Sant'Alberto Magno visse nel tredicesimo secolo, nascendo a Lauingen, in Baviera, intorno al mille e duecentosei. Appartenente alla nobile famiglia dei Bollstadt, scelse in età giovanissima di entrare nell'Ordine dei Predicatori, ricevendo l'abito religioso dalle mani del Beato Giordano di Sassonia, immediato successore del Santo Patriarca Domenico. Durante il cammino di studi teologici, affrontò prove e difficoltà che lo condussero sul punto di abbandonare la vita religiosa. Sostenuto da una profonda devozione alla Madonna, la quale lo incoraggiò e gli predisse la perdita finale delle capacità di sillogizzare per preservarlo nella fede, Alberto divenne sotto tale protezione un uomo di immenso sapere. Insegnò filosofia e teologia a Parigi e nei vari Studi Domenicani di Germania, fondando inoltre lo Studio Domenicano di Colonia. Fu maestro di San Tommaso d'Aquino, di cui profetizzò la grandezza, e meritò il titolo di Grande già durante la sua esistenza terrena, venendo infine acclamato Dottore universale.
La sua opera di pastore e uomo di pace si espresse attraverso molteplici incarichi di rilievo. Ricoprì la carica di Provinciale di Germania e, pur accettando suo malgrado, nel milleseicentosessanta divenne Vescovo di Ratisbona, adoperandosi per rafforzare la pace tra i popoli. Dopo un anno rinunciò alla sede episcopale per preferire la povertà del suo Ordine, dedicandosi nuovamente all'insegnamento e alla predicazione. Partecipò al Concilio di Lione offrendo sapienza per l'unione tra la Chiesa Greca e quella Latina. Riuscì a unire in una sintesi mirabile la sapienza dei santi, il sapere umano e la scienza della natura. In età avanzata la sua memoria si spense improvvisamente, compiendo la profezia della Vergine, e visse per altri quattro anni desiderando il cielo, prima di spegnersi il quindici novembre milles ottocento a Colonia, consumato dalla divina carità.
San Leopoldo III il Pio visse nel dodicesimo secolo, segnando profondamente la storia dell'Europa centrale come Margravio della Marca d'Austria. Nato a Melk nel 1073 e morto a Klosterneuburg nel 1136, le date della sua vita terrena sono registrate proprio tra queste due località austriache. Salito al trono nel 1095, governò per quarant'anni con grande energia, avvedutezza e giustizia, regalando al suo popolo un periodo di fecondità e parziale pace. La tradizione popolare lo chiamò affettuosamente Il Pio oppure Padre dei poveri già mentre era in vita, ricordando la sua straordinaria generosità fatta di cospicue elemosine e di una costante attenzione verso i bisognosi. Uomo di profonda fede cristiana, educato da un santo vescovo di Passau, seppe unire i doveri del governo temporale a una dedizione totale verso la Chiesa, proteggendone i diritti e promuovendo riforme coraggiose per rinnovare lo spirito e i costumi ecclesiastici.
La memoria di San Leopoldo III rimane legata in modo indissolubile alle sue numerose fondazioni spirituali e alla sua numerosa famiglia, vissuta in un clima di autentica ascesi. Nel corso della sua esistenza terrena, infatti, si legò in matrimonio a una donna di nobili origini, già vedova di Federico di Hohenstaufen e figlia dell'imperatore di Germania Enrico IV, condividendo con lei una vita di fede profonda che fruttò la nascita di ben diciotto figli. Questi ultimi scelsero quasi tutti la via conventuale, monastica o il vescovado. Nel suo ruolo politico, pur essendo molto religioso, si trovò coinvolto nelle complesse lotte per le investiture, rimanendo dapprima fedele all'alleanza con Enrico IV, per poi allontanarsi quando questi venne scomunicato dal Papa e scegliendo invece di seguire il figlio ribelle Enrico V. Rifiutò la corona imperiale tedesca preferendo l'Italia e la vicinanza all'imperatore Lotario III, e seppe difendere i confini sconfiggendo il popolo magiaro. Morì nel 1136 lungamente compianto dal suo popolo. Canonizzato nel 1485, è oggi venerato come patrono dell'Austria cattolica e della dinastia degli Asburgo e Asburgo-Lorena.
