San Macario visse durante il quarto secolo e guidò come vescovo la comunità di Gerusalemme dal 313 fino alla sua morte, avvenuta nel 334. Il suo nome stesso significa felice o beato, e la sua figura si staglia in un momento di fondamentale svolta storica per la Chiesa, segnato dal passaggio dalle persecuzioni imperiali alla pace costantiniana. Buona parte della sua vita e le sue origini familiari rimangono avvolte nel silenzio, ma il suo episcopato lasciò un segno indelebile nella custodia e nella riscoperta dei luoghi santi della fede cristiana.
Il vescovo Macario è ricordato soprattutto per il suo ruolo determinante nella restituzione alla luce del Calvario e del Sepolcro di Gesù, attraverso la demolizione del Campidoglio romano e la costruzione della basilica della Risurrezione. Inoltre, la sua incrollabile difesa della retta dottrina lo condusse a prendere parte al Concilio di Nicea nel 325, dove contribuì in modo decisivo alla formulazione del Simbolo della fede. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica e l'esemplare dedizione alla verità.
San Simplicio, originario di Tivoli, esercitò il ministero pontificio dal 468 al 483, guidando la Chiesa in un periodo profondamente tormentato per la vita civile e religiosa dello Stato. Durante il suo pontificato, segnato dalle invasioni dei barbari in Italia e nell'Urbe, il papa seppe confortare gli afflitti, incoraggiare l'unità della Chiesa e rinsaldare la fede dei credenti tra innumerevoli difficoltà. La sua figura è legata alla difesa della dottrina ortodossa contro le lacerazioni delle eresie e alla cura materiale e spirituale della città di Roma.
Oltre al governo spirituale, San Simplicio si rese benemerito per aver restaurato e dedicato importanti chiese romane, tra cui Santo Stefano Rotondo e Santa Bibiana, ordinando inoltre che venissero salvati dalla distruzione i mosaici pagani della chiesa di Sant'Andrea. Le sue reliquie si venerano oggi a Tivoli, mentre il Martirologio ricorda il santo papa presso San Pietro a Roma, custodendone la memoria nella preghiera della comunità cristiana.
San Drottoveo visse nel sesto secolo, venendo alla luce intorno all anno 530. Egli compì il suo percorso di formazione alla scuola di san Germano, allora abate di san Sinforiano ad Autun. Quando san Germano fu nominato vescovo di Parigi, condusse con sé il suo discepolo Drottoveo, introducendolo nel cuore della vita ecclesiale e monastica della regione. Alla morte del re Childeberto avvenuta nel 558, Germano procedette alla dedicazione della chiesa fatta costruire dal sovrano per conservare la preziosa stola del martire spagnolo san Vincenzo. Germano affidò la custodia della sacra chiesa a una comunità monastica e ne diede la direzione proprio a Drottoveo. Questo monastero, diretto dal santo abate, è identificato con ogni probabilità con quello della Santa Croce e di San Vincenzo, che in seguito prese il nome di Saint-Germain-des-Prés. Durante il ventennio di governo di Drottoveo, il monastero conobbe un grande sviluppo e acquistò una straordinaria rinomanza spirituale e materiale.
San Drottoveo concluse la sua esistenza terrena verso l anno 580, spegnendosi in chiara fama di santità. Il suo corpo fu amorevolmente sepolto nella chiesa abbaziale. La venerazione generale che lo aveva accompagnato in vita continuò anche dopo la sua morte, trasformandosi ben presto in un autentico culto liturgico. Le notizie più antiche sul santo abate sono state tramandate dal suo contemporaneo Venanzio Fortunato, che gli dedicò il capitolo undicesimo del libro nono dei suoi Carmina, chiamandolo padre d amore e uomo venerabile. Una successiva Vita antica andò purtroppo perduta a causa delle scorrerie dei Normanni, che incendiarono ripetutamente il monastero parigino di San Vincenzo negli anni 845 e 857. In seguito, Gislemaro, figura presente nelle liste dei monaci tra l anno 841 e l anno 847, scrisse una nuova Vita di Drottoveo, raccogliendo quanto si tramandava nel santo monastero. La memoria di san Drottoveo è giunta fino a noi attraverso i secoli, inserita nei Propri di Parigi e di Autun e celebrata stabilmente nel Martirologio.
San Giovanni Ogilvie nacque nel 1579 a Drum, in Scozia, e visse nel corso del diciassettesimo secolo. Cresciuto in una famiglia che aveva aderito alla Chiesa presbiteriana, compì una profonda conversione al cattolicesimo in età giovanile, per poi intraprendere un lungo percorso di studi e formazione in diversi paesi d'Europa. Entrato nella Compagnia di Gesù e ordinato sacerdote a Parigi, maturò il fermo desiderio di tornare nella sua terra natale per sostenere la minoranza cattolica perseguitata. Sbarcato clandestinamente in Scozia nell'autunno del 1613, svolse un intenso apostolato fatto di Messe nascoste, visite ai prigionieri e predicazione coraggiosa, incurante del grave pericolo che correva.
