10 marzo
San Macario di Gerusalemme
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto storico e le origini
Il nome Macario significa felice o beato, ma la famiglia e il luogo di origine di questo pastore sono totalmente ignoti, così come buona parte della sua vita personale precedente al ministero episcopale. San Macario è noto nella storia della Chiesa come vescovo di Gerusalemme, guidando la sede episcopale dal 313 al 334, in un periodo cruciale del quarto secolo. All'epoca di Macario la città di Gerusalemme non esisteva più nella sua forma originaria, poiché nel 70 il futuro imperatore Tito aveva distrutto il Tempio dopo aver represso un'insurrezione antiromana. Gerusalemme era ritenuta città santa dagli Ebrei in quanto luogo dell'unico Tempio dedicato all'unico Dio, ed era considerata città santa dai cristiani in quanto luogo della crocifissione e della risurrezione di Gesù Cristo. Le distruzioni proseguirono nel tempo, e nel 135, sotto l'imperatore Adriano, la città fu rasa al suolo a seguito di un'altra rivolta. La città perse il proprio nome e sulle sue rovine sorse la colonia romana di Aelia Capitolina, dove fu edificato un Campidoglio proprio sul luogo della sepoltura di Gesù.
La pace costantiniana e la riscoperta dei luoghi santi
San Macario visse il suo episcopato in un momento storico importantissimo, segnato da radicali trasformazioni politiche e religiose. L'imperatore Galerio ordinò e poi revocò l'ultima persecuzione anticristiana tra il 305 e il 311, ponendo fine a un'epoca di sofferenze per i credenti. Subito dopo, i successori di Galerio, Costantino e Licinio, concessero ai cristiani la piena libertà di fede, di culto e di costruzione di chiese. Questo storico editto diede inizio alla pace costantiniana estesa a tutto l'Impero e in particolare alla città di Gerusalemme. In questo nuovo clima, a Gerusalemme san Macario si attivò immediatamente per valorizzare i luoghi santi della Passione e della Risurrezione. Il vescovo ottenne dall'imperatore il consenso per abbattere il Campidoglio romano che occupava l'area sacra. La demolizione permise di riportare alla luce l'area del Calvario e del Sepolcro, e sul luogo ritrovato fu edificata successivamente la grandiosa basilica della Risurrezione. Negli stessi anni, Elena, l'anziana madre di Costantino, si recò in pellegrinaggio sul luogo prima di una lunga serie di pellegrini che avrebbero continuato a visitare la terra di Gesù. Secondo la tradizione agiografica, i luoghi santi furono riportati alla luce da Costantino e da sua madre sant'Elena proprio su esortazione di Macario, e tali luoghi furono nobilissimi per la costruzione di sacre basiliche.
La difesa della fede e il Concilio di Nicea
Negli stessi anni in cui la Chiesa recuperava la libertà esteriore, il mondo cristiano fu segnato da un'aspra divisione causata dalla dottrina del prete libico Ario sulla natura di Gesù Cristo. San Macario si oppose tempestivamente alla dottrina ariana partendo proprio da Gerusalemme, difendendo la verità della fede apostolica. Nel maggio del 325 Macario partecipò al Concilio di Nicea, presso Costantinopoli, un'assemblea fondamentale per l'unità e la dottrina della Chiesa universale. Al Concilio di Nicea fu confermata la dottrina cristiana tradizionale contro ogni forma di eresia. Per questo motivo, il vescovo Macario è ritenuto uno degli autori del Simbolo niceno, comunemente noto come il Credo. Il Credo formulato in quel concilio professa con chiarezza la fede in un solo Dio Padre Onnipotente e in un solo Signore Gesù Cristo, Dio vero da Dio vero. Il martirologio commemora san Macario nel medesimo giorno della sua ricorrenza, fissata al dieci marzo, ricordando la santità della sua vita e il fecondo servizio alla Chiesa.
La difesa della fede e la riscoperta dei luoghi santi
Nel fervore teologico del IV secolo, il vescovo Macario si distinse come un custode attento della verità evangelica. Egli si oppose con fermezza e vigore alla dottrina eretica diffusa dal sacerdote libico Ario, che minacciava l'unità e la purezza della fede. Per dare testimonianza della dottrina tradizionale, Macario si recò a Nicea nel 325, partecipando attivamente ai lavori del celebre Concilio. In questa storica assise, il vescovo offrì un contributo fondamentale alla stesura del Simbolo niceno, la solenne professione di fede che ancora oggi i fedeli proclamano durante la celebrazione della Santa Messa.
Accanto all'impegno dottrinale, Macario coltivò il profondo desiderio di restituire alla venerazione dei cristiani i luoghi santificati dalla presenza del Salvatore. Con lungimiranza e determinazione, ottenne dall'imperatore Costantino il consenso necessario per demolire il tempio pagano del Campidoglio, che era stato eretto sopra il sito della risurrezione. Questa coraggiosa impresa permise di riscoprire il Santo Sepolcro, restituendo alla Chiesa universale il luogo più sacro della Redenzione e avviando una nuova stagione di pellegrinaggi e devozione.
Il culto e la memoria
Il ricordo di san Macario è custodito con profonda venerazione nel Martirologio Romano, che ne celebra la figura associandola idealmente a quella di sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino. Questa unione nella memoria liturgica sottolinea lo sforzo congiunto che permise la riscoperta e la valorizzazione dei luoghi santi di Gerusalemme. La sua vita rimane per la Chiesa un esempio di come la custodia della verità dottrinale debba sempre camminare di pari passo con l'amore per la memoria storica della salvezza, radicata nei luoghi concreti in cui Dio ha visitato il suo popolo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Macario di Gerusalemme?
San Macario di Gerusalemme si festeggia il 10 marzo, giorno in cui il martirologio ne commemora la memoria.
Nello stesso giorno, commemorazione di san Macario, vescovo di Gerusalemme, per esortazione del quale i luoghi santi furono riportati alla luce da Costantino il Grande e da sua madre sant’Elena e nobilitati con la costruzione di sacre basiliche. — Martirologio Romano