San Macuto, conosciuto anche come Maclovio, è una figura luminosa del settimo secolo, la cui esistenza è profondamente radicata nella tradizione monastica celtica. Nato nel Galles meridionale, egli formò il proprio spirito all'interno della comunità di Llancarvan, sotto la guida spirituale di San Cadoc. La sua vita fu segnata da un lungo cammino di fede e di missione, che lo condusse lontano dalla terra d'origine per portare il messaggio del Vangelo in nuove terre.
Il santo è ricordato con profonda venerazione per la sua dedizione apostolica e per le prove affrontate con umiltà cristiana. Dalla fondazione del monastero di Aleth, in Bretagna, fino all'esilio forzato e al successivo trasferimento in Aquitania, la sua vicenda umana testimonia una costante ricerca di Dio. La memoria di San Macuto rimane viva come esempio di perseveranza nell'annuncio del Vangelo e di dedizione alla vita monastica, culminata nel suo transito terreno avvenuto a Saintes intorno all'anno seicentoquaranta.
Nel corso del settimo secolo, e precisamente intorno al millenario anno seicento e cinque, la Baviera fu segnata dalla testimonianza di due figure insigni della fede cristiana, ricordate con devozione sul monte Irschenberg nella Baviera in Germania come santi Marino vescovo e Aniano martiri. Marino visse come vescovo missionario o claustrale, mentre Aniano scelse la via della vita solitaria come eremita nell'Irschenberg nella Baviera superiore. Le origini di entrambi vengono tradizionalmente ricondotte all'area gallo-romana o irlandese, segno di una Chiesa antica capace di valicare i confini geografici per portare il Vangelo. La tradizione riferisce che Marino fu barbaramente ucciso e bruciato dai Vandali, identificati storicamente con gli Slavi delle Alpi, mentre la morte di Aniano sopraggiunse nel medesimo periodo storico. Intorno al settecento cinquantacinque, il vescovo Giuseppe di Frisinga dispose il solenne trasporto dei loro corpi nella chiesa di Aurisium o Irschenberg, un evento che la antica Vita colloca esattamente centocinquant'anni dopo il loro transito terreno.
Il culto dei due santi si radicò profondamente nel tempo e nello spazio ecclesiale, come dimostra la più antica traccia liturgica registrata nel Sacramentario di Enrico il santo, che fissa la festa di Marino al quindici novembre come santo Marino vescovo e martire. Sebbene la sua ricorrenza liturgica non compaia nelle più antiche litanie di Frisinga e Tegernsee, a partire dal quattordicesimo secolo la figura di Marino figura regolarmente al quindici novembre in quasi tutti i calendari di Treviri. Documenti storici attestano che nel mille centoquarantadue ambedue erano riconosciuti come patroni del monastero di Rott sull'Inno, e nel mille trecentosettantatré la medesima tutela veniva riconosciuta per il monastero d'Irschenberg. Esiste inoltre l'opinione teologica e storica secondo cui essi potrebbero essere identici ai santi Marino e Dedano venerati a Frisinga, la cui memoria è legata anche alla Regensburger Schottenlegende che li designa come nobili compagni di san Virgilio di Salisburgo.
Sant' Eugenio è una figura luminosa e venerata del nono secolo, la cui memoria attraversa i confini dell'Europa unendo idealmente Roma, la Francia e la Spagna. Nato a Roma, egli ha consacrato la propria esistenza al martirio, lasciando un'impronta indelebile nella devozione popolare che ha varcato i secoli. La sua testimonianza di fede, pur nel silenzio delle cronache biografiche dettagliate, emerge con forza attraverso la solenne custodia delle sue reliquie, segno tangibile di una santità che non conosce oblio.
