sebbene in un clima di grossi rischi e di costante tensione. Un gruppo armato arrivò a Cañada de Caracheo il 7 marzo 1928, gettando lo scompiglio nella comunità. Padre Elia, per prudenza, decise di nascondersi in una grotta tra i monti, vivendo temporaneamente come un eremita. Ciononostante, usciva regolarmente dalla grotta per dare cure religiose ai parrocchiani come se nulla fosse cambiato. Agiva con grande prudenza ma senza alcuna paura, guidato unicamente dal dovere pastorale. I parrocchiani amavano sempre di più il sacerdote, pur non comprendendo appieno le misure restrittive del governo. Un distaccamento di soldati arrivò in paese il 7 marzo alla ricerca di ladri di bestiame. I soldati decisero di pernottare nella chiesa parrocchiale a causa dell'ora tarda e della stanchezza. La gente si ribellò giustamente al tentativo di forzare le porte della chiesa e ne scaturì una sparatoria. I soldati chiesero rinforzi e un secondo distaccamento raggiunse il paese per domare la situazione.

L'arresto e il martirio

Il 9 marzo i soldati stanarono Padre Nieves che si trovava nascosto ed era travestito da contadino. Quando gli furono chieste le generalità, Padre Nieves dichiarò spontaneamente e senza esitazioni di essere sacerdote. Fu fatto prigioniero insieme a due giovani contadini, i fratelli Sierra, che generosamente cercavano di nasconderlo e proteggerlo. La mattina del 10 marzo i soldati e i prigionieri partirono verso la città di Cortazar. I fratelli Sierra furono fucilati lungo il cammino dopo che fu permesso al Padre di amministrare loro la confessione. Prima di essere fucilati, i fratelli Sierra gridarono con coraggio 'Viva Cristo Re!'. Il comandante fermò il drappello vicino a Cortazar e si rivolse a Padre Elia con evidente sarcasmo. Il comandante sfidò Padre Elia a dimostrare di saper morire bene come sapeva dir Messa. Il Padre rispose con serenità che morire per la religione è un sacrificio gradito a Dio. Il sacerdote chiese e ottenne mezz'ora di tempo per prepararsi al sacrificio, paragonando quel momento all'offertorio di una Messa. Padre Elia incoraggiò tutti i presenti dicendo di essere pronto e sereno. Quando furono spianati i fucili del plotone, il Padre ordinò di inginocchiarsi per benedirli in segno di perdono cristiano. Tutti i presenti si inginocchiarono, tranne il comandante. Il comandante rifiutò la benedizione dicendo sgarbatamente di volere solo la carabina. Il comandante sparò al cuore del Padre mentre questi aveva ancora la mano alzata per benedire i suoi carnefici. Padre Elia fece in tempo a gridare chiaramente 'Viva Cristo Re!'. Il suo sacrificio fu considerato dai fedeli un'offerta preziosa per la pacificazione del popolo. La gente iniziò subito a venerarlo come un santo martire. Il suo corpo fu tumulato in un'apoteosi di folla devota. La terra imbevuta del suo sangue fu conservata con cura come reliquia e il luogo della fucilazione divenne immediatamente un santuario di pellegrinaggio. Fu solennemente beatificato il 12 ottobre 1997, coronando la memoria di questo sacerdote agostiniano fedele fino al sangue.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Elia del Soccorso?

Si festeggia il 10 marzo, giorno della sua nascita al cielo.

Vicino alla città di Cortázar in Messico, beato Elia del Soccorso (Matteo Elia) Nieves del Castillo, sacerdote dell’Ordine dei Frati di Sant’Agostino e martire, che, mentre infuriava la persecuzione, fu arrestato perché esercitava di nascosto il suo ministero e morì fucilato in odio al sacerdozio. — Martirologio Romano