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10 marzo

Beato Giovanni Delle Celle

Abate

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalla cattedra alla torre

Nato a Firenze nel 1310 con il nome di Giovanni da Catignano, il futuro beato scelse in giovinezza la vita monastica entrando tra i religiosi di Vallombrosa. L'Ordine di Vallombrosa prende il nome dal luogo presso Firenze ed era stato fondato nel 1051 da san Giovanni Gualberto. Dotato di vivace intelligenza, grande amore per lo studio ma anche di un temperamento turbolento, Giovanni seppe farsi notare all'interno della comunità. Tale combinazione di virtù e difetti lo condusse prima al vertice, come abate del monastero fiorentino di Santa Trinità, e poi a una severa condanna. Il personaggio era un abate degradato proprio in quel monastero fiorentino. La sua colpa non è nota con precisione, ma pare fosse legata a una donna. Tale trasgressione fu giudicata molto grave dai superiori. Dopo la degradazione, l'ex abate fu chiuso dentro una torre per un anno intero, espiando in isolamento la propria colpa.

La conversione e la cella

Terminato l'anno di prigionia nella torre, i suoi monaci avrebbero voluto riaverlo come abate, riconoscendone il valore e l'autorità spirituale. Egli invece si ritirò in solitudine a Vallombrosa, non dentro lo storico monastero, cercando una via di purificazione più radicale. La cella di un vicino romitorio divenne la sua casa per sempre. Decise di punirsi ulteriormente facendosi segregato a vita, rinunciando per sempre al mondo e ai suoi onori. A causa della sua scelta cambiò nome ed è chiamato da tutti Giovanni delle Celle. Rimase nella sua cella senza mai venire meno alla segregazione perpetua che si era inflitto. Pregava, studiava e scrivendo passò un quarantennio all'interno di quel piccolo spazio. Dalla sua solitudine divenne guida spirituale per uomini e donne attraverso la scrittura, indirizzando le sue parole ai reggitori di Firenze, a laici, a chierici, a uomini e a donne, e scrivendo persino a chi aveva perduto un figlio o all'abate di Santa Trinità che aveva preso il suo posto dopo la degradazione.

Il dialogo con il mondo e la difesa della fede

Nonostante la rigorosa clausura, viveva lontano da tutto ma manteneva contatti epistolari con la vita politica e religiosa del suo tempo, soprattutto di Firenze. Conosceva a fondo i grandi scrittori della classicità latina ed erano familiari anche gli scrittori italiani del suo secolo, Dante e Petrarca. Si guadagnò fama letteraria di prosatore vivo e forte secondo il giudizio di don Giuseppe De Luca. Fu ammiratore e amico di Caterina da Siena. Difese energicamente Caterina da Siena contro il frate Ruffino che l'aveva accusata di eresia, scrivendo a frate Ruffino per confutare le sue accuse. Giovanni aveva sostenuto vigorosamente Caterina quando lottava per far cessare la residenza dei papi in Avignone. Nel 1378 alcuni cardinali contrapposero a papa Urbano VI l'antipapa Clemente VII, identificato come Roberto di Ginevra. Papa Urbano VI corrisponde a Bartolomeo Prignano. Caterina scrisse a Giovanni chiedendogli calorosamente di intervenire a sostegno di papa Urbano VI, sollecitandolo a parlare con gli amici influenti affinché sovvenissero al Padre loro e mantenessero le promesse. Diede ascolto a Caterina battendosi con gli scritti in favore di papa Urbano, soprattutto con i governanti fiorentini. Ricevette nella sua cella la notizia della morte di Caterina avvenuta nel 1380, un dolore profondo che segnò gli ultimi anni della sua esistenza, prima che egli stesso si spenseri nella sua cella in un anno imprecisato tra il 1394 e il 1396. Poco dopo la sua morte, l'Ordine Vallombrosano iniziò a venerarlo come beato.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Giovanni Delle Celle?

La sua memoria liturgica si celebra il 10 marzo.