Sant' Antonio Maria Zaccaria nacque a Cremona nel sedicesimo secolo, precisamente nel millenovecentodue, da una famiglia che affrontò tempi di guerra e il declino economico dopo che egli rimase orfano di padre a pochissimi mesi dalla nascita. Sua madre lo crebbe da sola, ed egli conseguì la laurea in medicina presso l'Università di Padova nel millesinquecentoventiquattro, per poi intraprendere la via del sacerdozio e ricevere l'ordinazione presbiterale nel millesinquecentoventotto. Vissuto in un'epoca segnata dalla Riforma protestante di Martin Lutero, che allontanò intere popolazioni dalla Chiesa cattolica, e da criticità interne al mondo cattolico caratterizzate da guide spirituali poco previdenti, ignoranza religiosa e fede superficiale, egli seppe rispondere a queste urgenze unendosi ai gruppi cristiani attivi che promuovevano una riforma interna. La sua intraprenente predicazione smosse le coscienze e riaccese la fede di molte persone, ispirandosi profondamente all'apostolo Paolo, che fu il suo modello e gli suggerì l'immagine della vita spirituale intesa come una corsa verso Dio e verso i prossimi. Egli fu sacerdote, fondatore di tre istituzioni a Milano e instancabile operatore di rinnovamento, affrontando anche processi e missioni di pace prima di concludere la sua esistenza terrena a Cremona, a poco più di trentasei anni di età, il cinque luglio millesinquecentotrentanove.
La Chiesa cattolica lo ricorda il cinque luglio, giorno della sua commemorazione liturgica, avendolo proclamato santo nel millenotottocentonovantasette, dopo che nel millenotottocentonovantuno le sue spoglie mortali furono traslate da Cremona a Milano nella chiesa di San Barnaba. Sant' Antonio Maria Zaccaria è ricordato per aver esortato altri sacerdoti a correre con grande foga in una corsa spirituale continuata nei secoli successivi fino al terzo millennio, rispondendo alle esigenze dell'epoca. A lui si deve l'introduzione della pratica pubblica delle Quarantore con l'esposizione del Santissimo Sacramento e la consuetudine di far suonare le campane ogni venerdì alle ore quindici in memoria dell'ora della morte di Gesù Cristo. I suoi seguaci hanno perpetuato la sua opera, e la sua testimonianza rimane un punto di riferimento fondamentale per il ministero sacerdotale, per l'impegno apostolico dei laici e per la dedizione alla Parola di Dio in ogni ambiente e a tutte le classi sociali.
San Domezio, vissuto tra il quarto e il quinto secolo, è una figura luminosa della tradizione ascetica cristiana, ricordato soprattutto per la sua dedizione alla cura dei malati e per una vita spesa nella preghiera e nel silenzio. Originario della Cappadocia, visse inizialmente al servizio dell'imperatore romano Valente, prima di compiere una profonda svolta spirituale che lo condusse a ritirarsi sulle montagne dell'oriente. La sua memoria è giunta sino a noi attraverso antiche testimonianze siriache e occidentali, che ne tramandano il dono della guarigione e la fama di medico anàrgiro, capace cioè di curare chiunque senza mai chiedere alcun compenso materiale.
La sua esistenza si svolse in luoghi aspri e solitari, dove condivise l'esperienza eremitica con altri compagni di fede e dove la sua intercessione ottenne prodigi celebri, tra cui la guarigione di numerosi infermi affetti da sciatica. Attorno alla sua figura si intrecciano la storia e la leggenda, documentate anche negli scritti di san Gregorio di Tours e nei più antichi calendari liturgici. Ancora oggi, la Chiesa ne celebra la memoria il cinque luglio, affidandosi alla sua potente protezione e ricordando l'esemplare coerenza di un uomo che seppe trasformare la sofferenza terrena in un cammino di totale abbandono a Dio.
San Tommaso di Terreti, conosciuto anche come San Tommaso da Reggio, è stato un insigne abate vissuto nel corso del decimo secolo. La sua figura si staglia nel panorama della spiritualità calabro-greca, di cui è considerato storicamente uno dei più autorevoli esponenti dell'ascetismo. Nato a Reggio Calabria nei primi anni del decimo secolo, abbracciò la vita monastica in età giovanile, distinguendosi fin da subito per il rigore e la dedizione alla preghiera. La sua esistenza si concluse il cinque luglio dell'anno mille a Terreti, località situata sulle colline alle spalle della sua città natale, dove guidò come abate il venerato monastero della Madre di Dio.