Egli è ricordato come martire a Deuil, luogo che per lungo tempo ha protetto le sue spoglie mortali, divenendo meta di pellegrinaggi e segno di benedizione. La storia di Sant' Eugenio si intreccia profondamente con la liturgia della Chiesa, trovando posto nei martirologi di Wandeberto di Prum e di Usuardo, che ne fissano la memoria al quindici novembre. La sua eredità spirituale continua a vivere ancora oggi, invitando i fedeli alla riflessione sulla fedeltà estrema a Cristo, testimoniata dal sacrificio supremo della vita e onorata attraverso la cura devota rivolta alle sue sacre spoglie.
San Fintano, noto anche come Findano, nacque nella provincia irlandese del Leinster intorno all'anno 800, nel corso del nono secolo. La sua esistenza terrena fu segnata da prove dolorose e da un cammino spirituale di straordinaria dedizione, che lo condusse infine a vivere una vita di preghiera intensa e silenziosa in terra di Germania e di Svizzera. Catturato in gioventù dai Vichinghi e condotto come schiavo nelle isole Orcadi, Fintano visse una drammatica prigionia da cui riuscì fortunosamente a fuggire. Riconoscendo nella propria salvezza un chiaro dono divino, decise di consacrare interamente il resto della sua esistenza al servizio del Signore, intraprendendo un lungo pellegrinaggio di fede che lo portò a onorare le tombe apostoliche.
Giunto nell'abbazia benedettina di Rheinau, situata su un'isola del Reno sotto la città di Schaffhausen nella diocesi di Costanza, San Fintano scelse la via della clausura e della penitenza più severa. Visse a lungo in quel monastero e, negli ultimi ventidue anni della sua vita, si fece rinchiudere in una cella angusta accanto alla basilica di Santa Maria. La sua memoria rimase viva nei secoli grazie a una Vita anonima scritta intorno all'anno 900 da un autore che probabilmente lo conobbe di persona. San Fintano morì il quindici novembre dell'anno 878, lasciando un'impronta di profonda santità che fu custodita con devozione in Svizzera e tramandata attraverso antichi calendari liturgici.
San Giuseppe Pignatelli, nato a Saragozza nel 1737, è una figura luminosa e ferma nella storia della Chiesa tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Entrato giovanissimo nella Compagnia di Gesù, ha dedicato la propria esistenza al servizio di Dio e del prossimo, distinguendosi per una carità operosa che lo portava a offrire conforto spirituale ai condannati a morte nelle carceri. La sua vita è stata segnata da una prova profonda e prolungata: il periodo della soppressione della Compagnia di Gesù, durante il quale egli non ha mai vacillato, mantenendo viva la speranza e la dedizione al proprio ordine religioso.
Egli è ricordato oggi come il custode fedele che ha traghettato i gesuiti attraverso la tempesta della soppressione, lavorando instancabilmente per la rinascita dell'istituto. Grazie alla sua instancabile dedizione, ha potuto assistere al ristabilimento di diverse case gesuite a Colorno, a Roma e a Napoli. La sua esistenza si è conclusa a Roma nel 1811, lasciando una testimonianza di obbedienza e resilienza che lo ha condotto agli onori degli altari, essendo stato proclamato Beato da Papa Pio undicesimo il 28 maggio 1933. La sua memoria rimane un esempio di dedizione totale alla missione ricevuta.
San Rocco González de Santa Cruz fu un sacerdote gesuita che dedicò la propria esistenza al servizio delle popolazioni indigene nel cuore del Sud America durante il diciassettesimo secolo. Nato ad Asunción nel millecinquecentosettantasei, egli scelse di consacrare la propria vita a Dio e al prossimo, distinguendosi per un impegno instancabile che lo portò a fondare numerose riduzioni, comunità destinate a proteggere e istruire le popolazioni locali. La sua missione non fu soltanto spirituale, ma si tradusse in una concreta difesa dei diritti umani contro lo sfruttamento perpetrato dai commendatori, divenendo un testimone coraggioso della giustizia evangelica.
