10 marzo
Beato Marie Jean Joseph Lataste
Fondatore
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza
Il soggetto nacque a Cadillac-sur-Garonne nel 1832 e fu battezzato con il nome di Alcide. Nacque il cinque settembre 1832 a Cadillac-sur-Garonne nella Gascogna, nella Francia del Sud, all'interno del diciannovesimo secolo. Nacque in una famiglia agiata. La madre di Alcide si chiamava Jeanne ed era una donna di fede umile e grande. Il padre di Alcide era un liberale e seguace di pensatori nemici della Chiesa come Montesquieu e Rousseau, vantandosi di essere un libero pensatore e non essendo praticante. Il padre non impedì tuttavia alla moglie di educare cristianamente i figli. Jeanne tentò senza successo di convertire il marito e raccomandò ai figli Alcide, Onorato e Rosy di rispettare il padre sottraendoli però alla sua influenza di miscredente. Jeanne insegnò ai figli ad amare molto la Madonna e a recitare il Rosario. Alcide era molto affezionato a sua madre e la ascoltava. Rosy era una ragazza docile, dedita alla preghiera e al sacrificio, che entrò in convento per chiedere a Dio la conversione del padre e il sacerdozio per Alcide. Aveva una sorella che lo seguiva, correggeva e rimproverava. Compì gli studi umanistici nel seminario minore di Bordeaux e nel collegio di Pons, entrando a nove anni nel seminario di Bordeaux. Sentiva una vocazione irresistibile ma si riteneva profondamente indegno. I formatori lo ritennero inadatto al sacerdozio e lo mandarono a casa. Alcide entrò in seminario dopo qualche tempo, ma uscì a causa dell'ambiente troppo rigido che gli mette paura. Dopo essere stato mandato a casa si allontanò da Dio. Da adolescente, Alcide camminò per qualche anno sulle vie del mondo, incerto sulla scelta da compiere ma sempre retto e generoso. Studiò, si diplomò e trovò lavoro all'ufficio imposte, uscendo dal collegio di Pons quasi ventenne con un diploma e accantonando inizialmente l'idea di farsi sacerdote per condurre una vita normale da impiegato statale all'ufficio delle imposte. Un collega lo introdusse gradualmente nella San Vincenzo. Fu impegnato nel servizio caritativo con le Conferenze di San Vincenzo fondate dal professor Federico Ozanam fino alla fondazione di nuove comunità. Alcide aprì una mensa gratuita per i poveri. Alcide organizzò una scuola serale per i soldati di una vicina caserma. A contatto con i poveri ritrovò la strada di Dio riscoprendo la fede, l'ansia missionaria e la preghiera. Desideroso di amare ed essere amato, Alcide riversa tutto il suo cuore sui più poveri e sugli ultimi. Mantenne la passione per i poveri, la fedeltà all'adorazione notturna e il desiderio di fare catechismo nei vari trasferimenti. Si innamorò reciprocamente della giovanissima Cecile, incontrando una ragazza eccezionale di nome Cecilia de Saint-Germain. Alcide e Cecilia vissero alcuni mesi di fidanzamento sereno e lieto con bei progetti per il futuro. Pensava al matrimonio prima che la fidanzata Cecilia de St Germain morisse giovanissima di tifo. Per volere del padre, Alcide dovette rinunciare a Cecilia perché non era ancora in grado di metter su famiglia e il padre troncò la storia d'amore ritenendo la pretendente non all'altezza. Il padre brigò affinché il figlio fosse trasferito d'ufficio da Bordeaux a Privas, a Pau e a Nérac.
