3 agosto
Beato Riccardo Gil Barcelón
Sacerdote orionino, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini nobili e gli studi giovanili
Riccardo Gil Barcelón nacque a Manzanera di Teruel, presso Valencia in Spagna, il 27 ottobre 1873. I suoi genitori si chiamavano Francisco Gil e Francisca Barcelón ed erano di nobili origini e benestanti. La famiglia era numerosa e contava tre figli maschi e sei femmine. Riccardo fu battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa del suo paese. La famiglia Gil conduceva una vita cristianamente esemplare. La residenza abituale della famiglia era una casa a Torrijas. Nella casa di Torrijas vi era un oratorio dedicato alla Madonna del Carmine. L'oratorio era l'unico resto dell'antica nobiltà in cui viveva la famiglia. Il motto della famiglia era Malo mori quam foedari, ovvero Preferisco morire che tradire. La madre si interessava fattivamente di una trentina di poveri. Nel 1885, all'età di dodici anni, Riccardo entrò nel Seminario diocesano. Nel seminario fu valutato come alunno diligente e capace. Frequentò il seminario per tre anni come interno e poi come esterno. Seguì gli studi ginnasiali e di filosofia. Nel 1887 ricevette la Cresima a Torrijas nella stessa parrocchia della Prima Comunione. Nel 1889, seguendo gli ordini del padre, s'iscrisse alla Scuola Normale di Teruel per diventare maestro. Mentre stava per sostenere gli ultimi esami, venne espulso dalla scuola. Si era scontrato verbalmente a più riprese col direttore, massone e anticlericale, per difendere la Chiesa e la fede cristiana.
Il servizio militare nelle Filippine e la vocazione
Nel 1893 compì il servizio militare nelle Filippine, all'epoca territorio spagnolo. Nel mese di aprile di tre anni dopo scoppiò la guerra ispano-americana. Durante un'azione di guerra Riccardo fu abbandonato dai commilitoni e quasi accerchiato dai nemici. S'inginocchiò e pregò la Madonna del Carmine di avere salva la vita, ottenendo di essere salvato. Aveva doti per la musica e nel tempo libero aveva imparato a suonare vari strumenti. A causa delle sue abilità musicali i superiori decisero di non mandarlo al fronte. Nel frattempo riprese gli studi presso l'Istituto San Giovanni in Laterano di Manila, retto dai padri Domenicani. Il 2 marzo 1899 ottenne il titolo di Baccelliere in Arti con ottimi voti. Continuò gli studi orientandosi verso le materie teologiche all'Università San Tommaso d'Aquino di Manila per decisione di diventare sacerdote. Nel 1900 ricevette la Tonsura e gli ordini minori. Tre anni dopo ricevette il Suddiaconato e il Diaconato. Fu richiamato temporaneamente alle armi e ottenne alcune decorazioni per meriti di guerra. Ottenuto il congedo, ricevette l'ordinazione sacerdotale il 24 settembre 1909. Fu incardinato nella diocesi di Manila. Fu nominato cappellano della Delegazione Apostolica. Nel 1905, col permesso dei superiori e per ragioni di salute, ottenne di ritornare in Spagna a causa dei suoi ideali di radicalità evangelica e carità verso i poveri. Nel mese di marzo sbarcò a Valencia. Dopo due mesi di convalescenza raggiunse i familiari a Torrijas. Il vescovo di Teruel lo incaricò di realizzare una scuola per ragazzi poveri. Padre Riccardo distribuì ai poveri il denaro ricevuto per arredare l'appartamento della scuola. I suoi turbamenti aumentarono dopo che suo fratello Eugenio fu colpito da un fulmine ma sopravvisse. I turbamenti aumentarono anche dopo la morte improvvisa della madre. Prestava servizio in vari ministeri ma non era felice. Confidò al padre di avere un groviglio di pensieri e desideri impossibili da ordinare. Si stabilì presso il Seminario di Valencia vivendo quasi da eremita e occupandosi di poveri e bambini. Nel gennaio 1907 trascorse un periodo come novizio dei padri Domenicani ad Avila senza riuscire a fare chiarezza. Trascorsi un periodo presso i Terziari Cappuccini dell'Addolorata a Torrentes aiutandoli come sacerdote e nei lavori manuali. Il 6 aprile 1909 partì a piedi da Torrijas diretto a Roma imitando gli antichi pellegrini. Lungo il cammino chiedeva elemosine, ospitalità e spesso dormiva all'aperto. Il 6 luglio, dopo tre mesi esatti, giunse a Roma.
