20 gennaio
Sant' Ascla
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti e le redazioni della Passio
La passio di Ascla è giunta sino a noi in tre redazioni distinte, ovvero latina, greca e copta, che presentano contenuti sostanzialmente identici. Il testo greco della passio fu redatto da Simeone Metafraste e si trova pubblicato nella Patrologia Graeca, al volume CXVI, colonna 537. Tale testo greco fu collazionato dai Bollandisti con quattro testi latini e fu pubblicato nella traduzione latina negli Acta Sanctorum Martii, volume primo, stampato a Venezia nel 1735 alle pagine 151-157. La passio latina si legge invece negli Acta Sanctorum Ianuarii, volume secondo, pubblicato ad Anversa nel 1643 alle pagine 455-457, e fu utilizzata da Usuardo per redigere un elogio inserito poi nel Martyrologio Romano alla stessa data. La passio copta è conservata in un manoscritto del Museo Egizio di Torino e fu pubblicata da Francesco Rossi negli Atti dell'Accademia dei Lincei.
Le diverse redazioni offrono anche differenti collocazioni temporali per la festa del santo, poiché il testo greco fissa la ricorrenza al 14 dicembre, la passio latina la colloca al 23 gennaio e il testo copto la indica al 21 tobi. Secondo i testi greco e latino, il martirio di Ascla segue cronologicamente quello di Filemone e Apollonio e precede i tormenti di Tirso, Lucio e Callinico. Nel testo copto, invece, la morte di Ascla precede il supplizio di Apollonio e Filemone e segue il supplizio di Pantaleone di Nicomedia. Nella medesima passio copta il luogo del martirio è identificato a Smoun, che corrisponde all'antica Hermopolis e all'odierna El Asmonen, mentre nel Martyrologio sant'Ascla viene commemorato ad Antinoe nella Tebaide, in Egitto. Infine, il santo viene nominato negli atti copti di Apollonio e Filemone con riferimento BHO, pagina 20, numero 80, negli atti copti di Arriano con riferimento BHO, pagina 27, numero 110, e negli atti siriaci di Apollonio e Filemone con riferimento BHO, pagina 213, numero 973.
Il martirio e il viaggio sul Nilo
Ascla era originario della Tebaide e visse durante il quarto secolo, nel corso del terzo anno dell'impero di Diocleziano, secondo quanto indicato dal testo greco della passio. A causa della sua fede irremovibile, Ascla fu condotto davanti al governatore della regione Arriano. Al cospetto del governatore, il santo non temette le minacce, poiché la sua principale preoccupazione era quella di non rinnegare Cristo. In seguito, Ascla si imbarcò con Arriano per raggiungere Antinoe, ma la tradizione riferisce che un prodigio fermò la navigazione sul Nilo durante il viaggio. La navigazione poté riprendere e fu permesso l'approdo solo dopo che Arriano scrisse e firmò su un foglio la professione di fede con le parole: 'Uno è il Dio di Ascla e non vi sono altri dei fuori di Lui'. Una volta giunto a riva, il martire fu sottoposto a torture di vario genere prima di essere gettato nel fiume con una pietra legata al collo.
Il cammino del martirio
La vita di Sant'Ascla trova le sue radici nella terra della Tebaide, un luogo che ha generato molti testimoni della fede. La sua testimonianza pubblica ebbe inizio nel momento in cui fu chiamato a rendere conto del suo credo di fronte al governatore Arriano. In un tempo in cui la professione di fede cristiana esponeva al rischio estremo, Ascla scelse di non cedere, manifestando una coerenza che non vacillò nemmeno davanti alle minacce dell'autorità imperiale. Durante il viaggio che lo condusse verso la città di Antinoe, navigando sulle acque del Nilo, si narra che egli sia stato protagonista di un prodigio, segno tangibile di una presenza divina che lo accompagnava anche nell'ora della tribolazione.
Arrivato a destinazione, egli fu sottoposto a duri interrogatori e, a causa del suo rifiuto di abiurare, il governatore ordinò che venisse torturato col fuoco. Nonostante la sofferenza fisica, la volontà di Ascla rimase salda, sostenuta da una grazia che superava le fragilità umane. La sua esistenza terrena giunse infine al compimento quando, per ordine del governatore, fu condannato a morte. Il martirio avvenne per annegamento nelle acque del fiume: una pietra gli fu legata al collo, rendendo il corso d'acqua lo strumento finale del suo sacrificio. Egli lasciò questa terra nell'anno 287, lasciando ai posteri l'esempio di un uomo che ha saputo trasformare la fine violenta in un atto di suprema libertà interiore, restando fedele alla sua chiamata fino all'ultimo respiro.
Memoria e celebrazione
Il culto di Sant'Ascla si intreccia profondamente con la tradizione delle Chiese d'Oriente, che ne custodiscono la memoria con devozione. La sua figura è ricordata in diverse date, a seconda delle tradizioni liturgiche locali: la commemorazione avviene il 14 dicembre, il 20 gennaio o il 23 gennaio, oppure il 21 tobi secondo il calendario copto. Tali diversità nelle date testimoniano quanto il suo nome fosse caro alle comunità cristiane che, fin dai secoli successivi al suo martirio, hanno cercato nell'intercessione del santo un sostegno per la propria vita spirituale.
I luoghi che videro il suo passaggio, dalla Tebaide fino a Smoun e Antinoe, rimangono muti testimoni di un legame indissolubile tra il santo e la sua terra. Ancora oggi, ricordare Ascla significa volgere lo sguardo verso coloro che, nelle difficoltà e nel dolore, non hanno smarrito la luce della speranza. La sua memoria non è solo il richiamo a un evento passato, ma un invito costante a vivere la fede con la medesima sobrietà e fermezza che egli seppe mostrare nei momenti decisivi della sua vita, offrendo la propria testimonianza come dono per la Chiesa universale.
Domande frequenti
Quando si festeggia sant'Ascla?
Sant'Ascla si festeggia il 20 gennaio secondo il Martyrologio Romano, sebbene le antiche redazioni della passio collochino la ricorrenza in date differenti.
Ad Antinoe nella Tebaide, in Egitto, sant’Ascla, martire, che al cospetto del governatore non temette le minacce, perché la sua più grande preoccupazione era quella di non rinnegare Cristo, e dopo torture di vario genere fu gettato nel fiume. — Martirologio Romano