Le prove e la vocazione domenicana
Nel 1855 affrontò tre prove dolorose con la morte della balia, della sorella suora e di Cecilia. La balia era stata amata come una mamma. La sorella suora aveva offerto la vita per la sua vocazione sacerdotale. Cecilia morì a causa di una febbre tifoide, due anni dopo la separazione, mentre Alcide si interroga sulla propria strada tra famiglia e sacerdozio. Subito dopo subì i lutti per la morte della sorella suora e dell'amata nutrice. Tali eventi causarono in lui una profonda crisi interiore risolta con l'abbandono in Dio e la scoperta della vocazione. I lutti e la predicazione di due domenicani risvegliarono la sua vocazione sacerdotale. Alcide comprese che si può essere felici solo dando la vita per amore. Alcide rifletté e pregò molto. Sostenuto dal padre spirituale, cercò la volontà di Dio e approdò all'Ordine domenicano. Alcide scrisse a padre Enrico Lacordaire, che aveva rifondato l'Ordine Domenicano in Francia. Padre Lacordaire rispose ad Alcide dalla sua scuola di Sorèze invitandolo a un incontro con le parole 'Vieni e vedi'. L'incontro tra Alcide e padre Lacordaire avvenne il 22 maggio 1857, quando Alcide aveva venticinque anni. A venticinque anni divenne novizio nell'antico convento di San Massimino di Marsiglia, riscattato da Padre Enrico Domenico Lacordaire. La comunità del convento viveva un intenso fervore grazie anche all'impulso di Padre Lacordaire. Padre Lacordaire spiegò ad Alcide che la misericordia di Dio aiuta a superare tutte le debolezze e che lo spirito di San Domenico è uno spirito di misericordia e fiducia nell'amore di Dio. Nel 1857 entrò tra i domenicani. Alcide entrò nel noviziato domenicano di Flavigny-sur-Ozerain. Alcide vestì il bianco abito domenicano e prese il nome di fra Joseph in onore di San Giuseppe. Durante il noviziato si manifestarono gravi problemi di salute che lo costrinsero a curarsi e a rinviare due volte la professione religiosa. Da quel momento visse un'alternanza tra salute e piena attività e momenti di intensa sofferenza fisica. L'otto marzo 1863, all'età di trent'anni, Alcide fu ordinato sacerdote. Nel 1863 fu ordinato sacerdote. La sua prima omelia pubblica trattava dell'amore infinito e della Misericordia di Dio. Padre Joseph era arso dall'amore per Gesù, per i più tribolati e per i peccatori. Padre Joseph aveva una sete inesauribile di vivere di Dio e di donare Dio alle anime. Due anni dopo fu eletto sottopriore conventuale e maestro dei novizi per la fiducia dei confratelli. Rinunciò alla carica di maestro dei novizi per dedicarsi alla fondazione dell'opera delle riabilitate. Padre Joseph comprese che la Madonna è la via regale per condurre le anime a Gesù e si affidò a Lei secondo lo spirito della schiavitù d'amore di San Luigi de Montfort. San Luigi de Montfort era un prete francese d'inizio Settecento e terziario domenicano.
La missione nel carcere di Cadillac
Nel 1864 fu mandato dai superiori a predicare un corso di esercizi spirituali in un grande carcere femminile a Cadillac-sur-Garonne vicino a Bordeaux. Diciotto mesi dopo, all'alba del quindici settembre 1864, per ordine del superiore entrò nel carcere femminile di Cadillac. Entrò nel carcere per predicare un ritiro a quattrocento detenute. Il pubblico era composto da quattrocento donne disperate, ergastolane o carcerate, vittime dell'industrializzazione e emarginate. Nel carcere di Cadillac erano presenti prostitute, alcolizzate e madri che avevano abortito o ucciso il marito o il compagno. Il carcere era caratterizzato da disperazione, frequenti suicidi, lavori forzati e divieto assoluto di comunicazione. Le carcerate reagivano alla loro condizione con suicidi a catena e ribellioni. Entrò nel carcere il quindici settembre 1864 unicamente per obbedienza, provando inizialmente ripulsione e ribrezzo. Padre Joseph, sensibile e angelico, provò una stretta al cuore entrando nel carcere. Padre Joseph si era preparato con serietà e aveva a lungo pregato per le