L'incontro con San Luigi Orione e l'ingresso nella Congregazione
Fu ospitato inizialmente dai Canonici Regolari Lateranensi. Successivamente fu ospitato alla Casa Spagnola dei Pellegrini. Dopo circa sei mesi il Vicariato di Roma gli negò la facoltà di celebrare. Ricominciò a elemosinare e a vivere di stenti. Il 4 febbraio 1910 si recò a pregare davanti alle reliquie di san Filippo Neri nella chiesa di Santa Maria in Vallicella o Chiesa Nuova, trovandola chiusa. S'inginocchiò a pregare fuori dalla chiesa rimanendo raccolto al punto da non accorgersi di un altro sacerdote avvicinatosi per osservarlo. Il sacerdote gli domandò chi fosse. Padre Riccardo rispose di essere un figlio della Divina Provvidenza. L'altro sacerdote esclamò di esserlo a sua volta e che egli apparteneva alla sua Congregazione di religiosi chiamati Figli della Divina Provvidenza. Don Luigi Orione fu canonizzato nel 2004. Don Luigi Orione fondò la Piccola Opera della Divina Provvidenza. La Piccola Opera della Divina Provvidenza comprendeva anche religiosi con quel nome. Don Orione e padre Riccardo parlarono a lungo in un incontro. Durante il colloquio, padre Riccardo si sentiva sempre più rasserenato. Don Orione disse a padre Riccardo di presentarsi a nome suo alla chiesa di Sant'Anna dei Palafrenieri. La chiesa di Sant'Anna dei Palafrenieri era la casa romana dell'Opera di don Orione. Don Orione raccolse buone referenze sul conto di padre Riccardo. Don Orione decise di accogliere definitivamente padre Riccardo. Don Orione cercò di non forzare la decisione di padre Riccardo di diventare un Figlio della Divina Provvidenza. Padre Riccardo divenne discepolo di don Orione. Don Orione mandò padre Riccardo a Tortona, sede della casa madre della sua Opera. Don Orione riconobbe presto le doti umane, spirituali e culturali di padre Riccardo. Per cominciare, don Orione inviò padre Riccardo a Messina, nelle zone devastate dal terremoto del 1908. Dal settembre 1910 padre Riccardo fu inviato a Cassano allo Ionio. A Cassano allo Ionio esercitò il ministero nel santuario della Madonna della Catena. A Cassano allo Ionio si occupò contemporaneamente dei bambini orfani. Nel 1912 padre Riccardo emise i voti temporanei. Nel 1912 padre Riccardo raggiunse don Orione a Reggio Calabria. A Reggio Calabria padre Riccardo si trattenne per circa dieci mesi. Nel maggio 1913 padre Riccardo tornò a Cassano, riprendendo i precedenti incarichi. Nel maggio 1923 padre Riccardo tornò a Tortona come insegnante di spagnolo. Insegnò spagnolo ai Figli della Divina Provvidenza destinati alle missioni estere. Padre Riccardo fece più volte domanda per essere inviato nelle missioni estere. Don Orione non accolse il proposito di padre Riccardo di andare in missione estera. Don Orione volle che padre Riccardo facesse un breve soggiorno in Spagna per la morte del padre. Dopo il soggiorno in Spagna, volle che seguisse la Colonia Agricola di via Massimi a Roma. Dal 4 novembre 1924 padre Riccardo seguì la parrocchia di Ognissanti. Padre Riccardo trascorreva ore in confessionale ad ascoltare le pene di tanti fedeli. Padre Riccardo era in preda agli scrupoli, tanto da far preoccupare i confratelli.
