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lunedì 26 ottobre 2026 · Santo del giorno

San Folco Scotti

Vescovo

San Folco Scotti

San Folco Scotti, vissuto a cavallo tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, rimase impresso nella memoria della Chiesa come un autentico pastore di riconciliazione e un instancabile costruttore di pace. La sua figura di vescovo si distinse per la profonda cultura teologica unita a una straordinaria carità pastorale, virtù che gli permisero di guidare con sapienza le comunità a lui affidate in tempi di forti tensioni sociali e politiche.

Egli è ricordato oggi nel Martirologio romano non solo per il suo zelo apostolico e la sua carità operosa, ma soprattutto per la sua capacità di sanare le divisioni. In un'epoca segnata da feroci rivalità cittadine, Folco seppe farsi strumento di concordia, unendo sotto la sua guida spirituale due diocesi storicamente ostili e riportando la pace tra i fedeli.

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Gli altri santi di oggi

Beato Bonaventura da Potenza (Antonio Carlo Gerardo Lavanca)

Sacerdote dei Frati Minori Conventuali

Nel cuore del diciassettesimo secolo, esattamente il quattro gennaio 1651, nacque a Potenza Antonio Carlo Gerardo Lavanca, da Lelio Lavanga e Caterina Pica. Battezzato il giorno stesso della nascita, il fanciullo conobbe in giovanissima età i Frati Minori Conventuali, avvertendo presto la chiamata di Dio a seguire uno stile di vita francescano fondato sulla povertà, sull'ubbidienza e sull'abnegazione. Questa vocazione lo condusse a intraprendere un cammino spirituale intenso, che a soli quindici anni lo vide iniziare il noviziato nel convento di Nocera Inferiore, assumendo il nome religioso di fra' Bonaventura da Potenza. Nel corso della sua esistenza terrena, vissuta tra gli impegni sacerdotali e la dedizione ai fratelli, egli si distinse per una rigida osservanza della povertà e per un amore profondo verso il prossimo, arrivando a compiere numerosi prodigi e a servire i malati durante la peste a Napoli. Le coordinate temporali e spaziali della sua esistenza terrena si chiusero nel convento di San Francesco a Ravello il ventisei ottobre 1711, dove morì tra il compianto del popolo e il suono festoso delle campane.

La figura di fra' Bonaventura è profondamente venerata dalla Chiesa cattolica e ricordata con particolare devozione per la sua straordinaria testimonianza di fede e di carità. Fu ordinato sacerdote nel 1675 e visse le diverse tappe del suo ministero viaggiando tra Aversa, Maddaloni, Lapio, Amalfi, Napoli, Ischia, Sorrento e Ravello, edificando ovunque i confratelli e i fedeli con la sua totale sottomissione e con la pratica costante dell'umiltà, ripetendo di essere soltanto un servo inutile nelle mani del Signore. La sua vita fu arricchita da doni spirituali straordinari, tra cui la capacità di prevedere eventi futuri, di levarsi da terra in preghiera e di guarire miracolosamente un lebbroso dopo averlo abbracciato. Riconosciuto per le sue virtù eroiche, fu proclamato Beato da papa Pio VI il ventisei novembre 1775. Oggi i suoi resti mortali sono custoditi e venerati in un'urna sotto l'altare maggiore della chiesa di San Francesco a Ravello, mentre la sua memoria liturgica viene celebrata annualmente il ventisette ottobre, giorno in cui l'Ordine dei Frati Minori Conventuali e la diocesi di Amalfi-Cava dei Tirreni ne onorano la memoria.

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Sant' Alfredo il Grande

Re del Wessex

Sant' Alfredo il Grande, nato nell'anno ottocentoquarantanove a Wantage, nel Berkshire, è una figura luminosa della storia britannica del nono secolo. In un tempo segnato dalle incursioni e dalle devastazioni, egli seppe farsi guida sapiente del suo popolo, regnando sul Wessex dall'anno ottocentosettantuno e assumendo il titolo di re degli Anglosassoni a partire dall'anno ottocentosettantotto. La sua vita fu un costante esercizio di fedeltà, volto non soltanto alla difesa dei confini, ma alla tutela dell'identità spirituale e culturale della sua gente.

Egli è ricordato come un sovrano che seppe coniugare la forza necessaria nelle prove militari con una profonda dedizione all'edificazione civile. Attraverso la riorganizzazione del sistema legislativo e dell'amministrazione statale, Alfredo pose le basi per una convivenza ordinata e giusta. La sua eredità, tuttavia, risplende soprattutto nell'impegno profuso per la rinascita del pensiero, promuovendo la traduzione in lingua volgare di importanti opere latine. Morto nel Wessex nell'anno ottocentonovantanove, egli rimane nel ricordo dei fedeli come un esempio di re cristiano che, pur tra le asprezze del potere, non smise mai di cercare la sapienza e il bene comune.

