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3 agosto

San Martino

Eremita

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e l'incontro con San Benedetto

San Martino nacque intorno all'anno 500, in una famiglia di nobili origini romane o comunque della regione laziale. Inizialmente si chiamò Marco, o Marzio, e soltanto in seguito da questo nome derivò quello di Martino, che gli fu conferito da San Gregorio Magno. Il santo papa Gregorio Magno elogiò nei suoi Sermoni la santità e la grandezza di Martino. In gioventù, il futuro eremita aveva scelto la montagna sovrastante Cassino come luogo ideale per la preghiera e la penitenza, vivendo solitario in un anfratto di roccia. Nel 529, quando San Benedetto si trasferì da Subiaco a Montecassino, trovò già sul posto il giovane Martino, che all'epoca aveva un'età compresa tra i venticinque e i trent'anni. Per un certo periodo i due santi digiunarono e pregarono insieme, ma presto emersero divergenze sul sistema di vita. San Benedetto voleva infatti unire alla preghiera e alla penitenza l'apostolato attivo per i pastori e la povera gente, mentre San Martino prediligeva la vita di solitario ed eremita, dedicandosi unicamente alla lode perenne a Dio. A causa di queste differenze sullo stile di vita, i due decisero di separarsi. San Benedetto rimase a Montecassino, mentre San Martino decise di emigrare.

Il Monte Massico e la vita eremitica

San Martino scelse come nuovo luogo di preghiera il Monte Massico, nella terra di Falerno, situato tra le contee di Carinola e di Mondragone. Trovò un anfratto di roccia su quel monte e lo adattò come sua cella, trascorrendo l'intera giornata tra preghiere, penitenze e contemplazione. Nonostante la distanza, mantenne sempre vivi i contatti con San Benedetto. Per intensificare la propria penitenza, San Martino arrivò a legarsi una catena al piede, fissando l'altro capo a un ceppo di pietra, e visse incatenato in questo modo per quasi tre anni. San Benedetto lo pregò amorevolmente di sciogliersi da quella catena, dicendogli che gli bastava essere incatenato a Cristo per amore. San Martino obbedì filialmente a San Benedetto, pur continuando a condurre una vita di estrema mortificazione e penitenza. La fama della sua santità si diffuse rapidamente tra la gente dei villaggi circostanti, e varie persone, spesso in gruppo, si recavano da lui per chiedere preghiere e la benedizione. Il Martirologio colloca San Martino sul monte Massico in Campania, dove condusse una vita solitaria e rimase per molti anni recluso in un angustissimo speco.

La comunità monastica e la morte

La profonda ammirazione popolare e il forte desiderio di imitazione spinsero altri giovani a raggiungere San Martino sul suo monte. Intorno a lui si formò gradualmente una piccola comunità di discepoli, che cresceva anno per anno. Martino provvide a costruire delle celle per l'abitazione dei discepoli e una chiesa per la preghiera comune, diventando padre e abate di questa nuova comunità fiorita sul Monte Massico. Quando sopraggiunse la fine della sua vita terrena, i suoi fedeli monaci lo sostennero nel periodo di debolezza fisica che precedette il transito. Il 3 agosto dell'anno 580 Martino morì, compiendo la sua esistenza terrena nella pace del Signore. I suoi devoti monaci seppellirono il corpo nella chiesa del monastero, dove rimase alla venerazione dei fedeli fino al ventisei giugno dell'anno 1094. Il monastero di Monte Massico fu attivo dal sesto secolo fino al decimo secolo e forse anche oltre.

La protezione del corpo e i prodigi

Papa Gregorio Magno ricorda nei suoi scritti i miracoli operati in vita da San Martino, confermando la sua statura di santo taumaturgico. Anche dopo la morte, la presenza del santo continuò a difendere il luogo sacro. Vari vescovi del circondario e diverse autorità civili avevano tentato in precedenza di impossessarsi del corpo di Martino per portarlo trionfalmente nelle loro chiese. Tuttavia, ogni tentativo di trafugare il sacro corpo falliva inesorabilmente, poiché si verificavano segni straordinari come terremoti o temporali violenti. Tra gli anni 758 e il 787, il Principe di Benevento tentò invano di sottrarre il corpo del santo, ma San Martino fece tremare la terra, costringendo tutti a tornare indietro spaventati. Successivamente, tra gli anni 840 e l'ottocento ottantuno, i Saraceni si prepararono ad assalire e saccheggiare il monastero. In quella drammatica circostanza, San Martino apparve ai suoi circa trecento monaci e si unì spiritualmente e realmente a loro per sconfiggere i Saraceni. Durante la battaglia, i Saraceni lasciarono sul terreno circa duemila morti nel trambusto della rotta.

La traslazione delle reliquie e il patronato

San Bernardo, vescovo di Carinola, nutriva un culto speciale per San Martino, eremita del Monte Massico. Appena la Cattedrale di Carinola fu coperta, Bernardo volle arricchirla trasferendovi le venerate reliquie di San Martino e proclamandolo Patrono della Città e della Diocesi di Carinola. Il mattino del 26 giugno 1094, Bernardo organizzò un grande pellegrinaggio con il clero, le autorità e il popolo fino al cenobio di Monte Massico. Con le sue stesse mani raccolse le reliquie ossee di San Martino, le sigillò con cura in un'urna di marmo e le trasportò nella nuova Cattedrale tra canti e preghiere. Da quel momento, la memoria liturgica e la traslazione delle reliquie vengono solennemente commemorate il ventisei giugno, suggellando il legame indissolubile tra il santo eremita e la sua Chiesa locale.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Martino Eremita?

La memoria liturgica si celebra il 3 agosto, giorno della sua nascita al cielo nel 580, mentre la traslazione delle reliquie si ricorda il 26 giugno.

Di cosa è patrono San Martino Eremita?

San Martino è il patrono della città e della diocesi di Carinola.

Sul monte Massico in Campania, san Martino, che condusse vita solitaria e rimase per molti anni recluso in un angustissimo speco. — Martirologio Romano