La prova della calunnia e il ritorno in Spagna
Dal 2 gennaio 1928 padre Riccardo fu di nuovo a Cassano allo Ionio. Nel maggio 1928 fu accusato, insieme a fra Gaetano Cremaschi, di aver rapito e ucciso una bambina. Fra Gaetano Cremaschi era Eremita della Divina Provvidenza. La bambina era scomparsa durante la festa patronale della Madonna della Catena. Don Orione soffrì molto per la vicenda ma era certo dell'innocenza di padre Riccardo. Don Orione scrisse di essere pronto a camminare sui carboni accesi dal Piemonte alla Calabria per difendere padre Riccardo. Il 5 luglio, dopo quasi due mesi di prigionia nel carcere di Castrovillari, padre Riccardo e fra Cremaschi furono rimessi in libertà. La liberazione avvenne per inesistenza di indizi e infondatezza dei sospetti. Fratel Cremaschi morì il 18 luglio a causa delle privazioni e delle offese morali subite. Per riprendersi dalla dura prova, padre Riccardo trascorse qualche mese a Tortona. Successivamente soggiornò fino al giugno 1929 a Villa Moffa di Bra, sede del noviziato. Nel 1930, d'accordo con don Orione, padre Riccardo ritornò in Spagna. Il ritorno in Spagna servì ad aprire la prima sede dei Figli della Divina Provvidenza in quella terra. Il ritorno avvenne alla vigilia della guerra civile. In Spagna chiese e monasteri erano dati alle fiamme. Sacerdoti, religiosi e laici impegnati erano oggetto di persecuzione. Dal settembre 1931 padre Riccardo risiedette nella città di Valencia in vari appartamenti. La casa di Valencia era poverissima ma sempre aperta ad accogliere i più poveri. I guadagni ottenuti dalle celebrazioni della Messa andavano puntualmente a quanti l'aspettavano alla porta della chiesa. Fuori dalla chiesa di Nostra Signora degli Abbandonati, padre Riccardo incontrò un giovane di nome Antonio Arrué Peiró. Antonio Arrué Peiró aveva ventitré anni ed era orfano di entrambi i genitori. Antonio era stato abbandonato a se stesso dai parenti. Antonio era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, da cui era riuscito a fuggire per due volte. Antonio desiderava diventare missionario. Padre Riccardo prese Antonio in casa propria per verificare la sua vocazione. Antonio era serio nei suoi propositi, lavorava instancabilmente e aiutava nel servizio ai malati di tubercolosi. Antonio aiutava nella celebrazione della Messa nella chiesa dell'incontro e nell'ospedale per tubercolotici. Padre Riccardo scrisse a don Orione e al vicario don Carlo Sterpi manifestando il desiderio di condurre Antonio a Tortona per una formazione regolare. I crescenti disordini in Spagna non facilitavano gli spostamenti. Padre Riccardo decise di restare in Spagna anche per non lasciare i poveri che bussavano alla sua porta. Padre Riccardo era tenuto d'occhio dai miliziani per il suo vivere coraggioso e profondamente cristiano. La gente del vicinato, specie le donne, voleva bene a padre Riccardo e lo aveva difeso in più di un'occasione. Dopo il 21 luglio 1936 fu incendiata la cattedrale di Valencia. Dopo l'incendio della cattedrale, padre Riccardo seguì il consiglio di suo cognato. Padre Riccardo cominciò a vestire abiti secolari, portando sempre un Crocifisso sotto di essi.
L'arresto e il martirio a El Saler
Padre Riccardo fu arrestato improvvisamente verso le 10 del mattino del 1° agosto 1936. L'arresto avvenne con l'accusa di aver nascosto armi e bombe. Antonio non era in casa al momento dell'arresto, ma accorse subito. Antonio dichiarò che viveva con padre Riccardo da cinque anni. I miliziani caricarono padre Riccardo e Antonio su una camionetta in risposta agli eventi. I miliziani affermarono che avrebbero fatto fare a padre Riccardo la stessa fine del suo padrone, come lo consideravano loro. La gente che li amava protestò contro il loro allontanamento. I pochi averi di padre Riccardo furono precedentemente gettati fuori dalla finestra. I pochi averi di padre Riccardo furono dati alle fiamme. Padre Riccardo e Antonio subirono un sommario interrogatorio. Al termine dell'interrogatorio furono ritenuti colpevoli di non aver voluto aderire alla Federazione Anarchica Iberica. Furono ritenuti colpevoli di essere nemici del popolo. Furono trattenuti in prigione a Valencia fino alle prime ore del 3 agosto. Furono trasportati nella località di El Saler, in riva al mare. Un miliziano chiese a entrambi di gridare «Viva la FAI!» per salvare la vita. Padre Riccardo alzò il Crocifisso ed esclamò «Viva Cristo Re!». Padre Riccardo aveva già gridato «Viva Cristo Re!» durante l'interrogatorio. Il miliziano ordinò a padre Riccardo d'inginocchiarsi sulla sabbia. Il miliziano sparò a padre Riccardo alla nuca. Il giovane postulante ebbe il cranio fracassato con il calcio del fucile da un altro carnefice. Il giovane postulante fu ucciso mentre tentava di sorreggere padre Riccardo. Il cognato di padre Riccardo era Jesús Montolio Marzo, di professione medico. Jesús Montolio Marzo fu chiamato per identificare il cadavere nel deposito dell'Ospedale Provinciale di Valencia. Padre Riccardo portava attorno alla vita un cordone di canapa con dei nodi come strumento di penitenza o cilicio. Il corpo di padre Riccardo e quello di Antonio furono sepolti nel cimitero generale di Valencia. La costruzione di altre tombe e la sovrapposizione di varie casse nella stessa fossa hanno reso impossibile la riesumazione. Padre Riccardo Gil Barcelón nacque a Manzanera, in Spagna, il 27 ottobre 1873. Padre Riccardo Gil Barcelón morì a Valencia, in Spagna, il 3 agosto 1936.
