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10 marzo

San Giovanni Ogilvie

Sacerdote gesuita, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la conversione

Giovanni Ogilvie, noto anche come Ogilby, nacque nel 1579 a Drum, in Scozia, precisamente nella zona di Keith. La famiglia Ogilvie, a metà del Cinquecento, aveva abbandonato l'antica fede cattolica aderendo alla Chiesa presbiteriana del regno di Scozia, la quale era ispirata a Giovanni Calvino ed era stata fondata da Giovanni Knox. A sua volta, la Chiesa anglicana era nata precedentemente con il re Enrico VIII in Inghilterra. Non si sa nulla con certezza di Giovanni Ogilvie prima del mille cinquecento novantatré. Nel 1593, all'età di soli quattordici anni, egli fu inviato sul Continente europeo per studiare, secondo l'usanza comune tra le famiglie facoltose della Gran Bretagna dell'epoca. Fu proprio durante questi anni di formazione che il giovane compì la sua conversione al cattolicesimo, maturando questa scelta fondamentale intorno all'età di quindici anni. In seguito a tale passaggio spirituale, entrò nel Collegio scozzese di Douai, situato nel Nord della Francia. In terra francese ebbe modo di stringere amicizia con numerosi giovani inglesi e scozzesi di fede cattolica, alcuni dei quali si preparavano fervorosamente al sacerdozio con l'intento di tornare clandestinamente in Gran Bretagna per sostenere le minoranze cattoliche oppresse.

Nel corso del 1595, il giovane studente si trasferì a Lovanio, in Belgio. In questa nuova tappa fu affidato alla saggia guida spirituale di padre Cornelio a Lapide. L'anno 1598 segnò un ulteriore spostamento, poiché lasciò Lovanio per proseguire gli studi a Ratisbona, in Germania, ospite nel Collegio dei benedettini scozzesi. Successivamente, studiò presso i gesuiti ad Olmütz. Fu proprio ad Olmütz che egli avvertì chiaramente la chiamata di Dio allo stato religioso, chiedendo e ottenendo di essere ammesso al noviziato della Compagnia di Gesù. Entrò nel noviziato gesuita di Brno, in Moravia, il 24 dicembre 1599, all'età di vent'anni. Trascorsi molti anni nello studio della sacra teologia, visse a lungo esule per i vari regni d'Europa. Nel 1607 si trovava a Vienna in qualità di docente di sacra eloquenza, un compito che mantenne con dedizione per due anni. Nel biennio successivo fece ritorno a Olmütz per approfondire ulteriormente gli studi teologici. Infine, coronando il suo cammino di preparazione, fu consacrato sacerdote a Parigi nel 1610, all'età di trentuno anni. Dopo la consacrazione sacerdotale, fu inizialmente destinato a svolgere il proprio servizio a Rouen, in Francia, sebbene fin dai tempi di Lovanio il suo desiderio più profondo fosse quello di fare ritorno in Scozia per lavorare nelle missioni cattoliche.

Il ritorno in patria e l'apostolato clandestino

Fin dal momento della sua ordinazione, il sacerdote sperava ardentemente di poter ritornare nella sua patria, ma l'obbedienza lo aveva inizialmente condotto a Rouen. Si rivolse quindi con insistenza al generale della Compagnia di Gesù, padre Claudio Acquaviva, affinché esaudisse il suo desiderio. Dopo più di due anni di richieste rivolte ai superiori, la sua supplica fu finalmente accolta. La Scozia, in quel periodo storico, era governata da Giacomo I Stuart, il quale regnava anche sull'Inghilterra ed era il successore di Elisabetta I. Proprio Elisabetta I aveva fatto decapitare in passato la madre di Giacomo I, la regina Maria Stuarda. In tutta la Gran Bretagna era in corso una feroce persecuzione anticattolica legata alla Riforma anglicana. La persecuzione in quegli anni era fermamente sostenuta dal re Giacomo I Stuart, vissuto tra il 1566 e il 1625. Va comunque ricordato che in Scozia la persecuzione, pur mantenendo la stessa intensità nelle restrizioni e nelle sofferenze inflitte ai credenti, fece pochissime vittime rispetto ad altri luoghi. Nell'autunno del 1613, il sacerdote poté finalmente partire e sbarcare a Leith, un sobborgo di Edimburgo. Egli sbarcò così nell'autunno del 1613 nel regno di Scozia, facendo ritorno nella sua terra natale dopo ben ventidue anni di assenza. Per superare i controlli ed entrare in sicurezza, utilizzò la falsa identità di capitano Watson, imbarcandosi travestito e con falso nome.

Una volta giunto a Edimburgo, trovò immediatamente chi lo ospitava e si affidò alla protezione di Guglielmo Sinclair, avvocato al Parlamento e fervente cattolico. La sua attività clandestina si svolse con straordinario coraggio e durò appena un anno. Si sposta continuamente in giro travestito, cercando ogni possibile occasione per colloqui e incoraggiamenti spirituali. Svolse l'apostolato missionario ad Edimburgo e si spinse anche in altre località come Londra e Glasgow. Celebrava clandestinamente sante Messe che divennero molto frequentate dai fedeli, i quali venivano rianimati dalla sua presenza e dal suo linguaggio di compatriota. Predicava con fervore ai tanti cattolici che meditavano con profondo interesse la sua parola. Con abnegazione instancabile, cercava ostinatamente i peccatori per rianimarli uno per uno. Sotto mentite spoglie e con grande rischio personale, riusciva talvolta a penetrare nelle prigioni per confortare i molti cattolici che vi erano rinchiusi a causa della loro fede. Questa intensa opera pastorale si concluse inevitabilmente con la scoperta della sua presenza e la conseguente cattura.

