20 gennaio
Sant' Eustochia (Smeralda) Calafato
Vergine clarissa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza a Messina
La figlia di Bernardo Cofino si chiamava Smeralda di nome e di fatto ed era ritenuta bellissima. La bellezza celebrata di Smeralda si può constatare ancora oggi dopo più di cinquecento anni. Il padre di Smeralda era soprannominato Calafato, cognome poi assunto da tutta la famiglia. Il padre di Smeralda era un commerciante che esercitava anche via mare il trasporto conto terzi. La Calafato era figlia di Bernardo, ricco mercante messinese, e di Macalda Romano Colonna. La madre di Smeralda era un'autentica cristiana conquistata dallo spirito francescano ed era iscritta al Terz'Ordine francescano. La madre Macalda, indotta dal beato Matteo di Agrigento, si era affiliata al Terz'Ordine di San Francesco e viveva una perfetta vita cristiana. La madre trasmise un grande amore per Chiara e Francesco soprattutto alla figlia Smeralda. Smeralda nasce a Messina il venticinque marzo del quattordici trentaquattro. La Calafato nacque il giovedì santo del quattordici trentaquattro nel villaggio detto Annunziata, presso Messina. La nascita avvenne ad Annunziata il venticinque marzo del quattordici trentaquattro. Santa Eustochio Calafato visse a Messina. Smeralda crebbe in un'atmosfera di pietà e cominciò presto a seguire le orme della madre.
Molti sostengono che Smeralda servì da modella al suo coetaneo Antonello da Messina per dipingere la celebre Annunziata. La presunta modella per l'Annunziata potrebbe essere solo una leggenda. A undici anni Smeralda si ritrovò fidanzata a sua insaputa con un maturo vedovo trentacinquenne. Smeralda subì il legame di fidanzamento per due anni fino alla morte improvvisa del fidanzato. La morte improvvisa del fidanzato fece meditare Smeralda sulla brevità della vita e sulla necessità di usare bene il tempo. Una visione del crocifisso in una chiesa decise Smeralda a darsi completamente al Signore. A non ancora quattordici anni Smeralda decise di entrare in convento per dedicarsi completamente a Dio. Il padre di Smeralda oppose un netto rifiuto alla sua entrata in convento. Il padre riceveva altre richieste di matrimonio, anche ghiotte, per la figlia bella. Smeralda respinse i numerosi pretendenti, rifiutò ogni proposta di matrimonio, scalpitò, litigò con il padre e cercò di scappare da casa. Il padre di Smeralda morì in Sardegna durante uno dei suoi frequenti viaggi commerciali.
L'ingresso tra le Clarisse e le prime difficoltà
Dopo la morte del padre, le monache rifiutarono Smeralda per paura che il convento venisse incendiato. I fratelli di Smeralda avevano minacciato di fare incendiare il convento. Smeralda domandò di entrare fra le Clarisse di Santa Maria di Basicò. I fratelli di Smeralda minacciarono di dar fuoco al convento se vi fosse entrata. Le suore Clarisse, intimorite dalle minacce dei fratelli, si rifiutarono di accoglierla. Le insistenze della beata ebbero infine ragione dell'opposizione dei fratelli. Smeralda riuscì a realizzare il suo sogno ed entrò tra le Clarisse ancor prima di compiere sedici anni. Smeralda vestì l'abito religioso e ricevette il nome di Eustochia. Il convento si rivelò completamente diverso da come Smeralda lo aveva immaginato. Il convento di Santa Maria di Basicò era uno dei più importanti della Sicilia di allora. Il convento di Santa Maria di Basicò era asilo delle nobili fanciulle messinesi e oggetto dei privilegi dei re. La vita spirituale nel convento si era rilassata. Dispense e favoritismi avevano ammorbidito la penitenza per venire incontro alle esigenze delle ragazze di buona famiglia. Le ragazze di buona famiglia non avevano voluto rinunciare completamente agli agi e alle comodità. La badessa era troppo invischiata nelle cose temporali e aveva perso di vista lo spirito di povertà delle figlie di Santa Chiara.