La memoria di San Rocco González de Santa Cruz è indissolubilmente legata al suo estremo sacrificio. Il quindici novembre milleseicentoventotto, egli trovò la morte in un agguato presso Caaró, in Brasile, suggellando con il martirio il suo amore per la terra e per le genti che aveva servito. Canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel millenovecentottantotto, egli rimane una figura di riferimento per la sua coerenza tra fede e azione, ricordato oggi come patrono del Paraguay, terra che beneficiò della sua dedizione pastorale e del suo ardente desiderio di annunciare il Vangelo in ogni ambiente e circostanza.
San Raffaele di San Giuseppe, nato Josef Kalinowski a Vilna nel 1835, rappresenta una figura di profonda conversione e dedizione spirituale tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. La sua esistenza si è snodata attraverso sentieri tortuosi, passando dalla partecipazione attiva alle vicende politiche e militari della sua terra, fino al silenzio fecondo della vita claustrale. Uomo di grande tempra, ha saputo trasformare la sofferenza della deportazione in un cammino di purificazione, offrendo la propria vita al servizio di Dio e del prossimo con umiltà e fermezza.
Egli è ricordato oggi come un instancabile sacerdote e un riformatore che ha saputo infondere nuova linfa nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Attraverso la fondazione di numerose comunità in Polonia e in Ucraina, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della Chiesa, testimoniando come la grazia divina possa redimere ogni passato e orientare il cuore verso l'eternità. Canonizzato da Papa Giovanni Paolo Secondo nel 1991, la sua memoria continua a essere un faro di luce per quanti cercano la pace nel cuore di Dio.
San Felice di Nola è una figura luminosa del quinto secolo, un pastore che ha guidato la comunità cristiana di Nola con dedizione e fermezza in un'epoca segnata da profonde trasformazioni. La sua memoria è indissolubilmente legata alla terra campana, dove il suo ministero episcopale ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei fedeli. Egli rappresenta per noi un richiamo alla fedeltà verso la cattedra di Pietro e alla cura amorevole per il gregge affidato alla sua protezione.
Il santo vescovo è ricordato oggi come una colonna della Chiesa nolana, celebrato non soltanto per il suo servizio pastorale ma anche per la testimonianza di una vita spesa interamente nell'annuncio del Vangelo. La sua figura invita i fedeli a riflettere sulla continuità della fede attraverso i secoli, offrendo un modello di episcopato vissuto nell'umiltà e nella perseveranza fino al momento del definitivo incontro con il Signore.
La Beata Lucia Broccadelli da Narni, vissuta tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, è una figura luminosa della spiritualità domenicana. Nata a Narni nel 1476, ella scelse fin dalla giovane età di consacrarsi totalmente al Signore, emettendo un voto di perpetua verginità a soli dodici anni. La sua vita fu segnata da una profonda e straordinaria unione con il Cristo sofferente, culminata nel dono delle stimmate ricevuto nel monastero di Viterbo nell'anno 1496.
La memoria della Beata Lucia rimane impressa nella Chiesa per la sua dedizione alla vita contemplativa e per l'opera di fondazione del monastero del Terz'Ordine di San Domenico a Ferrara. Sebbene gli ultimi trentanove anni della sua esistenza siano stati trascorsi in un silenzioso cammino di umiliazione all'interno del chiostro, la sua testimonianza di fede non venne dimenticata. Il culto a lei tributato fu solennemente confermato da Papa Clemente undicesimo il primo marzo 1710, fissando la memoria liturgica al giorno quindici novembre, a perenne ricordo di una vita spesa nell'amore per Dio e per la comunità dei fedeli.