La sua attività missionaria durò appena un anno, interrotta dall'arresto avvenuto a Glasgow nel 1614 per denuncia. Subì mesi di rigida reclusione, pesanti catene e dolorose torture, rimanendo fermo nella propria fede e nella difesa della libertà religiosa di fronte ai giudici. Condannato a morte dal tribunale di Glasgow, ricevette la palma del martirio mediante impiccagione pubblica il 10 marzo 1615 nella piazza del mercato. La Chiesa cattolica ne riconobbe la santità attraverso la beatificazione e la successiva canonizzazione celebrata il 17 ottobre 1976 da papa Paolo VI, il quale ne indicò la figura come luminosa testimonianza di fedeltà e di difesa della coscienza.
Sant'Attala nacque nel settimo secolo in Borgogna da una nobile famiglia e ricevette un'accurata educazione, venendo affidato dal padre e dai parenti ad Aredio, vescovo di Gap nel Delfinato. Spinto dal desiderio di una vita spirituale più rigorosa, il giovane fuggì per cercare una via di più stretta adesione al Vangelo. Si rifugiò dapprima nel monastero di Lérins e in seguito a Luxeuil, fondato da San Colombano, dove trovò l'austerità desiderata e si pose sotto la saggia guida del fondatore. Condividendo il destino di San Colombano, bandito dalla Francia per aver denunciato i vizi del re Teodorico d'Austrasia, Sant'Attala lo seguì in Lombardia insieme ad altri compagni. Qui, su un terreno donato dal re longobardo Agilulfo, marito della regina Teodolinda, diedero vita alla comunità di Bobbio, dove Sant'Attala succedette a San Colombano come abate a partire dall'anno 615, guidando la comunità fino alla sua morte, avvenuta nel 627.
Il santo abate è ricordato per la sua ferma difesa della fede ortodossa contro l'arianesimo e per il governo saggio e temperato del monastero di Bobbio, dove seppe gestire le tensioni con i monaci ribelli e contrastare gli eretici con coraggio e discernimento. L'agiografo Giona di Susa ce lo tramanda come uomo di grande fervore, caritatevole verso i poveri e i pellegrini, capace di unire una rigorosa disciplina a una profonda benevolenza. La tradizione ne custodisce la memoria liturgica il dieci marzo, giorno in cui la Chiesa ne celebra il transito e la fedeltà alla regola monastica, ricordando la sua sepoltura accanto a San Colombano nella cripta di Bobbio.
Santa Maria Eugenia di Gesù, al secolo Anna Milleret de Brou, nacque a Metz, in Francia, il venticinque agosto 1817 ed è ricordata come la fondatrice della Congregazione delle Religiose dell'Assunzione. Vissuta nel diciannovesimo secolo, guidò il suo istituto con straordinaria dedizione fino alla morte, sopraggiunta il dieci marzo 1898 ad Auteuil, a Parigi. La sua opera fu interamente votata all'educazione cristiana delle giovani fanciulle, unendo mirabilmente la vita contemplativa all'impegno apostolico nel mondo.
La sua memoria liturgica si celebra il dieci marzo. Riconosciuta nella sua santità dalla Chiesa, fu beatificata da papa Paolo VI il nove febbraio 1975 e successivamente canonizzata da papa Benedetto XVI il tre giugno 2007. La sua eredità spirituale continua a vivere attraverso le numerose comunità sparse nel mondo, che perpetuano il suo ideale di formazione intellettuale e spirituale.
Il Beato Elia del Soccorso, al secolo Matteo Elia Nieves del Castillo, nacque nell'Isola di San Pedro a Yuriria, nello stato di Guanajuato in Messico, il 21 settembre 1882. Proveniente da una modesta famiglia di agricoltori di profonda religiosità, segnata dai genitori Ramón e Rita, dovette ritardare il suo ingresso tra gli Agostiniani a causa di motivi di salute e della sua condizione di povertà. Riuscì infine a coronare la sua vocazione diventando sacerdote nel 1916 all'età di trentaquattro anni. Dopo le prime esperienze pastorali, gli fu affidato il vicariato alla Cañada de Caracheo, una borgata molto povera dove spese la sua breve ma intensa vita di pastore. Il Messico stava attraversando uno dei periodi più difficili e drammatici della sua storia istituzionale e sociale, segnato da profonde divisioni interne e da un aspro anticlericalismo. In questo contesto di persecuzione e di rischio costante, il sacerdote agostiniano non abbandonò il suo gregge, esercitando il proprio ministero in clandestinità fino al supremo sacrificio della vita. Fu arrestato e fucilato in odio al sacerdozio a Cortazar il 10 marzo 1928, offrendo la sua esistenza come testimonianza di fede e come offerta per la pacificazione del popolo.