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San Cedda

Vescovo

San Cedda visse nel settimo secolo e spese la sua esistenza al servizio del Vangelo in Inghilterra. Legato da fratellanza a san Ceadda, egli fu dapprima monaco a Lindisfarne per un lungo periodo. La sua vocazione missionaria lo condusse a evangelizzare i popoli angli e sassoni, portando la luce della fede cristiana in terre distanti e fondando comunità ferventi. La tradizione e le cronache di san Beda il Venerabile tramandano la memoria di un pastore rigoroso e fedele, capace di mediare nei momenti di tensione ecclesiale e di guidare il gregge con saggezza.

San Cedda è ricordato per il suo generoso ministero episcopale tra i Sassoni orientali, per la fondazione di monasteri e chiese, e per il suo saggio intervento al sinodo di Whitby a favore dell'unità della Chiesa. La sua vita si concluse nel seicento sessantaquattro a causa di un'epidemia nel monastero di Lastingham. Oggi la sua memoria liturgica si celebra il ventisei ottobre, rinnovando il ringraziamento a Dio per la testimonianza di questo insigne vescovo.

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Beata Celina Chludzinska Borzecka

Vedova, fondatrice

La Beata Celina Chludzinska Borzecka, vissuta nel corso del diciannovesimo secolo, fu sposa, madre e fondatrice di profondo spirito evangelico. Nata il ventinove ottobre 1833 ad Antowil, nella Polonia orientale, avvertì fin da giovane la chiamata alla vita religiosa, ma per dovere filiale e ascoltando i consigli del suo direttore spirituale si orientò verso il matrimonio, celebrato nel 1853. Fu una moglie esemplare e diede alla luce quattro figli, affrontando anche la prova dell'arresto nel 1863 per aver aiutato alcuni insorti contro il regime zarista. Trasferitasi a Vienna, si dedicò con amore all'assistenza del marito paralizzato e all'educazione delle figlie Celina ed Edvige. Rimasta vedova, nel 1875 si trasferì a Roma, dove la grazia del Signore orientò definitivamente i suoi passi verso la fondazione di un nuovo istituto religioso fondato sul Mistero pasquale.

A Roma entrò in contatto con la spiritualità risurrezionista grazie al servo di Dio Pietro Semenenko e decise di intraprendere la vita consacrata insieme alla figlia Edvige. Nel 1882 fondò la Congregazione delle Suore della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, caratterizzata da una forma contemplativa e attiva, dedita all'educazione cristiana delle ragazze, al rinnovamento morale delle donne e alla cura degli ammalati. Dopo una vita spesa nell'espansione missionaria dell'opera in Polonia, in Bulgaria e negli Stati Uniti, e segnata dal dolore per la morte improvvisa della figlia Edvige nel 1906, Celina morì presso Cracovia il 26 ottobre 1913. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica il ventisei ottobre, ricordandola per la sua straordinaria dedizione alla fede e al prossimo.

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Beato Giuseppe Papamihali

Sacerdote e martire

Il Beato Giuseppe Papamihali è una figura luminosa del ventesimo secolo, testimone coraggioso della fede in una terra segnata dalla prova. Nato a Elbasan nel 1912, ha dedicato la sua esistenza al servizio sacerdotale, abbracciando con dedizione il rito greco-cattolico. Dopo un periodo di formazione e di grazia vissuto tra Grottaferrata e Roma, dove ricevette l'ordinazione nel 1935, scelse di tornare nella sua patria albanese con l'intento di ripristinare e custodire le radici della propria tradizione liturgica. La sua vita fu un cammino costante verso l'essenziale, vissuto con la consapevolezza che il sacerdozio è dono totale di sé.

La memoria del Beato Giuseppe Papamihali resta viva come esempio di fedeltà estrema. La sua testimonianza giunge fino a noi non attraverso parole altisonanti, ma nel silenzio di una morte eroica, avvenuta nel 1948 presso la palude di Maliq. È ricordato oggi dalla Chiesa come martire, colui che ha saputo restare saldo nel suo ministero anche quando la libertà veniva negata e la dignità umana calpestata. La sua beatificazione, celebrata a Scutari nel 2016, lo consacra come intercessore per tutti coloro che, nel mondo contemporaneo, cercano la forza di testimoniare la verità del Vangelo, confidando nella misericordia del Signore anche nelle ore più buie della storia.