La Beata Maria della Passione, al secolo Hélène de Chappotin de Neuville, nacque il ventuno maggio 1839 in Francia da una famiglia di antiche origini lorenesi e bretoni. Vissuta tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, fu la fondatrice delle Francescane Missionarie di Maria e viene ricordata come maestra di spiritualità missionaria. Donna profondamente radicata nella fede, seppe trasformare i lutti familiari e i profondi dolori della sua vita in un cammino di totale dedizione a Dio e ai fratelli. Nel corso della sua esistenza guidò la nascita e lo sviluppo di un istituto religioso internazionale, capace di diffondersi in quattro continenti attraverso migliaia di religiose disposte a servire i poveri, gli ultimi e i perseguitati con spirito di umiltà e di profonda accoglienza.
La sua opera, passata attraverso dolorose prove, incomprensioni e momenti di temporanea sospensione, trovò infine il pieno riconoscimento della Chiesa e la sua definitiva approvazione. Sotto la sua guida sapiente e coraggiosa, la congregazione seppe radicarsi nelle diverse culture del mondo, adottando gli usi locali e portando ovunque la luce del Vangelo, l'amore universale e la centralità dell'Eucaristia. Maria della Passione morì a Sanremo il quindici novembre 1904, lasciando un'eredità spirituale e legislativa straordinaria che continua a vivere nell'impegno missionario di migliaia di suore sparse in tutto il mondo.
Sant' Alfonso Rodríguez nacque a Zamora, in Spagna, il 10 marzo 1599 e visse nel diciassettesimo secolo, offrendo la sua vita come sacerdote gesuita e martire. La sua esistenza terrena si concluse tragicamente il 15 novembre 1628 a Caaró, all'estremo confine dell'Uruguay, oggi territorio del Brasile. Le date biografiche principali di Alonso Rodríguez delineano un percorso breve ma intenso, iniziato nella penisola iberica e compiuto fino all'effusione del sangue nelle terre di missione del Sudamerica. All'interno della storia della Chiesa, è opportuno ricordare che esistono due santi con nome e cognome uguali, contemporanei e confratelli. L'altro Alfonso Rodríguez fu a lungo fratello portinaio della casa dei Gesuiti a Palma di Maiorca dopo essere rimasto vedovo e senza figli, una figura distinta da questo sacerdote missionario e martire del Río de La Plata.
Sant' Alfonso Rodríguez è ricordato per la sua coraggiosa opera evangelica e per la difesa dei popoli indigeni nelle riduzioni gesuitiche, coordinate insieme a padre Roque González de Santa Cruz. Dotato di grande giudizio, prudenza e capacità d'insegnamento, fu considerato dal suo superiore, padre Mastrilli, un uomo di governo, ed ebbe il merito di essere il primo gesuita ad apprendere il guaycurú, l'idioma locale. La sua testimonianza di fede e il sacrificio estremo, condiviso con i confratelli Roque González e Juan del Castillo, sono stati suggellati dalla canonizzazione proclamata da papa san Giovanni Paolo il sedici maggio millenovecentottantotto ad Asunción. Nel Martirologio, i santi Rocco González e Alfonso Rodríguez sono definiti sacerdoti della Compagnia di Gesù e martiri uccisi in un agguato dal sicario di uno stregone a Caaró.
I beati Riccardo Whiting, Roger James e Giovanni Thorne sono luminose figure di fedeltà cristiana appartenenti al sedicesimo secolo. Il loro cammino terreno è indissolubilmente legato all'abbazia di Glastonbury, luogo di preghiera e di cultura dove esercitarono il loro ministero con dedizione e spirito di servizio. Riccardo Whiting, in particolare, dopo aver completato i propri studi presso l'università di Cambridge e aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale, fu chiamato nel millecinquecentoventicinque a guidare la comunità monastica in qualità di abate, svolgendo il proprio compito sotto il segno dell'obbedienza e della cura spirituale dei confratelli.