detenute. Entrò nel carcere con il timore che sarebbe stato tutto inutile. Le detenute si presentarono con il volto coperto da fazzolettoni e fisso a terra. All'inizio del corso trovò le detenute con i capi chini che evitavano il suo sguardo, pur essendo libere di partecipare. Il giovane domenicano cominciò a parlare alle detenute chiamandole carissime sorelle. Iniziò la prima predica chiamandole 'mie care sorelle'. Le detenute reagirono rialzando le teste. Padre Joseph spiegò che, pur essendo le donne segnate a dito se si sapeva la loro provenienza, lui andava da loro liberamente come sacerdote di Gesù Cristo tendendo le mani e chiamandole sorelle. Padre Joseph affermò di amarle con l'amore senza eguali di un Dio che le perseguita con il suo amore per cambiarle completamente e far iniziare un'altra vita. Le detenute ascoltarono padre Lataste stupite perché nessuno aveva mai parlato loro in quel modo. Parlò loro dell'amore misericordioso di Dio paragonando il carcere al deserto di Osea e le carcerate alla fidanzata amata da Dio. Padre Lataste paragonò la vita dura delle detenute a quella delle monache che hanno poco cibo, dormono poco, lavorano faticosamente, vivono nel silenzio e sono segregate dal mondo ma sono felici. Propose alle detenute di considerarsi monache di clausura, accomunate alle religiose dalla vita ma diverse per la gioia e il disprezzo. Padre Lataste concluse che la gioia delle monache poteva diventare quella delle detenute, poiché per Dio non contava ciò che si era stati, ma ciò che oggi si era e si voleva essere. Dio voleva considerare le carcerate come le loro sorelle monache e chiese loro di gareggiare in amore e santità. Assicurò che Dio non faceva differenze e pesava le anime secondo il peso dell'amore. La grazia di Dio operò nelle anime delle detenute insegnando che la misericordia del Signore è per tutti. Offrì loro la prospettiva di considerare se stesse non come detenute, ma come anime votate a Dio. Durante un miracolo, i volti delle donne in carcere si illuminarono. Su quattrocento carcerate, trecento ottanta seguirono la predicazione del Padre. Le donne credettero alle sue parole. La sera, dopo la predica, le detenute poterono recarsi in sacrestia della cappella per confessarsi dal Padre in gran numero. Padre Lataste parlò alle detenute una ad una, donò loro il perdono di Dio e le vide piangere di gioia. Le detenute espressero stupore per l'amore di Dio nei loro confronti. Una detenuta affermò di aver perdonato chi le aveva fatto del male e di pregare affinché potesse godere della sua stessa gioia. Una detenuta espresse il desiderio di offrire la propria vita a Dio. Tra le detenute vi era Angelica, la quale aveva fissato il giorno della sua predicazione come giorno per il suo suicidio. L'amore di Gesù Cristo predicato dal giovane frate trasformò Angelica, che si confessò e versò lacrime di pentimento e di gioia. Angelica confidò al Padre di voler diventare suora dopo l'uscita dal carcere, non solo per espiare le colpe, ma per lodare Dio per la sua misericordia. Verso la fine della missione, alcune donne espressero il desiderio di trasformare la loro vita da carcerate in quella di recluse per amore, come le monache. Alcune donne espressero il desiderio di far parte di una comunità religiosa dopo l'uscita dal carcere per vivere a fondo l'amore di Dio. L'ultima sera, il diciotto settembre, duecento donne trascorsero la notte in preghiera e in ginocchio davanti al Tabernacolo, adorando Gesù Eucaristico e offrendo propositi di conversione e di santità. Durante l'ultima notte fecero l'adorazione del Santissimo in due gruppi di duecento persone. Padre Lataste fu sconvolto dal loro raccogliendo al punto da paragonarlo a quello di una fervente comunità di contemplative. Padre Joseph Lataste commentò di aver visto cose meravigliose e concepì l'intuizione di dare vita a una comunità religiosa per queste donne. Il frate intuisce la sua fondazione futura che chiamerà 'Domenicane di Betania'.