Il santo abate è ricordato per aver reso celebre il monastero di Santa Maria di Terreti nel periodo di massimo splendore della cultura e della spiritualità bizantina nella regione. Nonostante non si disponga di informazioni biografiche certe sul suo conto, le cronache e le fonti dell'epoca tramandano l'immagine di un pastore saggio e virtuoso, capace di guidare i monaci mediante la propria santità anziché attraverso norme scritte. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica nel giorno della sua nascita al cielo, il cinque luglio, così come stabilito dal Martirologio Romano, che lo celebra quale luminosa testimonianza di fede e di raccoglimento spirituale.
Sant' Atanasio l'Atonita visse tra il decimo secolo e l'inizio dell'undicesimo secolo, lasciando un segno indelebile nella storia del monachesimo orientale. Nato a Trebisonda intorno al 920 da una famiglia originaria di Antiochia, e battezzato con il nome di Abraamios, compì i suoi primi studi nella città natale per poi proseguirli a Costantinopoli. Qui strinse legami profondi con importanti figure del suo tempo, tra cui Michele Maleinos e il futuro imperatore Niceforo Focas, e svolse per un periodo la professione di insegnante prima di scegliere la via della consacrazione. Il suo cammino spirituale lo condusse dal cenobio di Kyminas fino al Monte Athos, dove il suo operato diede vita alla prima laura e pose le basi per la fioritura della vita cenobitica in quella regione montuosa.
L'abate affrontò con fortezza prove difficili, contrasti con gli eremiti locali e momenti di intensa solitudine, guidando la comunità con saggezza e mitezza. Il Martirologio ne loda la figura di guida umile e operosa, ricordando il suo ruolo decisivo nella costruzione della Grande Laura e nella redazione di regole monastiche fondamentali. La Chiesa greca ne celebra la memoria il cinque luglio e lo ricorda anche nella domenica di Sessagesima. La sua eredità spirituale sopravvive nei testi liturgici da lui composti, nei luoghi legati alla sua preghiera e nella profonda venerazione che circonda la sua tomba.
La terra di Patti riveste un ruolo privilegiato nella storia della Chiesa locale, poiché figura tra i pochi Comuni della diocesi ad aver dato i natali a una giovane di elevata santità. La Vergine e Martire Santa Febronia è l'amata patrona del comune di Patti, dove la sua memoria è custodita con profonda devozione dai fedeli. Una tradizione orale molto antica colloca la vita di questa luminosa figura agli inizi del quarto secolo dopo Cristo, durante il difficile periodo in cui la Chiesa pativa le persecuzioni ordinate dall'imperatore Diocleziano. La santa proveniva da una famiglia benestante di fede pagana e, proprio durante la sua giovinezza, ebbe l'opportunità di entrare in contatto con la fede cristiana che avrebbe trasformato radicalmente il suo cammino terreno. Il vescovo Sant'Agatone amministrò il battesimo a Febronia presso una fonte d'acqua, la quale in seguito divenne miracolosa e prese il nome di Acqua Santa per ricordare l'evento che aveva segnato la rinascita spirituale della giovane. Dopo aver abbandonato il paganesimo, Febronia scelse di consacrarsi interamente a Gesù Cristo emettendo il voto di verginità. Questa decisione si scontrò tuttavia con i differenti progetti che il padre aveva stabilito per il suo avvenire, dando inizio a un periodo di grande sofferenza e incomprensioni all'interno del nucleo familiare.
A causa della sua ferma scelta religiosa e del voto emesso, la giovane dovette subire numerose persecuzioni da parte del padre, animato da un profondo odio verso il cristianesimo. Per sottrarsi a tale violenza, Febronia cercò rifugio all'interno delle grotte del Mons Iovis, luogo che corrisponde all'attuale e suggestiva località di Mongiove. Purtroppo il padre riuscì a individuare il nascondiglio e a raggiungerla, compiendo l'estremo gesto omicida che stroncò la vita della giovane vergine. Dopo l'omicidio il corpo della martire fu abbandonato e gettato tra le onde del mare, ma le acque marine trasportarono prodigiosamente le spoglie fino alla costiera amalfitana. Il cadavere fu ritrovato da una lavandaia sulla spiaggia di Minori, in provincia di Salerno, e la devozione si espanse celermente tra la popolazione locale. A causa di specifiche vicissitudini storiche, gli abitanti del luogo rinominarono la santa con il nome di Trofimena, sebbene i fedeli di Minori abbiano sempre confermato la connessione originaria con la città di Patti. Quest'ultima custodisce gelosamente alcune reliquie all'interno della Cattedrale, racchiuse in un'urna artistica realizzata in argento e donate dalla comunità di Minori in differenti occasioni. La cittadinanza ha beneficiato più volte del sostegno miracoloso della santa, la quale liberò la popolazione dalla peste nel sedicesimo secolo, salvò la città dalla tirannia di Ascanio Anzalone nel millenovecentocinquantasei e protesse gli abitanti nel corso dei forti sismi del milleseicentonovantatré, del millenovecentootto e del millenovecentosettantotto.