La loro memoria è conservata dalla Chiesa come testimonianza di una coerenza incrollabile di fronte alle prove della storia. Arrestati in seguito a una severa ispezione regia e condotti presso la Torre di Londra, i tre martiri affrontarono il sacrificio estremo con coraggio, rimanendo saldi nella propria professione di fede. Nel milleottocentonovantacinque, il Papa Leone Tredicesimo ha riconosciuto la santità della loro testimonianza, elevandoli agli onori degli altari. Oggi, la loro vicenda continua a interpellare il cuore dei fedeli, invitando a riflettere sul valore della testimonianza cristiana che non arretra di fronte alle minacce del mondo, ma trova nel dono di sé il compimento ultimo della vocazione ricevuta nel battesimo.
Nel corso del sedicesimo secolo, la Chiesa in Inghilterra affrontò una prova di fede severa e dolorosa. Nel 1534 il clero inglese fu chiamato a prestare un giuramento di supremazia per riconoscere il sovrano inglese come capo della Chiesa nel regno. I Santi Tommaso Moro, Giovanni Fisher, i monaci certosini e gli osservanti francescani si opposero immediatamente a questo giuramento. Pochi altri oltre a loro si opposero inizialmente al giuramento, mentre gli abati di Glastonbury, Reading e Colchester prestarono il giuramento insieme ai loro monaci, sperando in quel modo di proteggere i loro antichi monasteri dalla tirannia del re. Tuttavia, tutti e tre gli abati raggiunsero un punto di non ritorno con l'intensificarsi della soppressione degli ordini monastici. Tra di essi emerse la figura dell'abate di Reading, chiamato comunemente Ugo Faringdon dal paese d'origine, noto anche con il soprannome di Cook.
Ugo Faringdon, insieme al sacerdote John Eynon e a John Rugg, affrontò il giudizio terreno e il martirio per la fedeltà alla Chiesa cattolica e alla Santa Sede. Hugh Faringdon, John Eynon e John Rugg sono stati beatificati dal pontefice Leone XIII il tredici maggio 1895 mediante conferma di culto. Il martirologio ricorda i beati martiri Ugo Faringdon o Cook, abate dell'Ordine di San Benedetto, Giovanni Eynon e Giovanni Rugg a Reading in Inghilterra, celebrandone la memoria ogni anno il quindici novembre per custodire l'esempio del loro sacrificio e della loro ferma testimonianza cristiana.
San Giuseppe Mkasa Balikuddembé è una figura luminosa della fede cristiana in Uganda, vissuto durante il diciannovesimo secolo. Egli si distinse per il suo coraggio incrollabile nel proteggere i paggi reali dalle insidie e dalle molestie del re Mwanga, testimoniando con la propria vita la dignità inviolabile di ogni persona di fronte alla prepotenza del potere terreno. La sua opera di evangelizzazione presso la corte reale di Mengo fu il seme che permise alla parola del Vangelo di radicarsi profondamente nel cuore dei giovani compagni.
La memoria di San Giuseppe Mkasa Balikuddembé rimane indissolubilmente legata a quella del gruppo dei Martiri dell'Uganda, canonizzati da Papa Paolo VI nel 1964. Il suo sacrificio, culminato con la decapitazione avvenuta a Nakivubo nel 1885 per ordine del sovrano, rappresenta un esempio di fedeltà suprema al messaggio cristiano. Egli è ricordato non solo come un testimone del Vangelo, ma come un custode premuroso della purezza e della virtù, capace di opporsi al male con la forza mite della verità e della carità, lasciando un'impronta indelebile nella storia della Chiesa universale.
Il Beato Juan Duarte Martín è una figura luminosa di fedeltà e coraggio nel tormentato panorama del ventesimo secolo. Nato a Yunquera nel millenovecentododici, egli ha consacrato la propria esistenza al servizio di Dio fin dalla tenera età, percorrendo con umiltà il cammino che lo avrebbe condotto al diaconato. La sua vita, breve ma intensamente vissuta nell'offerta di sé, si è conclusa con il sacrificio supremo del martirio, rendendo testimonianza alla verità del Vangelo in un tempo segnato da profonda ostilità verso la fede cristiana.