La fondazione delle Domenicane di Betania
Mentre pregava nella cappella del carcere, il domenicano vide delinearsi la sua opera. Nel carcere nacquero le Domenicane di Betania. L'opera ideata consisteva nel riunire donne pure provenienti da una vita cristiana onesta con altre venute da esperienze difficili di carcere e prostituzione. La riunione delle donne doveva avvenire senza alcuna differenza o discriminazione tra di loro. La congregazione prese ufficialmente vita nell'agosto 1866. La congregazione fu aperta sia a donne con un passato segnato dal disordine morale sia a donne con un passato ordinario. La congregazione sarebbe stata composta da donne provenienti da una vita retta e donne provenienti da esperienze di peccato rinnovate dalla misericordia di Dio, come la Maddalena. Nessuno avrebbe dovuto conoscere il passato delle suore, poiché davanti a Dio contavano l'amore e il sacrificio presente. Le suore avrebbero gareggiato in amore per Gesù come Marta e Maria nella casa di Betania. L'anno successivo, nel 1865, Padre Lataste ritornò a Cadillac e la sua idea prese corpo. La predicazione del domenicano non trovava riscontro nella struttura della Chiesa dell'Ottocento. Nell'Ottocento non era possibile per una donna con esperienze di prostituzione, carcere o sesso entrare in convento. Nell'Ottocento tali donne potevano al massimo entrare in una comunità di pentite, segnate a vita come ex-peccatrici. Padre Lataste predicava che Dio non guardava al passato e che non serviva essere stata virtuosa se non lo si era più né importava essere stata peccatrice se non lo si era più. Inizialmente i superiori del frate furono contrari al progetto, ma poi credettero alla sua sincerità e gli concessero via libera con prudenza e cautela. L'idea della congregazione incontrò opposizioni, contestazioni e critiche da parte di suore e confratelli. Padre Lataste era maestro degli studenti nel convento di Flavigny, presso Digione. L'otto maggio 1866 giunse a Flavigny suor Bernardina, già superiora di una scuola, che assunse il nome di suor Enrica Domenica e divenne la prima suora di Betania. Il quattordici agosto 1866 ebbe inizio la vita comunitaria del nuovo Istituto a Frasnes, nella diocesi di Besançon. Due anni dopo la visione, il quattordici agosto 1867, nacque la prima comunità delle Suore domenicane di Betania. Le fondatrici iniziali erano quattro: suor Enrica Domenica, suor Margherita Maria e due ragazze giunte il giorno prima, Anna e Agostina. Il ventitré giugno 1867 arrivò dal carcere di Cadillac Angelica, dopo aver scontato la sua pena. All'interno della comunità non si conosceva il passato delle une delle altre. Dall'esterno nessuno poteva distinguere chi era la ragazza per bene e chi era la ragazza da poco. Le suore erano unite dall'unico Amore che dava il coraggio di cambiare vita. La prima comunità venne fondata tra mille difficoltà. Padre Joseph avvertì l'esigenza di sparire affinché Betania potesse crescere.
La devozione a San Giuseppe e il transito
Il modello e protettore di Padre Joseph era San Giuseppe di Nazareth, l'uomo del silenzio vissuto per gli interessi di Gesù. Il diciannovesimo marzo 1866, notando l'assenza del nome di San Giuseppe nella Messa quotidiana, Padre Joseph fece voto di offrire tutto se stesso affinché San Giuseppe fosse maggiormente onorato nella Chiesa. Padre Joseph scrisse al Papa Pio IX affinché San Giuseppe diventasse il patrono della Chiesa universale. Papa Pio IX proclamò San Giuseppe Patrono universale della Chiesa Cattolica l'otto dicembre 1869 su richiesta di Padre Lataste. Padre Lataste era gravemente malato di tubercolosi in giovane età, ma confidava nell'opera di Dio, della Madre Celeste e del suo Sposo. Padre Joseph rassicurò le suore di Betania, affermando che sarebbero andate avanti e sarebbero state un inno alla misericordia e all'amore infinito di Dio. Una grave pleurite lo portò via poco più di due anni dopo. Il fondatore morì repentinamente nel 1869 all'età di trentasette anni. Morì il dieci marzo 1869 all'età di trentasei anni. Il fondatore è morto a Frasne-le-Chateau il dieci marzo 1869. Il dieci marzo 1869, all'età di trentasette anni, Padre Joseph Lataste morì andando incontro a Dio al canto della Salve Regina. Il religioso conosceva personalmente la storia e la trasformazione spirituale di ciascuna delle sue figlie spirituali in Gesù Cristo. Egli sapeva che molte di esse avevano affrontato l'opposizione di tutti tranne che di Dio. Nella sua breve vita testimoniò la misericordia rinnovatrice e l'amore di Dio anche verso le anime più lontane. Un domenicano parlò dell'Eucaristia centocinquanta anni prima descrivendola come un rimedio e una fonte di forza e coraggio, non come ricompensa per anime pie.