L'arresto, il processo e il martirio

L'attività missionaria del sacerdote fu interrotta quando fu arrestato a Glasgow il 4 ottobre 1614. L'arresto avvenne a seguito della denuncia presentata da Adam Boyd all'arcivescovo protestante. Subito dopo la cattura, fu incarcerato e rimase recluso e severamente incatenato dall'autunno del 1614 fino alla primavera dell'anno successivo. Durante i quattro mesi di detenzione, subì dolorosissime torture e rimase costantemente legato da stretti ferri che gli consentivano pochissimi movimenti. La sua predicazione clandestina e le Messe segrete celebrate in patria furono considerate dai giudici come un grave tradimento e un attentato diretto contro l'autorità del re. Re Giacomo I in verità non amava comportarsi da repressore spietato, ma pesavano sul clima politico gli eventi del passato. Nel 1605 si era infatti verificata a Londra la celebre congiura delle polveri, un attentato ordito da un gruppo di cattolici e sventato soltanto all'ultimo momento. Tale piano sanguinario prevedeva un'enorme esplosione per uccidere il re e tutti i membri del Parlamento riuniti, e la colpa di quei pochi congiurati continuava a ispirare grande severità nelle autorità regie.

Il prigioniero comparve davanti ai giudici scozzesi per ben cinque volte tra il 1614 e il 1615. Di queste drammatiche vicenze giudiziarie esistono due resoconti molto dettagliati: uno fu redatto dallo stesso Giovanni Ogilvie e successivamente completato dai suoi compagni di prigionia, mentre l'altro è costituito dalla relazione ufficiale inglese scritta dall'arcivescovo protestante Spottiswood subito dopo il supplizio. Il 10 marzo 1615 il sacerdote fu infine dichiarato reo di lesa maestà dal tribunale di Glasgow e condannato a morte mediante impiccagione. La sentenza fu eseguita nel pomeriggio dello stesso giorno, il 10 marzo 1615, sulla forca innalzata al centro della città nel crocevia noto come Glasgow Cross, dove ricevette sul patibolo la palma del martirio. Per disposizione delle autorità, gli fu tuttavia risparmiato lo scempio dello squartamento dopo morto, contrariamente a quanto accadeva ad altri condannati. Il suo corpo fu subito sepolto nel cimitero dei condannati, tra le fosse di altri giustiziati, e dei suoi resti non si seppe più nulla, poiché il suo corpo non fu mai più ritrovato.

Il culto e la canonizzazione

La memoria del sacrificio di Giovanni Ogilvie rimase viva nel tempo, aprendo la strada al riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa cattolica. La causa di beatificazione fu inizialmente associata nel 1922 a quelle di numerosi martiri inglesi che avevano affrontato la persecuzione in Gran Bretagna. Tuttavia, l'episcopato, il clero e i fedeli cattolici scozzesi richiesero con forza un trattamento separato, ritenuto più consono alla gloria della Chiesa di Scozia. Tale istanza fu accolta, e il sacerdote gesuita fu solennemente beatificato il 22 novembre 1929 da papa Pio XI. Successivamente, il cammino del riconoscimento culminò nella canonizzazione, celebrata il 17 ottobre 1976 da papa Paolo VI. Durante la cerimonia, papa Paolo VI ha affermato che bisognerebbe conoscere meglio questo coraggioso scozzese per la sua strenua difesa della libertà religiosa, indicandolo come un modello sempre attuale per i credenti di ogni epoca.

Tornato di nascosto nella sua terra d'origine per dedicarsi con somma diligenza alla cura pastorale dei suoi concittadini, egli ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Chiesa scozzese. La sua testimonianza di pastore zelante, che non esitò a sacrificare la propria vita per la fedeltà al Vangelo e alla comunione con la Sede Apostolica, continua a ispirare i fedeli. La Chiesa cattolica ne celebra la memoria liturgica ogni anno nel giorno della sua nascita al cielo, rinnovando la gratitudine per il dono di questo martire della fede. La sua figura resta un punto di riferimento luminoso per la comprensione delle difficoltà affrontate dai cattolici durante le persecuzioni e per la valorizzazione della testimonianza cristiana vissuta senza compromessi.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giovanni Ogilvie?

La festa liturgica di San Giovanni Ogilvie è fissata al 10 marzo.

A Glasgow in Scozia, san Giovanni Olgivie, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire: trascorsi molti anni nello studio della sacra teologia esule per i regni di Europa, ordinato sacerdote, tornò di nascosto in patria, dove con somma diligenza si dedicò alla cura pastorale dei suoi concittadini, finché, messo in prigione sotto il re Giacomo VI e condannato a morte, ricevette sul patibolo la gloriosa palma del martirio. — Martirologio Romano