10 marzo
Sant' Attala
Abate di Bobbio
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e il cammino monastico
Sant'Attala era originario della Borgogna e nacque da una nobile famiglia. Per la sua educazione fu affidato ad Aredio, vescovo di Gap nel Delfinato. Desiderando uno stile di vita più rigido, Attala fuggì e si rifugiò per qualche tempo nel monastero di Lérins. Non soddisfatto di Lérins, decise di trasferirsi a Luxeuil, monastero fondato da San Colombano. A Luxeuil trovò l'austerità desiderata e si pose sotto la guida di San Colombano. Colombano fu bandito dalla Francia per aver rinfacciato i vizi del re Teodorico d'Austrasia. Colombano portò con sé in Lombardia alcuni compagni, tra cui Attala. Si stabilirono a Bobbio su un terreno donato dal re longobardo Agilulfo, marito della regina Teodolinda. All'epoca del trasferimento Colombano aveva circa settant'anni e sopravvisse solo un anno dopo l'arrivo a Bobbio. Buona parte del merito nella fondazione del monastero di Bobbio spetta a Sant'Attala, il quale succedette a Colombano come abate a partire dall'anno 615.
Il governo spirituale e le virtù
Venuta meno l'autorità carismatica del fondatore, alcuni monaci fecero obiezioni all'austerità della vita comunitaria. Attala non si lasciò condizionare e lasciò andare gli insoddisfatti. Alcuni dei monaci insoddisfatti fecero ritorno ed egli li accolse con affetto e benevolenza. L'agiografo Giona di Susa lo descrive come uomo benevoluto da tutti, di grande fervore e con carità per i poveri e i pellegrini. Giona di Susa attesta che Attala sapeva tenere testa agli orgogliosi ed era umile con i più umili. Secondo il suo agiografo, non si lasciava zittire con le persone intelligenti e sapeva parlare dei segreti di Dio con i semplici. Viene descritto come saggio di fronte a problemi spinosi, fermo se contestato dagli eretici, forte nelle avversità e disciplinato nei periodi favorevoli. Era sempre temperato e discreto, mostrando amore e rispetto per i subalterni e saggezza per i discepoli. Giona di Susa ricorda che in sua presenza nessuno poteva essere smodatamente triste o felice. Attala si trovò a combattere l'arianesimo diffuso nei dintorni di Milano, analogamente a San Colombano.
La malattia e il transito
Attala si ammalò gravemente e chiese di essere disteso fuori dalla cella, vicino a una croce che toccava entrando e uscendo, e di essere lasciato solo. Un monaco rimasto nei paraggi testimoniò che il santo morente pregò con fervore e visse una visione del paradiso durata diverse ore. Fu riportato nella sua cella e morì il giorno seguente nel 627. Sant'Attala fu sepolto a fianco di San Colombano. Pochi anni dopo, anche San Bertolfo, loro successore, fu sepolto nella stessa tomba condividendone il culto. Il Martirologio attesta il suo passaggio a Lérins e a Luxeuil, dove succedette a San Colombano, distinguendosi per zelo e virtù del discernimento. Nel Martirologio è ricordato nel monastero di Bobbio in Emilia come abate e cultore della vita cenobitica.
Il cammino monastico
La vicenda biografica di Sant' Attala si intreccia profondamente con la storia del monachesimo europeo. Formatosi inizialmente in Borgogna sotto la guida del vescovo Aredio, egli sentì presto il richiamo di una vita consacrata più rigorosa e solitaria. Il suo percorso lo condusse dapprima tra le mura di Lérins e successivamente a Luxeuil, luoghi dove la disciplina e la preghiera costituivano il respiro quotidiano dei confratelli. In questi centri di spiritualità ebbe l'opportunità di incontrare San Colombano, del quale divenne fedele discepolo e compagno di viaggio.
Quando il maestro decise di lasciare le terre franche per intraprendere il viaggio verso l'Italia, Attala scelse di seguirlo, condividendo le incertezze e le speranze di quella missione che portò alla nascita dell'abbazia di Bobbio. Tale monastero, divenuto rapidamente un faro di cultura e di fede, divenne la sua dimora definitiva. Alla morte di San Colombano, Attala fu chiamato a succedergli nella guida della comunità monastica. Per dodici anni, dal seicentoquindici al seicentoventisette, egli esercitò il ministero di abate con spirito di servizio, curando non soltanto la disciplina interna del monastero, ma facendosi anche attento custode della retta dottrina. In un tempo segnato da divisioni teologiche, egli si fece promotore della fede cattolica, opponendosi con vigore all'arianesimo che trovava sostenitori nei territori milanesi. La sua esistenza si concluse con serenità; la narrazione del tempo ci tramanda che egli accolse la fine della vita terrena dopo aver goduto di una visione celestiale, testimonianza di un cuore che aveva sempre guardato con speranza verso l'eterno.
Il culto e la memoria
La memoria di Sant' Attala rimane viva nel tempo come esempio di fedeltà alla regola e di dedizione alla Chiesa. Il martirologio lo ricorda con venerazione nel suo ruolo di abate del monastero di Bobbio, il luogo che egli contribuì a edificare con la preghiera e il lavoro. La sua figura è celebrata il dieci marzo, data in cui la comunità cristiana ne fa memoria, rinnovando la gratitudine per il suo operato di guida spirituale. La sua vita, trascorsa nel silenzio dei chiostri e nell'azione pastorale, continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni epoca come testimonianza di una fede vissuta con coerenza, umiltà e profonda dedizione al servizio del prossimo e di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Attala?
La memoria liturgica di Sant'Attala si celebra il dieci marzo, data in cui viene ricordato nel monastero di Bobbio.
Nel monastero di Bobbio in Emilia, sant’Attala, abate, che, cultore di vita cenobitica, si ritirò dapprima nel monastero di Lérins e poi in quello di Luxeuil, nel quale succedette a san Colombano, distinguendosi in particolare per lo zelo e la virtù del discernimento. — Martirologio Romano