San Guglielmo di Hirsau visse nell'undicesimo secolo ed è ricordato per la sua opera di profondo rinnovamento monastico e spirituale. In giovanissima età indossò l'abito monastico nel monastero di San Emmerano a Ratisbona, dove acquisì una solida preparazione in ambito ascetico, letterario, scientifico e tecnico. Guglielmo era caratterizzato da una spiccata prudenza e riusciva a combinare un rigoroso ascetismo privato con un atteggiamento amabile ed affascinante verso gli altri.
Nel 1069 venne chiamato a dirigere il monastero di Hirsau, situato nella Foresta Nera. La comunità monastica era stata riedificata da poco dal conte Adalberto di Calw ed era composta inizialmente da sole quindici persone. Durante la sua guida, l'abate seppe imprimere una svolta decisiva alla vita ecclesiale del suo tempo, sostenendo la riforma gregoriana e lasciando un'impronta duratura nella storia della Chiesa e del monachesimo occidentale.
Il Beato Giuseppe Boissel è stato un sacerdote e missionario della Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, nato il 20 dicembre 1909 a Le Loroux, in Bretagna, e morto martire il 5 luglio 1969 presso Hat I-Et, in Laos. Vissuto tra l'Europa e le terre d'Oriente, ha speso la propria esistenza al servizio delle popolazioni locali e dei rifugiati, affrontando anni di difficili missioni nella boscaglia e nei villaggi di montagna sotto la costante minaccia della guerriglia.
Egli è ricordato per la sua straordinaria dedizione alla fede, la fedeltà alla preghiera e il coraggio con cui ha continuato il ministero pastorale nonostante le condizioni di vita estremamente precarie e il pericolo costante. La sua vita si è conclusa con l'offerta suprema del martirio, suggellata dall'agguato mortale subito lungo la strada per Hat I-Et e riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa cattolica con la beatificazione celebrata l'undici dicembre 2016 in Laos.
A Reggio Calabria, santo Stefano di Nicea, vescovo e martire.
Beati Giorgio Nichols, Riccardo Yaxley, Tommaso Belson e Humphred Pritchard
Martiri
A Oxford in Inghilterra, beati martiri Giorgio Nichols, Riccardo Yaxley, sacerdoti, Tommaso Belson, destinato al sacerdozio, e Unfredo Pritchard, che, condannati sotto la stessa regina, i primi perché entrati in Inghilterra da sacerdoti, gli altri per averli aiutati, subirono il supplizio del patibolo.
Sant' Atanasio di Gerusalemme
Diacono e martire
Commemorazione di sant’Atanasio di Gerusalemme, diacono della chiesa della Risurrezione e martire, trucidato dal monaco eretico Teodosio, perché aveva rimproverato la sua empietà e difeso contro gli avversari il santo Concilio di Calcedonia.
Sante Teresa Chen Jinxie e Rosa Chen Aixie
Vergini e martiri
Presso il villaggio di Huangeryin vicino a Ningjinxian nella provincia dello Hebei in Cina, sante sorelle Teresa Chen Jinxie e Rosa Chen Aixie, vergini e martiri, che, durante la persecuzione scatenata dai Boxer, per conservare l’onore della verginità e la loro fede cristiana si opposero con coraggio alla depravazione e alla barbara crudeltà dei persecutori e furono da loro trafitte a colpi di lancia.
Sant' Agatone
Martire
Santa Trifina
Martire
Santa Ciprilla di Cirene
Martire
A Cirene in Libia, santa Ciprilla, martire, che, come si racconta, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano tenne a lungo nella mano dei carboni ardenti insieme a incenso, pur di non dare l’impressione, rimuovendo la brace, di voler compiere un’offerta di incenso agli dei; in seguito, crudelmente straziata, adorna del suo stesso sangue, migrò allo Sposo.
Sant' Asteio di Durazzo
Vescovo
Santa Marta
Madre di San Simeone Stilita il Giovane
Sul monte Mirabile in Siria, santa Marta, madre di san Simeone Stilita il Giovane.
Beati Matteo Lambert, Roberto Meyler, Edoardo Cheevers e Patrizio Cavanagh
Martiri
A Wexford in Irlanda, beati Matteo Lambert, Roberto Meyler, Edoardo Cheevers e Patrizio Cavanagh, martiri, che, fornaio il primo, marinai gli altri, furono impiccati e poi sventrati sotto la regina Elisabetta I per la loro fedeltà alla Chiesa di Roma e l’aiuto prestato ai cattolici.
Santi Probo e Grazia
Dal Martirologio Romano
Sant’Antonio Maria Zaccaria, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo o Barnabiti allo scopo di rinnovare la vita dei fedeli e a Cremona in Lombardia fece ritorno al Salvatore. — Martirologio Romano