Nel corso del diciassettesimo secolo, la città di Parigi e l'intera Francia conobbero lo zelo e l'ardente carità di Santa Luisa de Marillac. Nata a Le Meux il dodici agosto 1591 da una famiglia agiata, la fanciulla crebbe coltivando con diligenza gli studi propri della sua età e divenendo presto abile nello svolgere i lavori domestici. Rimasta orfana sia di madre sia di padre all'età di ventidue anni, ella sposò Antonio Le Gras, un uomo onesto e credente, e alla fine del suo ventiduesimo anno divenne madre. In ogni stagione della sua esistenza, ella restò sempre fedele alla sua profonda vita di pietà e all'amore concreto verso i bisognosi, trovando conforto nei consigli di uomini luminari della sua epoca come San Francesco di Sales. Rimasta vedova nel 1625, Luisa si vide finalmente libera di darsi interamente alla sua ardente vocazione di carità verso i poveri, trovando nel decisivo incontro con San Vincenzo de' Paoli l'orientamento definitivo nella via del bene a cui aveva scelto di consacrarsi.
Per opera di Luisa e per iniziativa di San Vincenzo de' Paoli sorse così la Congregazione delle Figlie della Carità, un'istituzione destinata a trasformare radicalmente l'assistenza ai sofferenti. La caratteristica principale dell'opera della Santa fu la mirabile unione di una solida pietà fondata sulla preghiera costante e di una carità operosa, un genere di vita religiosa attiva che nel lontano Seicento era ancora del tutto sconosciuto alle donne consacrate a Dio. La sua dedizione terrena si concluse il quindici marzo 1660, giorno in cui si addormentò nel Signore dopo giorni di atroce sofferenza fisica. La Chiesa ne ha solennemente riconosciuto la santità attraverso la beatificazione del nove maggio 1920 e la canonizzazione celebrata l'undici marzo 1934 da Papa Pio XI.
San Menigno visse nel terzo secolo e operò come gualcheraio e tintore a Pario, una città situata nell'Ellesponto, regione che oggi corrisponde alla Turchia. La sua testimonianza di fede si consumò durante la feroce persecuzione scatenata dall'imperatore Decio tra il 249 e il 251, culminando nel martirio avvenuto intorno al 250. La memoria di questo martire ci è giunta attraverso fonti antiche specifiche, che ne tramandano il percorso spirituale e il coraggio di fronte all'autorità imperiale. Pur essendo rimasto a lungo sconosciuto ai martirologi occidentali medievali, la sua figura fu successivamente introdotta nel Martirologio Romano dal cardinale Cesare Baronio, che ne fissò la celebrazione liturgica alla data del 15 marzo. I sinassari bizantini e i menologi ne conservano ugualmente il ricordo, collocandone la ricorrenza in giorni differenti tra i mesi di novembre e di marzo.
La vicenda umana e spirituale di San Menigno si radica profondamente nel contesto delle persecuzioni imperiali contro i cristiani. Egli non cercò inizialmente la via del confronto diretto, ma la sua conversione fu improvvisa e segnata da eventi straordinari, che lo condussero spontaneamente a professare la propria fede davanti ai giudici del tempo. Il suo gesto di aperta sfida al potere costituito, unito alla fermezza dimostrata durante i tormenti e la condanna capitale, offre ai lettori di ogni epoca l'immagine di una fedeltà incrollabile. Attorno alla sua figura si intrecciano anche questioni legate alla storiografia ecclesiastica e alle ipotesi di identificazione con altri santi venerati in Occidente, sebbene la tradizione orientale e il Martirologio Romano mantengano salda la specificità della sua memoria liturgica e del suo sacrificio a Pario.
Santa Leocrizia nacque in Spagna durante il nono secolo da una ricca famiglia musulmana. La sua vita fu segnata da una profonda e silenziosa ricerca della verità evangelica, che la portò a ricevere il battesimo di nascosto per mano di una parente monaca di nome Liliosa. Dopo aver custodito a lungo nel cuore questo mistero di fede, ella decise di rivelare ai genitori la propria conversione, affrontando la durezza di una famiglia che dapprima con la persuasione e poi con le maniere forti cercò di ricondurla all'islam. Per sottrarsi a quella pressione e vivere liberamente il Vangelo, la giovane vergine simulò temporaneamente di accondiscendere alla volontà dei suoi cari, intanto stringendo legami fraterni con san Eulogio e sua sorella Anilona. In occasione delle nozze di un parente, Leocrizia fuggì trovando rifugio presso di loro, dando inizio a un periodo di coraggiosa clandestinità trascorsa tra preghiera, digiuno e penitenza, mentre le autorità cercavano i cristiani sospettati di averla aiutata.