Il cammino della causa di beatificazione
La causa di beatificazione, volta a dimostrare il martirio in odio alla fede, iniziò a Valencia con il processo informativo. Il processo informativo fu aperto il 22 febbraio 1962 e si concluse dieci anni più tardi. La causa fu temporaneamente sospesa per ordine del Papa san Paolo VI per ragioni di opportunità, come altre cause di potenziali martiri della guerra civile spagnola. La causa riprese il 26 febbraio 1999 con l'inchiesta diocesana suppletiva presso la Curia ecclesiastica di Valencia. La Santa Sede concesse il nulla osta il 21 agosto 1995. Gli atti del processo informativo e dell'inchiesta suppletiva furono convalidati dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 19 novembre 1999. La Positio super martyrio fu consegnata nel 2000. I Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi si pronunciarono a favore dell'effettivo martirio dei due Servi di Dio il 28 settembre 2010. I cardinali e i vescovi membri della Congregazione emisero un parere positivo il 29 ottobre 2012. Papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente martiri padre Riccardo Gil Barcelón e Antonio Arrué Peiró il 20 dicembre 2012, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato. La beatificazione fu celebrata il 13 ottobre 2013 a Tarragona. La celebrazione fu presieduta dal cardinal Amato come delegato del Santo Padre. Durante la cerimonia furono elevati agli altari cinquecentoventidue martiri uccisi durante la guerra civile spagnola. La memoria liturgica dei due martiri orionini spagnoli fu fissata al 6 novembre. Il 6 novembre le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del XX secolo. A padre Riccardo è stata dedicata la cappella del carcere di Castrovillari, dove fu detenuto.
Il cammino sacerdotale
Il percorso terreno del Beato Riccardo Gil Barcelón ha avuto inizio nel 1873 a Manzanera. Dopo aver maturato la propria vocazione, ricevette l'ordinazione sacerdotale il 24 settembre 1909, dando avvio a un ministero caratterizzato da una profonda mobilità apostolica. La sua vita sacerdotale si è intrecciata con luoghi significativi, tra cui le Filippine, Roma, Tortona, Cassano allo Ionio e diverse località della Spagna, come Torrijas e Valencia. In ogni terra, egli ha cercato di vivere il proprio ufficio con rigore e spirito di sacrificio, mettendosi a disposizione della Chiesa e delle anime affidate alle sue cure.
La sua fedeltà al Vangelo non è stata priva di prove e sofferenze. Nel 1928, Riccardo subì l'ingiusta detenzione nel carcere di Castrovillari, un episodio che ha messo alla prova la sua pazienza e la sua dedizione al dovere. Nonostante tali difficoltà, egli non ha mai vacillato nel suo impegno di sacerdote della Piccola Opera della Divina Provvidenza, trovando in San Luigi Orione un punto di riferimento spirituale fondamentale. La sua intera vita è stata un progressivo conformarsi a Cristo, fino al momento drammatico del 1936. Il primo agosto di quell'anno, a Valencia, fu arrestato dai miliziani nel clima di violenta persecuzione che colpì la Spagna. Il 3 agosto 1936, il suo cammino terreno si concluse tragicamente a El Saler, dove fu ucciso in odio alla fede, sigillando la sua dedizione sacerdotale con il sangue del martirio. La sua vita resta una testimonianza di coerenza, di amore per la Chiesa e di totale abbandono alla volontà divina.
Il culto e la memoria
Il riconoscimento della santità del Beato Riccardo Gil Barcelón è giunto come solenne compimento di una vita spesa per il Vangelo. Il 13 ottobre 2013, Papa Francesco ha presieduto il rito di beatificazione, elevando Riccardo all'onore degli altari e offrendolo alla Chiesa universale come esempio di martire della fede nel ventesimo secolo. Questo atto solenne ha confermato la validità del suo sacrificio e ha permesso ai fedeli di venerare con speranza la sua memoria.
La Chiesa celebra la memoria liturgica del Beato Riccardo il 3 agosto, giorno del suo martirio. Egli è inoltre ricordato, in modo corale, il 6 novembre, insieme ai Martiri del ventesimo secolo in Spagna. Queste date non rappresentano soltanto un ricordo cronologico, ma invitano ogni credente a riflettere sulla preziosità della testimonianza cristiana, che non teme le insidie del tempo né la violenza degli uomini. Attraverso la preghiera e la meditazione sulla sua vita, la comunità cristiana trova conforto e sostegno, ispirandosi alla tenacia di un uomo che ha saputo rimanere saldo nella fede fino al dono estremo di sé.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Riccardo Gil Barcelón?
La sua ricorrenza si celebra il 3 agosto, mentre la memoria liturgica dei martiri orionini spagnoli è fissata al 6 novembre.