La beata non trovò a Santa Maria di Basicò il suo ideale di rinunzia perché la vita regolare era mitigata da dispense. Suor Eustochia prese il nome di suor Eustochia insieme al velo. Eustochia scelse come cella un sottoscala. Eustochia visse penitente dormendo poco e sulla nuda terra. Eustochia afflisse le sue carni col cilicio e la flagellazione. Suor Eustochia si oppose allo stile di vita rilassato del convento e invocò un ritorno alla Regola originaria. Suor Eustochia diede per prima l'esempio di una vita austera, penitente, intessuta di preghiera e di servizio alle sorelle anziane o ammalate. Lo spirito della beata era nutrito dalle laudi di Jacopone da Todi. Eustochia rivolse una preghiera al Crocifisso esprimendo il desiderio di soffrire e di morire per il suo amore. Lo scontro con la badessa fu inevitabile e portò a uno strappo doloroso ma necessario. Suor Eustochia uscì dal convento per fondarne un altro che seguisse più fedelmente la Prima Regola di Santa Chiara. Eustochia progettò una riforma della vita religiosa.
La fondazione del nuovo monastero e la riforma
Suor Eustochia riuscì a fondare il nuovo convento a fatica nel quattordici sessantaquattro. Callisto III, con decreto del diciotto ottobre del quattordici cinquantasette, accolse le richieste della Calafato. La madre e la sorella aiutarono anche finanziariamente la Calafato. Nel nuovo convento Eustochia fu seguita dalla madre, da una sorella e da poche fedelissime. Eustochia entrò nel nuovo convento con la madre, la sorella e Jacopa Pollicino. La Calafato si trasferì nel nuovo convento di Santa Maria Accomandata. Superiori e consorelle mostrarono opposizione verso la riforma. Il nuovo convento incontrò incomprensioni anche da parte dei Frati Minori Osservanti. I Frati Minori Osservanti rifiutarono di andare a celebrare la Messa nella nuova fondazione. I Frati Minori Osservanti lasciarono il nuovo convento senza assistenza religiosa per otto mesi. La Calafato, abbandonata da tutti, si rivolse a Roma. La Calafato ottenne un nuovo Breve pontificio. L'arcivescovo di Messina impose ai Frati Osservanti, sotto pena di scomunica, di assumere la cura spirituale delle suore riformate.
Il nuovo convento vide rifiorire i primi tempi del movimento francescano. La fondatrice guidava fermamente la comunità insegnando con la parola e con l'esempio l'ideale del Poverello e l'amore del Crocifisso. Eustochia praticava l'adorazione eucaristica passandovi notti intere. Le vocazioni affluirono numerose e l'edificio divenne troppo angusto. Per munificenza di Bartolomeo Ansalone, nel quattordici sessantatré le Clarisse Riformate poterono trasferirsi a Montevergine in un nuovo monastero esistente tuttora. Il monastero si stabilì nella zona di Montevergine a Messina, dove si consolidò e si ingrandì. Eustochia guidò il monastero con la saggezza e la spiritualità proprie dei santi. A Montevergine la Calafato scrisse un libro sulla Passione per esortare le consorelle alla virtù e all'amore del Crocifisso. Santa Eustochio Calafato fu vergine e badessa dell'Ordine di Santa Chiara. La santa si dedicò con grande ardore a ripristinare l'antica disciplina della vita religiosa. La santa si dedicò a promuovere la sequela di Cristo sul modello di san Francesco.