Egli è ricordato oggi come un esempio di integrità che, dinanzi alle sofferenze più atroci, ha preferito mantenere intatta la propria dignità di credente piuttosto che cedere alla violenza del male. Beatificato da papa Benedetto XVI il ventotto ottobre duemilasette, il suo nome è inscritto nel novero dei quattrocentonovantotto martiri della guerra civile spagnola. La sua memoria rimane un richiamo costante alla coerenza della testimonianza cristiana, invitando i fedeli a custodire nel cuore la parola di Dio anche quando il mondo sembra smarrire la via della pace e del rispetto per ogni creatura.
Il Beato Giulio Bonati è stato un sacerdote nel corso del ventesimo secolo, uomo di fede che ha speso la propria esistenza tra l'Albania e l'Italia, servendo con dedizione il clero diocesano. La sua figura si staglia come testimonianza di fedeltà al Vangelo, vissuta in tempi segnati da profondi sconvolgimenti politici e sociali che hanno messo alla prova la resistenza dei cristiani in terra albanese.
Egli è ricordato oggi come martire, avendo affrontato con coraggio la prigionia e le sofferenze inflitte dal regime comunista. La sua memoria è iscritta nel novero dei trentotto martiri albanesi, beatificati il cinque novembre duemilasedici, a testimonianza di una dedizione che non ha vacillato di fronte alla persecuzione, ma che ha trovato nel sacrificio supremo il compimento del proprio ministero sacerdotale.
A Ippona in Numidia, nell’odierna Algeria, santi venti martiri, dei quali sant’Agostino celebrò la fede e la vittoria; di loro si ricordano soltanto i nomi di Fidenziano, vescovo, Valeriana e Vittoria.
San Desiderio di Cahors
Vescovo
A Cahors in Aquitania, ora in Francia, san Desiderio, vescovo, che costruì molte chiese, monasteri ed edifici di pubblica utilità e mai trascurò di preparare le anime all’incontro con lo Sposo celeste, facendone un vero tempio di Cristo.
San Sidonio
Abate in Normandia
Presso Rouen in Neustria, ora in Francia, san Sidonio, abate, che, originario dell’Irlanda, condusse vita monastica dapprima a Jumièges, poi nell’isola di Noirmoutier sotto la guida di san Filiberto e, infine, nel monastero da lui stesso fondato.
Beato Caio di Corea
Martire in Giappone
A Nagasaki in Giappone, beato Caio Coreano, martire, che, catechista fu dato al rogo per aver confessato Cristo.
Beato Enea da Faenza
Santi Giuria e Samona
Martiri
A Edessa nell’antica Siria, santi martiri Guria, asceta, e Samona, che, sotto l’imperatore Diocleziano, dopo lunghi e crudeli supplizi, furono condannati a morte dal prefetto Misiano e decapitati con la spada.
San Flaviano di Vercelli
Vescovo
Beato Gerardo
Mercedario
Beato Francesco Catani
Francescano
San Luperio di Verona
Vescovo
San Machell di Lianfechell
Abate
Dal Martirologio Romano
Sant’Alberto, detto Magno, vescovo e dottore della Chiesa, che, entrato nell’Ordine dei Predicatori, insegnò a Parigi con la parola e con gli scritti filosofia e teologia. Maestro di san Tommaso d’Aquino, riuscì ad unire in mirabile sintesi la sapienza dei santi con il sapere umano e la scienza della natura. Ricevette suo malgrado la sede di Ratisbona, dove si adoperò assiduamente per rafforzare la pace tra i popoli, ma dopo un anno preferì la povertà dell’Ordine a ogni onore e a Colonia in Germania si addormentò piamente nel Signore. — Martirologio Romano