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San Mauro di Piacenza

Vescovo

San Mauro visse nella prima metà del quinto secolo e guidò come pastore la diocesi di Piacenza, eretta nel quarto secolo. Egli è il terzo vescovo della diocesi, inserito nella venerabile sequenza dei primi quattro santi vescovi piacentini, e succede direttamente a San Savino, il quale risulta menzionato prima del cinquantunesimo anno precedente alla fine del quarto secolo. Nella cronotassi episcopale, San Mauro precede San Floriano, mentre il protovescovo della medesima diocesi rimane San Vittore. Della sua esistenza terrena si possiedono poche notizie dettagliate, ma si presume che egli abbia raccolto con fedeltà l'eredità spirituale del suo predecessore San Savino. L'elezione di San Mauro al governo della diocesi avvenne nell'anno 420, segnando l'inizio di un ministero fecondo di cure pastorali e di attenzione per la memoria cristiana locale.

Nel corso del suo episcopato, San Mauro promosse con devozione la canonizzazione di San Savino, di Santa Vittoria, di Sant'Eusebio e di san Gelasio fratello di Sant'Opilio. Molti biografi associano frequentemente queste figure ai santi di Piacenza Gelasio, il vescovo Mauro e il diacono Opilio. Lo storico Luigi Mensi racconta che il vescovo Mauro onorò con profonda pietà il corpo di San Germano di Auxerre durante il suo trasporto da Ravenna verso la Francia. Il santo vescovo si distinse inoltre per aver dato degna sepoltura ai due diaconi santi Vittore e Donnino, oltre a provvedere alla degna sepoltura del corpo di Sant'Opilio. Per quanto riguarda la conclusione della sua vita terrena, la data del tredici settembre 449, tramandata da Pietro Maria Campi nella sua opera del 1662 intitolata Dell'historia ecclesiastica di Piacenza, risulta essere la più accreditata, sebbene Cristofolo Poggiali affermi nelle sue Memorie storiche che San Mauro morì nel 448. Il suo corpo fu deposto nella chiesa delle Mose, vicino a San Savino.

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San Beano di Aberdeen

Vescovo

San Beano di Aberdeen, noto anche con i nomi Beóán, Beanus, Beoanus, Beyn o Bean, è una figura venerata della Chiesa antica, vissuta tra il decimo e l'undicesimo secolo. Il suo nome stesso significa vivace, un tratto che la tradizione e le cronache antiche associano alla dedizione del suo ministero episcopale nella regione scozzese di Mortlach.

Questo insigne pastore è ricordato soprattutto per essere stato il primo dei soli tre vescovi conosciuti di Mortlach, una sede la cui diocesi fu successivamente trasferita ad Aberdeen in Scozia prima dell'anno 1132. La sua memoria liturgica si celebra il ventisei ottobre, data in cui la comunità cristiana ne rinnova la preghiera e l'affidamento.

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Sant' Amando di Strasburgo

Vescovo

Sant'Amando visse nella prima metà del quarto secolo e viene ricordato come il primo vescovo della chiesa di Argentoratum, l'odierna Strasburgo. La sua figura si staglia nel contesto di un'epoca di transizione, quando la città alsaziana, già insigne municipio romano, era stata in parte convertita al cristianesimo dai vescovi vicini e dai sacerdoti ordinati al suo interno. I Bollandisti fanno risalire la sua nomina episcopale al tempo di Costantino il Grande, morto nel 337. Egli compare su diverse liste del decimo secolo come apostolo di quella terra, e in una lista in versi compilata dal vescovo Erchembaldo poco prima del 991 si legge che Amando è il degno padre di questa sede.

La memoria di sant'Amando è legata anche alla sua partecipazione alle grandi assemblee della Chiesa antica. Nel 346 prese parte al concilio di Colonia, dove fu condannato il vescovo locale Eufrate per aver negato la divinità di Cristo. Inoltre, la sua partecipazione al concilio di Sardica del 343, sebbene considerata meno certa da alcuni storici, è attestata dalla sottoscrizione dei relativi atti. Nel corso dei secoli il suo culto si diffuse profondamente, meritando l'approvazione della Santa Sede negli anni 1748 e 1796. Oggi il Martirologio lo ricorda nella città di Strasburgo, in Alsazia, nell'odierna Francia, fissando la sua festa principale al 26 ottobre, mentre in alcuni luoghi si celebra il 3 novembre in memoria della traslazione delle sue reliquie.