Il transito e la memoria spirituale
Eustochia si spense a cinquantuno anni il venti gennaio del quattordici novantuno. Il venti gennaio del quattordici ottantacinque suor Eustochia morì. La morte avvenne a Montevergine il venti gennaio del quattordici ottantacinque. L'ultima raccomandazione di suor Eustochia fu di prendere il Crocifisso per Padre affinché potesse ammaestrare in ogni cosa. Durante la vita e ancor più dopo la morte, alla Calafato furono attribuiti vari miracoli. La vita santa di Eustochia fu accompagnata da miracoli in vita e in morte che la resero veneratissima. I messinesi la venerarono come protettrice della loro città, specialmente contro i terremoti. I messinesi e le Clarisse ritenevano Eustochia santa già da cinque secoli prima della canonizzazione. Il due luglio del diciassette settantasette il senato di Messina promise di recarsi ogni anno a Montevergine il venti gennaio e il ventidue agosto. I martirologi francescani ricordano suor Eustochia al venti gennaio.
Nel millesettecento ottantadue Pio VI approvò il culto ab immemorabili di Eustochia. Nel diciassette ottantadue la Calafato fu beatificata da Pio VI. Nel diciannovesimo secolo, e precisamente nel sedici novanta, l'arcivescovo di Messina scrisse una lettera alla Sacra Congregazione dei Riti descrivendo lo stato incorrotto del corpo della beata. L'arcivescovo riferì che il corpo era integro, intatto e incorrotto, capace di reggersi in piedi sulle piante. L'arcivescovo descrisse il naso bellissimo, la bocca socchiusa, i denti bianchi e forti e gli occhi non corrotti con pupilla trasparente nell'occhio sinistro. L'arcivescovo constatò che le unghie delle mani e dei piedi erano inalterate e il capo conservava dei capelli. Due dita della mano destra apparivano distese in atto di benedire mentre le altre erano contratte verso la palma. Le braccia si piegavano sia sollevandole che abbassandole. Si accenna a una benedizione che la beata avrebbe dato dopo la morte con quella mano a una suora. Il corpo della beata è interamente ricoperto dalla pelle. La carne sotto la pelle della beata appare disseccata al tatto.
I manoscritti e la testimonianza dei testi
Sulla vita di suor Eustochia Calafato esistono due antichi manoscritti. Il primo manoscritto si trova nella Biblioteca comunale di Perugia. Il primo manoscritto fu scritto da suor Jacopa Pollicino, figlia del barone di Tortorici. Suor Jacopa scrisse la Vita della Calafato su richiesta di suor Cecilia, badessa del monastero di Santa Lucia di Foligno. Le Clarisse messinesi erano in corrispondenza con il monastero di Santa Lucia di Foligno. Suor Jacopa si fece aiutare nella stesura da altre suore che erano vissute con la beata. Suor Cecilia si trasferì in seguito a Perugia portando con sé il manoscritto. Suor Cecilia ritoccò il manoscritto, gli diede un miglior ordine, tolse espressioni siciliane e lo arricchì di colorito toscano. Il ventotto febbraio del diciassette ottantuno una copia collazionata del primo manoscritto fu inviata dall'arcivescovo di Messina alla Sacra Congregazione dei Riti per il processo di beatificazione. La copia del primo manoscritto fu pubblicata dal Macrì nel millenovecentotre.
Il secondo manoscritto fu ritrovato da Michele Catalano nella Biblioteca Civica Ariostea di Ferrara. Il secondo manoscritto fu pubblicato da Michele Catalano nel millenovecentoquarantadue. Un testo agiografico sulla Calafato fu composto nel quattordici novantatre, due anni dopo la sua morte. Il testo del quattordici novantatre riproduce con grande fedeltà l'originale seguendolo anche nelle espressioni siciliane. Secondo Catalano, il testo ha notevole importanza mistica, valore agiografico e storico, e valore nella storia della lingua.
