20 gennaio
San Fabiano
Papa e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'elezione e il tempo della pace
San Fabiano ascese al soglio pontificio nel terzo secolo in circostanze del tutto particolari, poiché fu eletto Pontefice sebbene al momento fosse un semplice laico. Egli succedette a papa Antero, il quale aveva governato la Chiesa per meno di due mesi prima di chiudere la sua breve esperienza terrena. La sua elezione sorprese la comunità cristiana di Roma, ma la grazia divina seppe manifestarsi attraverso segni prodigiosi che orientarono la scelta del clero e del popolo. Sebbene fosse di origine probabilmente non romana, pur risiedendo nell'Urbe, il nuovo pastore seppe farsi subito amare e rispettare dai fedeli. Il suo pontificato iniziò e si sviluppò in una fase storica favorevole, vivendo in tempi tranquilli sotto gli imperatori Gordiano III e Filippo l'Arabo. Gordiano III è morto all'età di circa vent'anni, lasciando il governo al successore che apparteneva a stirpe orientale, e per tale motivo Filippo fu detto l'Arabo per le sue origini. Durante il suo regno, la Chiesa godette di una relativa tregua dalle violenze esterne, permettendo ai credenti di vivere la propria fede alla luce del sole. Nel 248 si tennero feste solennissime per i mille anni della città di Roma durante una parentesi pacifica che riempì le strade dell'Impero di celebrazioni e spettacoli grandiosi. In questo clima di serenità esteriore, papa Fabiano non trascurò i suoi doveri spirituali e pastorali, intessendo relazioni fraterne e profonde con i cristiani dell'Africa e dell'Oriente, cementando così la comunione tra le differenti Chiese locali.
L'opera pastorale e la cura della Chiesa di Roma
La sollecitudine pastorale di San Fabiano si tradusse in riforme concrete e durature per la comunità cristiana che viveva nella capitale dell'Impero. Egli si dedicò con instancabile energia all'organizzazione ecclesiale nell'Urbe, rispondendo alla crescita numerica dei fedeli con una migliore suddivisione amministrativa. Per rendere più efficiente il servizio ai bisognosi e la cura delle anime, divise il territorio di Roma in sette ripartizioni territoriali, affidando ciascuna zona a un diacono con compiti specifici. Con pari dedizione, il santo Pontefice provvide a sistemare i cimiteri cristiani, luoghi sacri non soltanto per la sepoltura dei defunti, ma anche per la preghiera e la celebrazione dell'Eucaristia nelle catacombe. Il suo rispetto per la memoria dei predecessori emerse in modo luminoso quando diede sepoltura a papa Ponziano, il cui corpo fu traslato con onore. Papa Ponziano era stato deportato in Sardegna ad metalla nelle miniere ed era morto nel 235, consumato dalle sofferenze e dai lavori forzati inflitti ai confini dell'Impero. Con questo gesto, Fabiano dimostrò gratitudine verso chi aveva preceduto sulla via della sofferenza, anticipando con il cuore il sacrificio che anch'egli avrebbe presto compiuto per amore di Cristo.
La persecuzione di Decio e il martirio
La bonaccia che aveva protetto la Chiesa di Roma svanì bruscamente quando gli equilibri politici dell'Impero romano subirono una violenta torsione. Nel 249 Filippo l'Arabo fu ucciso presso Verona dalle truppe del rivale Decio, che ascese al trono con un programma rigoroso e intransigente. Decio prese il potere con un programma di rafforzamento interno dell'Impero contro i pericoli d'invasione dei barbari che minacciavano i confini da settentrione e da oriente. Per il nuovo imperatore, tale opera di rafforzamento implicava un ritorno all'antica religione romana per ragioni politiche, ritenendo che il favore degli dèi tradizionali fosse indispensabile per la salvezza dello Stato. Fu decretato che tutti i sudditi dell'Impero romano dovessero proclamare solennemente e pubblicamente la loro adesione al paganesimo tradizionale, abiurando ogni altro culto. Il decreto imponeva un atto di culto consistente nell'immolazione di qualche animale sugli altari eretti nelle piazze cittadine. Dopo l'atto di culto, ogni cittadino riceveva il libello, un certificato ufficiale attestante l'avvenuta adesione agli antichi culti dello Stato. Chi non compiva il sacrificio pubblico diventava automaticamente un fuorilegge e un nemico dello Stato, esponendosi a pene severissime che comprendevano la confisca dei beni e la morte. A Roma tre commissioni chiamarono via via tutti i cittadini a compiere questa scelta radicale, dividendo la popolazione di fronte all'autorità imperiale. Per i pagani la scelta era un gesto semplice e naturale, privo di alcun conflitto di coscienza e radicato nelle tradizioni dei loro padri. Per i cristiani, invece, immolare un animale agli dèi di Roma significava rinnegare l'unico Dio di Gesù Cristo e respingere la sua legge d'amore e di verità. Di fronte a questa prova terribile, la comunità cristiana visse ore di profonda tribolazione e smarrimento. Alcuni cristiani cedettero in pieno per paura o per interesse, compiendo l'atto di culto richiesto dai magistrati per salvare la vita o i beni materiali. Altri cristiani cercarono scappatoie per ottenere il libello senza prestare il culto richiesto, corrompendo i funzionari o trovando espedienti ambigui. I cristiani convinti dissero invece un risoluto no, respingendo l'imposizione e affrontando la morte con la fortezza che viene dallo Spirito Santo. Papa Fabiano fu tra i primi a rifiutarsi di sacrificare agli dèi, offrendo al gregge una testimonianza cristallina e irremovibile di fedeltà al Signore. Arrestato dai soldati imperiali, papa Fabiano si spense nel carcere Tullianum, affrontando la prigionia con mitezza e incrollabile fermezza. La morte di Fabiano nel carcere non fu violenta nel senso di un'esecuzione immediata con la spada, ma la tradizione riferisce che sia stato lasciato morire di fame e di sfinimento nella prigione sotterranea. I cristiani, mossa a pietà la loro fede, seppellirono Fabiano nel cimitero di San Callisto lungo la Via Appia, deponendo il suo corpo in questo giorno a Roma. I fedeli lo onorarono immediatamente come martire, e l'iscrizione posta sul suo sepolcro all'epoca è giunta fino a noi attraverso i secoli, testimoniando la devozione dei primi credenti. San Cipriano, vescovo di Cartagine, si felicitò del suo combattimento per aver dato una testimonianza irreprensibile e insigne nel governo della Chiesa, lodando la sua gloriosa fine.