La diffusione dell'opera e il culto
Dopo la morte del fondatore, la congregazione continuò a germinare in Francia, Svizzera, Belgio e Italia e altrove. La regola della congregazione contemplava la vita fraterna senza discriminazioni. La regola contemplava il lavoro come mezzo per guadagnarsi da vivere. La regola contemplava la visita alle carceri e ambienti similari di sofferenza ed emarginazione. La regola contemplava la vita di preghiera e di studio come cemento che creava e univa la comunità. La Congregazione era affiliata all'Ordine Domenicano. La sede della Congregazione si trovava in Francia a Saint-Sulpice-de-Favières. La Congregazione era presente oggi in Austria, Belgio, Olanda, Francia, Svizzera e Italia, in particolare a Torino. In Italia a Torino portavano bevande e parole buone agli scarti della società ricordando le parole del Beato Jean-Joseph Lataste. La Congregazione contava più di duecento suore. Il primo giugno 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi pubblicò il decreto sull'eroicità delle virtù del fondatore. Era in corso il processo sul miracolo attribuito al fondatore. Fu beatificato il tre giugno 2012. Il fondatore fu beatificato il tre giugno 2012 a Besançon. L'autore del testo biografico era Paolo Risso.
Il cammino della fede
Il cammino terreno del Beato Marie Jean Joseph Lataste ebbe inizio nel 1832 a Cadillac-sur-Garonne. Prima di rispondere alla chiamata definitiva del sacerdozio, egli maturò la propria esperienza umana lavorando come impiegato statale, un periodo che certamente contribuì a formare il suo sguardo attento sulle realtà del mondo e sulla condizione dei suoi contemporanei. La spinta verso la vita religiosa lo condusse a entrare nell'Ordine Domenicano, dove poté approfondire la spiritualità di San Domenico, caratterizzata dall'equilibrio tra lo studio, la preghiera e la missione apostolica. Nel 1863, ricevette l'ordinazione sacerdotale, dando inizio a un ministero che lo vide operare tra Bordeaux, Flavigny-sur-Ozerain e Frasne-le-Château.
La svolta decisiva della sua missione avvenne nel 1864, quando fu chiamato a predicare gli esercizi spirituali all'interno del carcere femminile di Cadillac. In quel luogo di sofferenza, il sacerdote non vide soltanto il peccato o la pena, ma scorse in ogni donna una figlia di Dio, chiamata alla redenzione e alla pienezza di vita. Questa visione profetica lo spinse a un impegno concreto e coraggioso: nel 1866 fondò la congregazione delle Domenicane di Betania, un'opera destinata a offrire una via di rinascita e accoglienza. La sua vita si concluse prematuramente nel 1869 a Frasne-le-Château, lasciando in eredità un carisma di misericordia che avrebbe continuato a fruttificare nei decenni successivi. Il suo impegno instancabile è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa con la beatificazione, celebrata a Besançon il 3 giugno 2012 da Papa Benedetto XVI, confermando la santità di un uomo che ha saputo farsi prossimo agli ultimi.
Il culto e la memoria
Il culto del Beato Marie Jean Joseph Lataste è profondamente legato alla sua missione di misericordia verso chi è caduto o si trova ai margini della società. La sua beatificazione, avvenuta il 3 giugno 2012, ha rappresentato il coronamento di un lungo processo di discernimento che ha portato la Chiesa a proporre la sua figura come esempio di carità cristiana. La memoria liturgica del Beato, fissata al 10 marzo, invita i fedeli a riflettere sulla forza trasformante dell'amore divino, che non si arresta davanti ai muri delle carceri ma raggiunge ogni cuore desideroso di conversione.
Le Domenicane di Betania, da lui fondate, continuano a portare avanti il suo carisma, testimoniando che la santità è possibile in ogni condizione di vita. La venerazione verso il Beato Lataste non è dunque solo un atto di devozione, ma un richiamo costante a vivere il Vangelo con radicalità, cercando il volto di Cristo in ogni fratello e sorella che incontriamo. La sua vita, breve ma intensa, resta un faro per chiunque creda nella possibilità di una nuova nascita attraverso il perdono e l'accoglienza fraterna.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Marie Jean Joseph Lataste?
La sua memoria liturgica si celebra il 10 marzo.
Quale congregazione ha fondato il Beato Marie Jean Joseph Lataste?
Ha fondato la congregazione delle Suore Domenicane di Betania.