16 febbraio
San Panfilo e compagni
Martiri di Cesarea di Palestina
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la persecuzione
San Panfilo nacque a Berito da nobili origini e si trasferì successivamente a Cesarea di Palestina. In questa città si dedicò allo studio delle scienze religiose e ricevette l'ordinazione a sacerdote. Egli fu inoltre discepolo del filosofo Origene, vissuto tra il 185 e il 254. La drammatica testimonianza di fede avvenne nel contesto della persecuzione contro i cristiani iniziata nel 307, che infuriava con estrema durezza al tempo dell'imperatore Galerio, destinato a morire nel 311. Urbano ricopriva la carica di governatore di Cesarea durante la persecuzione. Eusebio di Cesarea ricorda il sacerdote Panfilo nella sua Storia Ecclesiastica, definendolo il più caro dei suoi amici e il più glorioso dei martiri della loro età per il suo straordinario valore.
L'arresto e la prigionia
Il governatore Urbano interrogò Panfilo sulle sue cognizioni letterarie e di filosofia, obbligandolo poi a sacrificare agli dei. Di fronte al netto rifiuto del sacerdote, manifestato nonostante le minacce e la furia del governatore, Urbano ordinò di sottoporlo a durissime torture, disponendo personalmente l'applicazione di unghie di ferro ai suoi fianchi con insistenza e cattiveria. Successivamente, Urbano fece gettare Panfilo in prigione insieme ad altri cristiani detenuti. Durante questo periodo si verificò un avvicendamento politico e Urbano fu destituito dalla carica, venendo sostituito da Firmiliano. Panfilo e i suoi compagni di cella rimasero in prigione per circa due anni, vivendo un tempo di acuta e tormentata attesa prima del compimento del loro destino.
L'arrivo dei compagni e il martirio
In seguito giunsero a Cesarea cinque cristiani d'Egitto, identificati come Elia, Geremia, Samuele, Isaia e Daniele, i quali avevano accompagnato un gruppo di cristiani condannati alle miniere della Cilicia. Essi furono arrestati dal governatore Firmiliano sotto l'imperatore Galerio Massimiano, crudelmente torturati e trafitti con la spada. Il martirologio colloca a Cesarea in Palestina questi cristiani d'Egitto che si erano presi cura dei confessori della fede. I prigionieri furono condotti davanti al giudice e sottoposti a interrogatorio e a torture, a partire dagli egiziani e poi gli altri, tra cui Valente, qualificato come diacono di Gerusalemme, e Paolo, originario della città di Iamnia, insieme allo stesso Panfilo. Il gruppo fu infine condannato alla decapitazione. Il racconto di Eusebio prosegue nominando Porfirio, indicato come domestico di Panfilo, che protestò pubblicamente per la condanna. Porfirio fu arrestato, decapitato e fatto a pezzi. Seleuco, descritto di Cappadocia e di grado avanzato nell'esercito, con un fisico eccezionale ed ex soldato dell'armata romana divenuto emulo degli asceti, si recò da Panfilo per comunicargli la morte di Porfirio. Seleucio fu arrestato, condannato e giustiziato sbrigativamente. Dopo Seleucio avvenne l'esecuzione di tutti gli altri membri del gruppo. I martiri vittime della persecuzione divennero dieci, ai quali si aggiunsero Teodulo, definito anziano servitore del governatore Firmiliano che venne crocifisso, e Giuliano di Cappadocia. Quest'ultimo, tornato da un viaggio, si accorse dei corpi dei martiri, si avvicinò per baciarli, si rivelò cristiano, fu arrestato e bruciato a fuoco lento per ordine del governatore. La morte di san Panfilo e dei suoi compagni avvenne a Cesarea il 16 febbraio del 309, sebbene alcuni studiosi calcolino la data al 310.
Le reliquie e il culto
I corpi dei dodici martiri rimasero esposti alla fame delle bestie per quattro giorni e quattro notti per ordine di Firmiliano. La tradizione riferisce che i corpi rimasero intatti dopo tale periodo. In seguito ricevettero funerali adeguati e furono deposti in una tomba. Le reliquie di Panfilo, Teodulo, Porfirio e Paolo furono successivamente portate a Costantinopoli per la dedicazione della prima chiesa di Santa Sofia ai tempi dell'imperatore Costante, il quale visse tra il 320 e il 350. Il gruppo di martiri è riportato in tutti i Martirologi Orientali ed Occidentali nonostante le contraddizioni e gli errori di trascrizione nei secoli. La memoria liturgica dei dodici martiri è fissata al 16 febbraio ed è commemorata nel moderno Martirologio Romano, mentre san Panfilo ha goduto di un culto distinto nei diversi calendari, in particolare in Occidente.