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Sant' Eata di Hexham

Vescovo

Sant'Eata visse nel corso del settimo secolo, venendo alla luce in Northumbria verso l'anno 620, e compì un cammino di fede che lo condusse a reggere molti monasteri e Chiese con grande dedizione. La fonte principale per conoscere la sua figura e la sua vita terrena resta l'Historia Ecclesiastica gentis Anglorum del venerabile Beda, affiancata da una Vita anonima del dodicesimo secolo che da essa in gran parte dipende. Beda descrive sant'Eata come un uomo di straordinaria riverenza e mansuetudine, un pastore che seppe guidare le comunità monastiche e diocesane senza mai rinunciare a uno stile di vita profondamente ascetico, neppure quando assunse la dignità episcopale. La sua esistenza si svolse tra importanti snodi storici e spirituali della Chiesa inglese, segnati dal passaggio dalle tradizioni celtiche a quelle romane e dalla riorganizzazione delle diocesi nella regione della Northumbria. La sua morte sopraggiunse il ventisei ottobre dell'anno 686 a Hexham, a causa della dissenteria, e il suo corpo fu sepolto con grandi onori presso la chiesa abbaziale di sant'Andrea.

Nel corso dei secoli la memoria di sant'Eata è rimasta viva nel culto e nelle tradizioni locali, ed egli è ricordato nel Martirologio ad Hexham come vescovo di grande mansuetudine e semplicità. La sua festa principale si celebra nel giorno della sua nascita al cielo, il ventisette ottobre, sebbene alcune fonti e menologi ne collochino la memoria anche in altre date, come il sette maggio, il sei giugno e l'undici settembre, mentre il calendario di san Villibrordo registra al due giugno il natale di un Eota che potrebbe riferirsi a un monaco della sua cerchia. La devozione nei suoi confronti si è espressa attraverso la costruzione di luoghi di culto e monumenti alla sua memoria, tra cui una chiesa a lui dedicata ad Atcham sul Severn, nei pressi di Shrewsbury, una vetrata nella cattedrale di Durham e la continua celebrazione liturgica della sua festa nella diocesi di Lancaster, a testimonianza di un'eredità spirituale che attraversa i secoli.

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San Beano di Mortlach

Vescovo

In Scozia, san Beano, vescovo di Mortlach.

Beato Damiano da Finale

Domenicano

A Reggio Emilia, beato Damiano Furcheri, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, insigne araldo del Vangelo.

San Sigebaldo di Metz

Vescovo

A Metz in Austrasia, ora in Francia, san Sigebaldo, vescovo, fondatore di molti monasteri.

Sant' Alor di Quimper

Vescovo

Sant' Eliavo

Martire in Bretagna

Beato Bernardo de Figuerols

Mercedario

Beato Arnaldo da Queralt

Mercedario

Santi Aneurin e Gwinoc

Monaci gallesi

Sant’ Eadfrido di Leominster

Sacerdote e monaco

Santi Luciano e Marciano

Martiri, venerati a Vich

A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, santi Luciano e Marciano, martiri, che si tramanda siano stati messi al rogo sotto l’imperatore Decio, per ordine del proconsole Sabino.

Santi Rogaziano e Felicissimo

Martiri

A Cartagine, nell’odierna Tunisia, commemorazione di san Rogaziano, sacerdote, al quale san Cipriano affidò l’amministrazione della Chiesa di Cartagine durante la persecuzione dell’imperatore Decio e che insieme a san Felicissimo patì tribolazioni e carcere per il nome di Cristo.

San Rustico di Narbonne

Vescovo

A Narbonne sulla costa della Francia meridionale, san Rustico, vescovo, che, mentre meditava di deporre il suo incarico e di ritirarsi a vita solitaria, fu richiamato dal papa san Leone Magno alla santa perseveranza e, così riconfortato, rimase nel ministero a lui affidato e negli impegni assunti.

San Gaudioso (Gaudino) di Salerno

Vescovo

Sant' Aptonio di Angouleme

Vescovo

Ad Angoulême in Aquitania, sempre in Francia, commemorazione di sant’Aptonio, vescovo.

San Witta (o Vitta o Albino)

Vescovo

Nel monastero di Heresfeld in Germania, deposizione di san Vitta o Albino, primo vescovo di Buraburg, che, inglese di origine, fu chiamato insieme ad altri da san Bonifacio e mandato in Assia per spargere in questa terra il seme della parola di Dio.

Dal Martirologio Romano

A Pavia, san Folco Scotti, vescovo, uomo di pace, colmo di zelo e di carità. — Martirologio Romano