Il corpo incorrotto e la canonizzazione
Il corpo di Smeralda è ancora miracolosamente incorrotto. Il corpo di Smeralda è passato indenne anche il terremoto del millenovecentotto. Il corpo di Smeralda è conservato in una teca di vetro in posizione eretta. San Giovanni Paolo II chiamava Smeralda la santa in piedi. Il corpo della beata si può vedere ancora oggi intatto. Il corpo della beata si trova in posizione eretta nell'abside della Chiesa di Montevergine. Il corpo è esposto alla venerazione del popolo. La folla accorre in massa a venerare il corpo soprattutto il venti gennaio. La folla accorre in massa a venerare il corpo anche il ventidue agosto. L'iconografia rappresenta la beata in ginocchio davanti al Sacramento. L'iconografia raffigura più frequentemente la beata con la Croce nelle mani. Le braccia del corpo della beata si piegano sia sollevandole che abbassandole.
Nel millenovecentottantotto san Giovanni Paolo II proclamò Eustochia Calafato santa. La devozione dei fedeli continua a rinnovarsi nel tempo lungo i luoghi che custodiscono la sua memoria spirituale. La testimonianza di fede di santa Eustochia rimane un punto di riferimento luminoso per la Chiesa e per l'ordine francescano.
Il cammino di santità
Smeralda Calafato, che assunse il nome di Eustochia al momento del suo ingresso nel convento di Santa Maria di Basicò, scelse fin dalla giovinezza di rispondere alla chiamata evangelica con una dedizione senza riserve. Il desiderio di vivere una vita consacrata di purissima osservanza la spinse a promuovere un rinnovamento profondo della vita claustrale. Animata da questo spirito, fondò il monastero di Santa Maria Accomandata, con l'intento preciso di ripristinare la Regola originaria di santa Chiara, spogliata di ogni accomodamento e riportata alla sua essenziale bellezza. La sua guida, ferma e sapiente, non si limitò alla direzione spirituale delle consorelle, ma si concretizzò in atti concreti di cura per la vita comunitaria.
Nel 1463, Eustochia guidò la sua comunità nel nuovo monastero di Montevergine, un luogo che divenne il cuore pulsante della sua missione. Per garantire stabilità e assistenza religiosa alle sue monache, ottenne un importante Breve pontificio, strumento giuridico che confermò la validità e il valore della sua opera di riforma. La sua esistenza fu un costante pellegrinaggio verso la perfezione, vissuto nell'umiltà di chi sa di essere solo uno strumento nelle mani di Dio. Fino al momento della sua morte, avvenuta nel 1485, Eustochia non smise di essere il punto di riferimento spirituale per le clarisse di Messina, lasciando un esempio di perseveranza che ha saputo resistere al passare del tempo e alle vicende della storia.
Il ricordo e il culto
Il culto di sant'Eustochia Smeralda Calafato è profondamente radicato nel tessuto spirituale di Messina, città che le diede i natali e che custodisce le sue spoglie mortali. La sua figura è venerata come quella di una madre che ha saputo coniugare la severità della disciplina con una carità accogliente, divenendo patrona della città. La Chiesa ha riconosciuto la santità di questa vergine clarissa attraverso la canonizzazione solenne, presieduta da Giovanni Paolo II nel 1988, che ha definitivamente iscritto il suo nome nel calendario dei santi.
Ogni anno, il 20 gennaio, la Chiesa ne celebra la memoria liturgica, ricordando il giorno in cui la santa concluse il suo pellegrinaggio terreno per entrare nella gloria del Padre. Questo anniversario non è soltanto una ricorrenza storica, ma un momento di preghiera in cui la comunità cristiana si raccoglie per invocare l'intercessione di colei che, con la sua vita, ha testimoniato la fecondità del silenzio e dell'abbandono fiducioso alla volontà divina.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Eustochia (Smeralda) Calafato?
Si festeggia il venti gennaio, data della sua memoria liturgica, con ulteriori celebrazioni il venti gennaio e il ventidue agosto.
Di cosa è patrono Sant'Eustochia (Smeralda) Calafato?
È protettrice e patrona della città di Messina.
A Messina, santa Eustochio Calafato, vergine, badessa dell’Ordine di Santa Chiara, che si dedicò con grande ardore a ripristinare l’antica disciplina della vita religiosa e a promuovere la sequela di Cristo sul modello di san Francesco. — Martirologio Romano