Sant' Enrico di Uppsala

Vescovo e martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

Le origini e l'apostolato in Scandinavia

Sant'Enrico era originario dell'Inghilterra e visse nel dodicesimo secolo. Non si sa con precisione quando giunse in Scandinavia, ma verso la metà del dodicesimo secolo compare quale vescovo di Uppsala. Ebbe l'incarico di reggere la Chiesa di Uppsala adoperandosi nell'evangelizzazione dei Finni, operando in Svezia e lottando contro il paganesimo. Secondo la tradizione locale avrebbe inaugurato la nuova cattedrale edificata da Sant'Erick IX, re di Svezia. In seguito accompagnò il sovrano in una crociata volta alla cristianizzazione della Finlandia. Si fermò nella regione della Finlandia per continuare l'opera intrapresa e, vinti i capi locali, li battezzò forzatamente alla fonte di Kuppis, nei pressi di Abo.

L'attività missionaria e il martirio

Poche notizie sono state tramandate circa la sua attività missionaria, ma secondo la tradizione sarebbe giunto sino al villaggio di Ylistaro, nella contrada di Kumo. Ancora oggi sopravvivono le rovine della casa in cui il santo vescovo avrebbe predicato a Kumo. Enrico trovò la morte nel primo inverno dal suo arrivo in Finlandia. Fu crudelmente trucidato da un omicida che egli aveva cercato di correggere secondo la disciplina ecclesiastica. L'uccisore fu un indigeno di nome Lalli, al quale Enrico aveva imposto una penitenza per un precedente omicidio. L'episodio avvenne nella palude di Kjulo. Secondo le leggende Lalli avrebbe anche staccato il pollice del vescovo. Sul pollice del vescovo era infilato l'anello pastorale sulla cui pietra era inciso il suo sigillo. In primavera il dito con l'anello ancora infilato fu rinvenuto su un pezzo di ghiaccio galleggiante. Un cieco riacquistò immediatamente la vista strofinandosi gli occhi con la reliquia. Il capitolo del duomo di Abo, in Finlandia, assunse e conserva ancora oggi quale suo sigillo particolare l'immagine del dito con l'anello.

La sepoltura e la dispersione delle reliquie

Enrico avrebbe predetto per tempo la sua morte. Diede disposizione ai suoi compagni che il suo cadavere fosse attaccato ad un paio di buoi. Dispose che dove i buoi lo avrebbero casualmente trascinato fosse sepolto e venisse eretta una chiesa. Così avvenne presso Nouis. In seguito i suoi resti furono racchiusi in un prezioso reliquiario e traslati nel nuovo duomo di Abo. Durante l'occupazione russa della Finlandia, lo zar Pietro I nel 1720 fece spedire in Russia il reliquiario. Da allora il reliquiario scomparve. La sua tomba originaria nella chiesa di Nouis continuò ad essere considerata un luogo sacro. Dopo secoli vi fu eretto un monumento recante l'immagine del santo ed alcune scene della sua vita.

Il culto e la memoria liturgica

Ufficialmente pare che Enrico di Uppsala non sia mai stato canonizzato. Abitualmente al suo nome da tempo immemorabile venne anteposto l'attributo di santo. Fu invocato quale particolare protettore della Finlandia. Gli furono dedicate le feste del venti gennaio e del diciotto giugno. In molte chiese finlandesi e svedesi era posta la sua effige. Oggi la cristianità in Finlandia è divisa fra cattolicesimo, luteranesimo ed ortodossia. Da tempo è iniziata una consuetudine ecumenica in cui ogni anno il venti gennaio una delegazione dalla Finlandia si reca in visita dal Vescovo di Roma. La festa del venti gennaio cade provvidenzialmente durante la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani. Nel martirologio è ricordato come vescovo e martire in Finlandia.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Enrico di Uppsala?

La sua memoria liturgica si celebra il venti gennaio e il diciotto giugno.

Di cosa è patrono Sant'Enrico di Uppsala?

Sant'Enrico è invocato quale particolare protettore della Finlandia.

In Finlandia, sant’Enrico, vescovo e martire, che, nato in Inghilterra, ebbe l’incarico di reggere la Chiesa di Uppsala, adoperandosi con grande zelo nell’evangelizzazione dei Finni; fu, infine, crudelmente trucidato da un omicida, che egli aveva cercato di correggere secondo la disciplina ecclesiastica. — Martirologio Romano