Il ministero
La vicenda umana e spirituale di Fabiano si inserisce nel contesto complesso del terzo secolo, un periodo di profonde trasformazioni per la comunità cristiana di Roma. La sua elezione a papa, avvenuta mentre rivestiva ancora la condizione di laico, attesta la stima profonda di cui godeva all'interno della Chiesa. Con spirito di ordine e carità, egli si dedicò con solerzia all'amministrazione della sede apostolica, comprendendo la necessità di una struttura più efficace per il sostentamento del popolo di Dio. A tal fine, Fabiano suddivise la città di Roma in sette ripartizioni territoriali, un atto di governo che permise una gestione più capillare della cura pastorale e del servizio ai bisognosi.
Oltre alla riorganizzazione amministrativa, egli manifestò una profonda cura per la memoria dei predecessori, provvedendo alla traslazione delle spoglie di papa Ponziano con la dovuta solennità. Tale gesto rivela la sua consapevolezza del legame vitale che unisce la Chiesa presente a coloro che l'hanno guidata in tempi precedenti, onorando la continuità della successione apostolica. Il suo operato non fu solo un esercizio di autorità, ma un atto di amore filiale verso la tradizione cristiana, vissuto con la sobrietà di chi sa di essere custode di un tesoro prezioso. La sua dedizione fu spezzata dall'editto di Decio, che richiese ai cristiani di abiurare la propria fede attraverso il sacrificio agli dèi. Di fronte a questa imposizione, Fabiano scelse la via del rifiuto, testimoniando che la fedeltà a Dio è il bene supremo a cui nulla può essere anteposto. La sua esistenza si concluse nel carcere Tullianum, dove morì per gli stenti subiti, sigillando nel martirio una vita spesa interamente per la difesa della verità e dell'unità della Chiesa.
Il culto
Il culto tributato a San Fabiano possiede radici antichissime, che affondano nel terreno fecondo della memoria dei martiri romani. La Chiesa universale ne conserva la memoria liturgica il giorno 20 gennaio, invitando i fedeli a meditare sulla costanza di colui che non volle cedere alle lusinghe o alle minacce del potere temporale. Tale commemorazione rappresenta un momento di profonda unità ecclesiale, unendo le generazioni nel ricordo di un pastore che ha saputo rendere gloriosa la propria fine attraverso la testimonianza del sangue.
In alcune realtà locali, come nella diocesi di Milano, la celebrazione avviene il 18 gennaio, a testimonianza di come la venerazione per questo santo si sia radicata capillarmente nel tessuto delle comunità cristiane fin dalle epoche più remote. San Fabiano continua a parlare al cuore dei fedeli moderni, offrendo un modello di integrità e di coraggio che supera i secoli. La sua figura, spogliata di ogni retorica, rimane un punto di riferimento per chi cerca, nella vita quotidiana, la forza di rimanere fedeli ai propri ideali di fede e giustizia, confidando nella protezione di chi ha già percorso la strada del sacrificio per amore di Cristo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Fabiano?
La memoria liturgica di San Fabiano si celebra il venti gennaio di ogni anno nella Chiesa universale. La sua memoria si celebra inoltre il diciotto gennaio nella diocesi di Milano.
Quali furono le principali opere di San Fabiano a Roma?
Papa Fabiano si dedicò intensamente all'organizzazione ecclesiale nell'Urbe, dividendone il territorio in sette ripartizioni territoriali e provvedendo a sistemare con cura i cimiteri cristiani.
San Fabiano, papa e martire, che da laico fu chiamato per grazia divina al pontificato e, offrendo un glorioso esempio di fede e di virtù, subì il martirio durante la persecuzione dell’imperatore Decio; san Cipriano si felicita del suo combattimento, perché diede una testimonianza irreprensibile e insigne nel governo della Chiesa; il suo corpo in questo giorno fu deposto a Roma sulla via Appia nel cimitero di Callisto. — Martirologio Romano