La memoria liturgica del martire si celebra il 10 marzo, giorno della sua nascita al cielo. Il suo luminoso sacrificio e la sua dedizione incondizionata ai parrocchiani hanno lasciato un segno indelebile nel cuore dei fedeli, che fin dal momento della sua morte lo hanno venerato come un santo. La terra imbevuta del suo sangue fu gelosamente conservata come reliquia e il luogo della sua fucilazione divenne immediatamente un santuario di preghiera. La Chiesa cattolica ha riconosciuto ufficialmente la sua testimonianza di fede elevandolo agli altari con la solenne beatificazione avvenuta il 12 ottobre 1997. La sua figura resta un punto di riferimento spirituale per tutti coloro che affrontano le difficoltà della vita con la speranza cristiana.
Il Beato Giovanni Delle Celle, nato a Firenze nel quattordicesimo secolo con il nome di famiglia Giovanni da Catignano, visse un cammino di fede segnato da profonde cadute e da una straordinaria rinascita spirituale. Entrato giovane tra i monaci di Vallombrosa, un ordine che prende il nome dal luogo presso Firenze e che fu fondato nel 1051 da san Giovanni Gualberto, il religioso si fece presto notare per ingegno, amore per lo studio e carattere turbolento. Queste virtù e difetti lo portarono dapprima alla guida del monastero fiorentino di Santa Trinità e poi a una grave degradazione. La sua colpa non è nota con precisione, ma pare fosse legata a una donna ed era considerata molto grave, al punto che l'ex abate fu chiuso dentro una torre per un anno intero. Trascorso questo tempo di dura prova, i suoi monaci avrebbero voluto riaverlo come abate, ma egli scelse la via della radicale penitenza.
Ritiratosi in solitudine a Vallombrosa, non dentro lo storico monastero, scelse come casa per sempre la cella di un vicino romitorio e decise di punirsi ulteriormente facendosi segregato a vita. A causa di questa scelta cambiò nome ed è chiamato da tutti Giovanni delle Celle. Dalla sua solitudine, vissuta pregando, studiando e scrivendo nella sua cella per un quarantennio, divenne guida spirituale per uomini e donne attraverso la scrittura. Egli mantenne intensi contatti epistolari con la vita politica e religiosa del suo tempo, soprattutto di Firenze, e fu ammiratore e amico di Caterina da Siena. Si spense nella sua cella in un anno imprecisato tra il 1394 e il 1396, e poco dopo la sua morte l'Ordine Vallombrosano iniziò a venerarlo come beato.
I Santi Caio ed Alessandro sono figure luminose che emergono dal terzo secolo cristiano, testimoni di una fede integra e risoluta nella regione della Frigia. Originari di Eumenia, questi martiri hanno legato il loro nome alla città di Apamea del Meandro, dove il loro cammino terreno si è concluso con l'estremo sacrificio. La loro memoria è giunta fino a noi come un esempio di fedeltà alla dottrina autentica, in un tempo segnato da profonde divisioni e dalla diffusione di correnti che minacciavano l'unità della Chiesa primitiva.
Il ricordo di Caio ed Alessandro è legato in modo indissolubile alla loro ferma opposizione all'eresia montanista. Imprigionati insieme ai seguaci di tale dottrina, essi scelsero di non piegarsi e di non associarsi a un insegnamento che la comunità cristiana dell'epoca non riconosceva come conforme al Vangelo. La loro testimonianza non è soltanto un atto di coraggio individuale, ma rappresenta la custodia della verità evangelica contro ogni forma di deviazione. Celebrare il loro martirio significa oggi rinnovare l'impegno a discernere con sapienza il cammino della fede, rimanendo saldi nel vincolo dell'unità ecclesiale.
Il Beato Marie Jean Joseph Lataste, battezzato con il nome di Alcide, nacque a Cadillac-sur-Garonne, in Francia, nel 1832, da una famiglia agiata e segnata dalla distanza del padre dalla vita di fede. Sacerdote dell'Ordine dei Domenicani, visse una giovinezza segnata da incertezze, lutti dolorosi e un profondo impegno caritativo, prima di trovare la sua definitiva chiamata nella dedizione totale a Dio e agli ultimi.
Egli è particolarmente ricordato per aver fondato la congregazione delle Domenicane di Betania, aprendo le porte della vita religiosa a donne segnate dal carcere e dal disordine morale senza alcuna discriminazione rispetto a quelle provenienti da una vita retta. Testimone instancabile della misericordia divina, si spense giovanissimo nel 1869 e fu beatificato il 3 giugno 2012.
In Africa, commemorazione di san Vittore, martire: su di lui, nel giorno della sua festa, sant’Agostino tenne al popolo una omelia.
Sant' Emiliano di Lagny
Abate
San Blancardo
Vescovo
Dal Martirologio Romano
Nello stesso giorno, commemorazione di san Macario, vescovo di Gerusalemme, per esortazione del quale i luoghi santi furono riportati alla luce da Costantino il Grande e da sua madre sant’Elena e nobilitati con la costruzione di sacre basiliche. — Martirologio Romano