Il cammino terreno della santa si concluse gloriosamente a Cordova nel corso dell'anno ottocentocinquantanove, suggellato dal martirio per decapitazione avvenuto quattro giorni dopo la morte di san Eulogio. Denunciata da un delatore e tratta davanti al giudice, ella resistette con fermezza a ogni tentativo di apostasia, offrendo la propria vita per amore di Cristo. Le sue spoglie mortali, gettate nel fiume Guadalquivir, emersero miracolosamente a galla permettendo ai fedeli di recuperarle e custodirle. Il culto di Santa Leocrizia fiorì profondamente nella Chiesa antica e continua a risplendere nella memoria liturgica della comunità cristiana, che ne celebra la solennità ogni anno il quindici marzo, ricordandola come fulgida testimone di fede nell'Andalusia e in tutta la Spagna.
San Clemente Maria Hofbauer, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, nacque a Tasswitz, in Moravia, nella Repubblica Ceca, il 26 dicembre 1751. Visse nel corso del diciottesimo secolo e affrontò la povertà e le difficoltà familiari dopo la prematura morte del padre, avvenuta quando lui aveva soltanto sette anni. Questa grave perdita economica impedì alla sua numerosa famiglia, composta da dodici figli, di sostenergli gli studi regolari, spingendolo fin da ragazzino a lavorare come apprendista fornaio nella cittadina di Znaim o Zvojmo, e successivamente come servitore in una vicina abbazia. Fin da bambino Giovanni, questo era il suo nome di battesimo, desiderava fortemente farsi prete. Nel suo cammino giovanile fu tentato anche dalla carriera militare, ma nel frattempo studiò latino nella canonica del paese e frequentò il ginnasio come studente lavoratore. La sua vocazione prese forme diverse attraverso esperienze di lavoro nei monasteri, dove preparava il cibo per i poveri, e attraverso ripetuti tentativi di vita eremitica, trascorsi in solitudine prima di assumere il nome di Clemente Maria nel santuario di Quintiliolo. La sua formazione teologica e filosofica si compì successivamente all'università pubblica di Vienna, e la sua vita si concluse il 15 marzo 1820 nella capitale austriaca, lasciando un ricordo profondo di fede e di carità.
Il santo è ricordato soprattutto per la sua infaticabile opera di evangelizzazione, per il rinnovamento della vita ecclesiastica e per il suo impegno a favore dei giovani, degli studenti, dei poveri e degli orfani, operando intensamente a Varsavia e a Vienna. La sua straordinaria influenza spirituale e culturale toccò anche il mondo degli studi e del movimento romantico, attirando intellettuali, artisti e protestanti illustri, alcuni dei quali si convertirono al cattolicesimo e divennero vescovi. Si oppose fermamente al giuseppinismo, il movimento che tendeva a porre la Chiesa d'Austria sotto il controllo imperiale. Nonostante fosse descritto come un uomo un po' burbero e irascibile a causa delle sue origini tedesche, possedeva una fede e una pace contagiose che attraevano persone di ogni estrazione sociale. La Chiesa lo proclamò beato nel 1888 e santo nel 1909, mentre Papa Pio X lo proclamò patrono di Vienna e dei fornai nel 1914.
Il Beato Artemide Zatti, nato a Boretto nel 1880, è una figura luminosa del ventesimo secolo che ha saputo incarnare la vocazione del laico consacrato con dedizione eroica. Emigrato in Argentina con la famiglia nel 1897, ha trovato la sua strada nella missione salesiana dopo essere guarito miracolosamente dalla tubercolosi per intercessione di Maria Ausiliatrice. La sua esistenza si è spesa interamente nell'assistenza agli ultimi, trovando compimento nel servizio instancabile presso l'ospedale di Viedma.
Egli è ricordato come un uomo di profonda carità, capace di unire la sollecitudine professionale alla preghiera costante. La sua vita, segnata anche dalla prova della detenzione ingiusta, è stata una testimonianza di mitezza e abbandono alla volontà divina. Canonizzato da Papa Francesco nel 2022, Artemide Zatti continua a intercedere per chiunque si prenda cura dei sofferenti, offrendo l'esempio di una santità vissuta nella quotidianità del servizio, fino alla morte avvenuta a Viedma nel 1951, dopo aver accettato con fede il tumore che lo aveva colpito.
