3 agosto
Sante Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia
Vergini di Vercelli
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto eusebiano e le origini monastiche
La storia di queste sante sorelle si radica nell'opera pastorale di sant'Eusebio, il protovescovo di Vercelli la cui morte avvenne il primo agosto del 371. Sant'Eusebio fondò un celebre cenobio che ebbe il merito di formare molti santi vescovi per le diocesi dell'Italia Settentrionale. Accanto alla comunità maschile, il vescovo fondò un monastero femminile a Vercelli, edificato presso la chiesa cattedrale e affidato alla guida della sorella sant'Eusebia, la quale ne fu la prima superiora. Sant'Eusebio e sua sorella dettarono le norme di vita ascetica per le monache, stabilendo un cammino di perfezione evangelica fondato sulla preghiera costante e sul distacco dai beni terreni. Le monache praticavano rigorosi digiuni e vivevano in una condizione di stretta povertà, raccogliendosi più volte al giorno e durante la notte per cantare in coro le lodi divine. All'interno della comunità si osservava scrupolosamente la clausura, mentre le ore libere venivano impiegate nel lavoro manuale per il sostentamento del monastero e per il servizio decoroso della cattedrale, curando con diligenza le suppellettili e i paramenti sacri.
La partecipazione alla vita liturgica della comunità era intensa. All'interno della basilica cattedrale era stato realizzato un matroneo, situato sulle navate laterali e nel vestibolo, dal quale le monache assistevano ai sacri riti e si associavano coralmente alle preghiere del popolo cristiano. La memoria di questa comunità antica è custodita non solo attraverso le figure delle quattro sorelle, ma anche tramite i nomi di altre monache come Zenobia e Costanza, i cui dati sono stati tramandati dalle antiche iscrizioni presenti sui sepolcri.
Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia
Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia vissero nella seconda metà del quinto secolo, come si desume calcolando la generazione della loro nipote Taurina. I nomi classici romani portati dalle sante indicano chiaramente un periodo storico anteriore alle devastanti invasioni barbariche che interessarono la penisola. Le quattro sorelle ricevettero il velo monacale direttamente sul capo dal vescovo celebrante durante il rito di consacrazione. Secondo quanto emerge dalle fonti, i corpi delle quattro sante giacciono insieme in un unico sepolcro comune, a testimonianza di un legame fraterno che la morte non ha interrotto.
Le notizie biografiche su di esse dipendono quasi interamente da un'iscrizione metrica e acrostica che un tempo ornava il sepolcro comune, sebbene il marmo originario sia andato smarrito in epoca recente. Fortunatamente, i trenta versi del carme erano stati trascritti in precedenza. Il testo fu composto probabilmente dal vescovo san Flaviano, che fu alunno del cenobio eusebiano e poeta, la cui morte avvenne nel 542. La nipote delle quattro sante, di nome Taurina, che fu anch'essa monaca e forse superiora della comunità, volle fortemente collocare questo carme sul sepolcro per onorare la memoria delle congiunte. L'iscrizione è strutturata in modo acrostico, cosicché le prime lettere dei trenta versi compongono esattamente i nomi delle quattro sorelle. Il carme elogia profondamente la pietà e la fede dei genitori che donarono le figlie al monastero eusebiano, dedicando versi particolari alla madre Maria, colei che diede alla luce le fanciulle e le accompagnò nel tempio per la solenne consacrazione. Infine, l'componimento loda le virtù delle quattro sorelle, paragonandole alle vergini sagge della parabola evangelica che attendono vigilanti l'arrivo dello Sposo.
Il culto e la posterità spirituale
Il culto di Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia fiorì nell'antica liturgia eusebiana, dove venivano regolarmente invocate nelle litanie comunitarie. Lo storico Marco Antonio Cusano ha collocato la memoria liturgica delle quattro sante al 3 agosto nel suo Calendario Eusebiano. Nel corso dei secoli, le reliquie delle sante hanno trovato la loro degna dimora all'interno della cattedrale di Vercelli, meta della devozione dei fedeli locali. Una parte di queste preziose reliquie è custodita con cura anche nella Chiesa della Casa Madre della Congregazione delle Suore Figlie di Saint Eusebius. Questa congregazione religiosa fu fondata nella città di Vercelli il 29 marzo 1899 grazie all'impulso di monsignor Dario Bognetti e di suor Eusebia Arrigoni, prolungando nel tempo la fecondità spirituale dell'antico carisma eusebiano dedicato all'educazione e al servizio della Chiesa.
Il cammino di perfezione
Nel contesto del quinto secolo, la città di Vercelli vide fiorire, attorno alla figura di sant’Eusebio, una comunità dedita alla ricerca di Dio attraverso la via dell’ascesi. In questo fervente ambiente ecclesiale, Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia intrapresero un percorso di consacrazione verginale, vivendo entro le mura del monastero fondato dal loro vescovo. La loro esistenza fu segnata da una disciplina interiore profonda, che si traduceva concretamente in una vita di povertà e di costante digiuno. La clausura non rappresentava per loro una fuga dal mondo, ma una forma privilegiata di ascolto e di servizio, vissuta in stretta vicinanza con la cattedrale, centro pulsante della vita liturgica e spirituale della città.
La testimonianza di queste sante donne è giunta fino a noi grazie alla cura della Chiesa locale, che ha saputo tramandare il loro esempio con gratitudine. La loro vita, spesa nel silenzio e nella penitenza, è stata celebrata dal vescovo Flaviano attraverso un carme acrostico, che ne ha fissato il nome e la santità nella memoria liturgica. La scelta di condividere un unico sepolcro, posto all’interno della cattedrale, suggella il legame di fraternità spirituale che le univa in vita, rendendo la loro tomba un luogo di silenziosa eloquenza. Esse ci insegnano che il dono di sé non richiede clamore, ma una costante e umile adesione al disegno di Dio, capace di trasformare il quotidiano in un’offerta gradita al Signore. Attraverso la pratica della povertà e la dedizione alla preghiera, queste vergini hanno tracciato un solco profondo nella storia della spiritualità vercellese, offrendo a ogni generazione un esempio di integrità e di amore ardente per il Regno dei cieli.
La memoria liturgica
La venerazione per le sante Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia è parte integrante della ricca tradizione liturgica eusebiana. La Chiesa di Vercelli le ricorda con particolare affetto, riconoscendo in esse le custodi di una spiritualità antica che affonda le proprie radici nel ministero del santo vescovo Eusebio. La loro memoria, fissata nel calendario liturgico al giorno tre di agosto, invita i fedeli a fare silenzio interiore per accogliere l’esempio di queste vergini che hanno fatto della propria vita un tempio consacrato.
Il culto verso queste sante non è mai venuto meno, sostenuto dalla consapevolezza che la loro intercessione continua a vigilare sulla comunità cristiana. La loro presenza, evocata nelle celebrazioni e ricordata nella pietà dei fedeli, è un richiamo costante alla bellezza della castità e della dedizione totale. In un mondo spesso distratto, la memoria di queste quattro figure invita a riscoprire il valore della preghiera e del sacrificio come strumenti di comunione profonda con Dio, confermando che la santità è il frutto di una fedeltà perseverante, nutrita dalla liturgia e dal costante riferimento alla parola del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggiano le sante Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia?
La loro memoria liturgica si celebra il 3 agosto nel Calendario Eusebiano.
Dove si trovano le reliquie delle sante?
Le reliquie riposano nella cattedrale di Vercelli e una parte è conservata nella chiesa della Casa Madre delle Suore Figlie di Saint Eusebius.