Il cammino di fede
La vicenda umana e spirituale di San Panfilo trova le sue radici nella città di Berito, luogo di formazione dove egli maturò un solido bagaglio di studi filosofici. Tale preparazione non fu per lui un semplice esercizio di erudizione, ma il fondamento su cui costruire una vocazione sacerdotale vissuta con estrema consapevolezza. Trasferitosi a Cesarea di Palestina, Panfilo fu ordinato sacerdote, dedicandosi con zelo al ministero in un tempo in cui la professione della fede cristiana esponeva i credenti a gravissimi rischi. La sua vita si intrecciò indissolubilmente con la storia della Chiesa di Cesarea, divenendo testimone diretto delle tensioni e delle persecuzioni che caratterizzarono il quarto secolo.
Il momento culminante della sua esistenza giunse con l'arresto sotto il governatore Firmiliano. Per ben due anni, San Panfilo visse la condizione di prigioniero, affrontando la privazione della libertà con una fermezza che non venne scalfita nemmeno dalle atrocità subite. Durante questo lungo periodo di prova, fu sottoposto a torture crudeli, tra cui l'uso di unghie di ferro, nel tentativo di piegare la sua volontà e indurlo ad abiurare. Nonostante le sofferenze fisiche, egli mantenne intatta la propria coerenza, confermando fino all'ultimo la scelta di servire Cristo. La sua esistenza si concluse nell'anno trecentonove, quando fu condannato alla pena capitale. Insieme a undici compagni di fede, affrontò la decapitazione con la dignità di chi sa di compiere il passo definitivo verso l'eternità, trasformando la condanna in un atto di suprema libertà interiore.
La memoria liturgica
Il culto di San Panfilo e dei suoi undici compagni martiri è radicato nella tradizione della Chiesa universale, che ne conserva il ricordo attraverso il Martirologio Romano. La loro testimonianza non è soltanto un fatto storico del passato, ma un invito costante alla vigilanza e alla perseveranza nelle difficoltà. La Chiesa, celebrando la loro memoria, riconosce in questi dodici martiri di Cesarea di Palestina un modello di coraggio per ogni generazione di credenti.
La commemorazione, fissata al sedici febbraio, rappresenta per i fedeli un momento di riflessione sulla forza che scaturisce dalla preghiera e dalla dedizione al ministero sacerdotale. La figura di San Panfilo, in particolare, continua a parlare alla sensibilità contemporanea, ricordando come la fede possa trasformare anche le menti più colte e raffinate in strumenti di umile servizio e di eroica testimonianza. Onorare questi martiri significa unirsi alla loro preghiera, chiedendo la grazia di mantenere lo sguardo fisso verso la luce di Dio, anche quando le circostanze della vita si fanno oscure e dolorose. Il loro sacrificio rimane, nel silenzio della liturgia, una voce che proclama la vittoria dell'amore sulla violenza.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Panfilo e compagni?
La memoria liturgica dei dodici martiri è fissata al 16 febbraio.
A Cesarea in Palestina, santi martiri Elia, Geremia, Isaia, Samuele e Daniele: cristiani di Egitto, per essersi spontaneamente presi cura dei confessori della fede condannati alle miniere in Cilicia, furono arrestati e dal governatore Firmiliano, sotto l’imperatore Galerio Massimiano, crudelmente torturati e infine trafitti con la spada. Dopo di loro ricevettero la corona del martirio anche Panfilo sacerdote, Valente diacono di Gerusalemme, e Paolo, originario della città di Iamnia, che già avevano trascorso due anni in carcere, e anche Porfirio, domestico di Panfilo, Seleuco di Cappadocia, di grado avanzato nell’esercito, Teodúlo, anziano servitore del governatore Firmiliano, e infine Giuliano di Cappadocia, che, tornato proprio in quel momento da un viaggio, dopo aver baciato i corpi dei martiri, si rivelò come cristiano e per ordine del governatore fu bruciato a fuoco lento. — Martirologio Romano