San Zaccaria nacque intorno al 700 in Calabria da una famiglia greca residente nella regione. Egli fu l'ultimo papa di lingua o origine greca e governò la Chiesa e i territori appartenenti per dieci anni, ricoprendo la carica di sommo pontefice dal 10 dicembre 741 al 15 marzo 752. Successore di Gregorio III, papa dal 731 al 741, Zaccaria fu diacono della Chiesa di Roma e il suo nome compare tra i firmatari del Sinodo Romano del 732. La sua elezione avvenne nel dicembre 741, precisamente senza richiedere la conferma dell'esarca imperiale. Il pontificato di Zaccaria iniziò in un periodo difficile per la Chiesa a causa delle pressioni dei Longobardi alle porte di Roma. I Longobardi avevano già invaso il ducato romano sotto il regno del predecessore, guidati dal re Liutprando. Gli esarchi di Ravenna mantenevano relazioni molto instabili con i papi, mentre l'Impero d'Oriente si trovava in pieno periodo di lotta iconoclasta. La situazione di Roma era inoltre incerta, non essendo più soggetta all'imperatore bizantino ma non ancora indipendente.
San Zaccaria è ricordato per la sua straordinaria opera di mediazione politica e spirituale, che permise di arginare l'invasione longobarda e di mantenere l'unione con la Chiesa d'Oriente con prudenza e accortezza. Egli si impegnò a lungo per trovare una soluzione pacifica con il re longobardo Liutprando, regnante dal 712 al 744, incontrandolo a Terni nel 742 e ottenendo la restituzione delle città occupate di Amelia, Orte, Bomarzo e Blera, oltre ad altri territori occupati da trent'anni e una tregua ventennale. Nel 743 Zaccaria incontrò nuovamente Liutprando a Pavia, servendo a distogliere il re dalla guerra contro l'esarcato di Ravenna controllato dai Bizantini, un'operazione di salvataggio portata a termine con successo. Zaccaria compì un'opera di mediazione con successo anche verso il duca del Friuli Rachis, divenuto re longobardo, il quale aveva invaso la Pentapoli, regione bizantina formata da Ancona, Rimini, Pesaro, Fano e Senigallia. Rachis fu convinto dal papa a rinunciare all'impresa nel 749 e si fece monaco, lasciando il regno al fratello Astolfo, regnante dal 749 al 756, che occupò l'esarcato di Ravenna nel 751 e minacciò Roma. Un fatto fondamentale del pontificato fu la legittimazione della dinastia carolingia in Francia in sostituzione dei Merovingi: Zaccaria consacrò re dei Franchi Pipino il Breve, regnante dal 714 al 768 e padre di Carlo Magno, rappresentando la prima investitura di un sovrano da parte di un pontefice. Zaccaria ebbe inoltre rapporti burrascosi con l'imperatore d'Oriente Costantino V Copronimo, regnante dal 718 al 775 e fautore dell'iconoclastia, riuscendo tuttavia a renderlo favorevole alla Chiesa di Roma.
Nel corso del quattordicesimo secolo, la Chiesa visse una straordinaria stagione di testimonianza missionaria attraverso i figli di San Francesco. I beati Monaldo da Ancona, Francesco da Petriolo e Antonio Cantoni da Milano affrontarono il viaggio verso l'Oriente per portare la luce del Vangelo in terre lontane. La loro vicenda umana e spirituale ci è giunta grazie alla dettagliata relazione scritta da Carlino Grimaldi, guardiano di Trebisonda, testimone oculare di quegli eventi. I religiosi operavano nella città di Arzenga, in Armenia, situata presso l'Eufrate e oggi identificabile con Ersindjan, un luogo che i geografi indicavano con vari nomi quali Arzingam, Artzinga, Artzinganis o Ertzinga.
I tre missionari sono ricordati per il loro eroico martirio avvenuto nel 1314, sebbene alcuni autori ne collochino l'evento nell'anno 1286. Essi ebbero a cuore la cura dei cattolici residenti in Armenia e si prodigarono soprattutto per convertire alla fede cristiana i musulmani del luogo. La loro predicazione pubblica, condotta con coraggio e sapienza, culminò nel sacrificio supremo della vita per amore di Cristo. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica il quindici marzo, giorno che precede la loro nascita al cielo, unendo il ricordo del loro sangue versato alla glorificazione della grazia divina.
Presso Burgos nella Castiglia in Spagna, san Sisebúto, abate di Caradeña.
Beato Arnaldo
Beato Giovanni Balicki
Sacerdote
A Przemyśl in Polonia, beato Giovanni Adalberto Balicki, sacerdote, che esercitò in vario modo il suo ministero per tutto il popolo di Dio, con una cura particolare per la predicazione del Vangelo e l’assistenza delle giovani in difficoltà.
Sant’ Eusebio II
Vescovo di Vercelli
Beato Guglielmo Hart
Sacerdote e martire
A York in Inghilterra, beato Guglielmo Hart, sacerdote e martire, che, ordinato nel Collegio Inglese di Roma, fu impiccato e sventrato durante il regno di Elisabetta I per avere convinto alcuni ad abbracciare la fede cattolica.