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mercoledì 12 agosto 2026 · Santo del giorno

Santa Giovanna Francesca de Chantal

Religiosa

Santa Giovanna Francesca de Chantal

Nella storia della Chiesa vi sono casi in cui uomo e donna hanno agito insieme nel cammino della santità. Tra le coppie di santi o beati ricordati vi sono Francesco e Chiara, Elzeario di Sabran e Delfina di Glandève, Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, Benedetto e Scolastica, Luigi e Zelia Martin, Giulia e Carlo Tancredi di Barolo e i coniugi Beltrame. Un'altra coppia sorprendente fu quella composta da san Francesco di Sales e Giovanna Francesca Frémyot de Chantal. Fu grazie all'incontro con il vescovo di Ginevra che Giovanna definì il suo percorso di santità. I francesi la chiamano sainte Chantal e la venerano ad Annecy. Giovanna riposa ad Annecy accanto a san Francesco di Sales. Il martirologio ricorda santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal come religiosa. Nacque a Digione in Francia nel 1572. Dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli. Educò i suoi sei figli alla pietà. Rimasta vedova, percorse alacremente la via della perfezione sotto la guida di san Francesco di Sales. Si dedicò alle opere di carità soprattutto verso i poveri e i malati. Diede inizio all'Ordine della Visitazione di Santa Maria. Diresse con saggezza l'Ordine della Visitazione di Santa Maria. Il suo transito avvenne a Moulins sulle rive dell'Allier vicino a Nevers in Francia. Il transito ricorre il 13 dicembre. La memoria si celebra il 12 agosto nel monastero della Visitazione a Moulins in Francia in occasione dell'anniversario della morte.

Giovanna nasce a Digione il 23 gennaio 1572. Nasce in una famiglia dell'alta nobiltà borgognona. Suo padre è Benigno Frémyot, secondo presidente del Parlamento. Giovanna rimane ben presto orfana di madre. Cresce sotto l'educazione e la morale paterne. Il 29 dicembre 1592 sposa Cristoforo II, barone di Chantal. Il loro matrimonio è felice. Viene subito chiamata la dama perfetta per il suo prodigarsi nella tenuta di Bourbilly e per le attenzioni e premure riservate al consorte. Dall'unione nascono sei figli. I primi due figli muoiono alla nascita. Gli altri figli nati sono Celso Benigno, Maria Amata, Francesca e Carlotta. Giovanna è descritta come dolce, serena e affabile, ed è amata dai familiari e dalla servitù. Quando Cristoforo si assenta dal castello per impegni di corte, Giovanna lascia gli abiti eleganti e si dedica ai poveri. Ai poveri offre denaro e la propria persona servendoli. La sua carità diventa immensa durante la carestia che colpisce la Borgogna nell'inverno 1600-1601. Incoraggiata dal consorte e nonostante i borbottii di molti, la baronessa trasforma il maniero in un ospedale per accogliere madri e bambini in difficoltà. Si occupa della costruzione di un nuovo forno per distribuire pane a tutti coloro che bussano alla sua porta. Durante la carestia, esaurito quasi tutto il grano eccetto un solo sacco di segala nel granaio, ordina di proseguire la distribuzione del pane. La tradizione riferisce che la segala dura miracolosamente fino al nuovo raccolto.

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Gli altri santi di oggi

Sant' Euplo (Euplio) di Catania

Diacono e martire

Nella terra di Catania, dove la grande popolarità di Sant'Agata ha talvolta custodito in una rispettosa ombra le altre memorie luminose della Chiesa locale, brilla la figura di Sant'Euplo, diacono e martire del quarto secolo. La sua testimonianza giunge sino a noi attraverso la Passione di Sant'Euplo, un antico documento di rara concisione e drammaticità storica, che custodisce la memoria di un uomo totalmente consegnato alla sua fede. Egli affrontò la persecuzione nell'anno 304, offrendo la propria vita nella sua città natale durante il nono consolato di Diocleziano e l'ottavo di Massimiano.

La memoria liturgica di Sant'Euplo si celebra il dodici agosto, giorno che corrisponde alla vigilia delle idi di agosto del suo glorioso transito. La sua intercessione e il suo patrocinio sono invocati con devozione a Francavilla di Sicilia, a Trevico e nella stessa Catania, dove egli è venerato come compatrono. La sua figura rimane un punto di riferimento luminoso per tutti i fedeli che riconoscono nel Vangelo la regola suprema dell'esistenza cristiana, vissuta fino al dono supremo del sangue.

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Beati Sebastiano Calvo Martinez e 5 compagni

Martiri clarettiani

Nel corso del ventesimo secolo, precisamente il dodici agosto del millenovecentotrentasei, la città spagnola di Barbastro fu teatro del compimento terreno di sei religiosi appartenenti alla Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria. I beati Sebastiano Calvo Martínez e i cinque compagni portarono a termine il loro glorioso combattimento nella medesima persecuzione, sigillando con il sangue la dedizione totale al Vangelo e alla Chiesa. La memoria liturgica di questi testimoni della fede viene celebrata annualmente il dodici agosto, ricordando il sacrificio estremo consumato a Barbastro, vicino a Huesca, nella regione aragonese della Spagna.

Questo gruppo di martiri clarettiani unisce sacerdoti, un diacono e un religioso fratello, ciascuno caratterizzato da una peculiare fisionomia umana e spirituale. Tra di essi figurano padre Sebastián Calvo Martínez, il religioso fratello Gregorio Chirivás Lacambra, padre Nicasio Sierra Ucar, padre Pedro Cunill Padrós, il diacono Wenceslao Maria Claris Vilaregut e padre José Pavón Bueno. Uniti nella vita consacrata e nella prova suprema della morte, essi rimasero saldi nella fede, offrendo alla comunità cristiana un duraturo esempio di carità, laboriosità e abbandono fiducioso nella volontà divina.

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Beato Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi)

Papa

Il Beato Innocenzo XI, nato Benedetto Odescalchi a Como nel millesettecentoundici, è una figura luminosa del diciassettesimo secolo che ha servito la Chiesa universale con fermezza evangelica. Eletto al soglio di Pietro nel milleseicentonettantasei, ha dedicato il suo pontificato alla riforma dei costumi e alla difesa della dignità ecclesiale, distinguendosi per un rigore morale che ha toccato ogni aspetto della vita curiale e politica del suo tempo. La sua memoria è indissolubilmente legata alla sua instancabile opera di purificazione, condotta con spirito di servizio e profonda dedizione alla giustizia.

Il suo ricordo rimane vivo per la determinazione con cui ha saputo governare in un’epoca di grandi tensioni. Egli non ha temuto di contrapporsi ai potenti per tutelare l'indipendenza della Chiesa, promuovendo al contempo la difesa della cristianità contro le minacce esterne. Beatificato da Papa Pio Dodicesimo nel millenovecentocinquantasei, il Beato Innocenzo XI resta un esempio di pastore che ha saputo coniugare la fermezza nel dottrina con una profonda sollecitudine per il bene comune, lasciando un'impronta indelebile nella storia del papato.

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San Porcario abate e compagni

Monaci martiri a Lérins

San Porcario fu un abate dell'abbazia benedettina di Lérins vissuto nell'ottavo secolo, ricordato insieme ai suoi compagni per il drammatico martirio avvenuto in un contesto di gravi violenze politiche e militari. L'abbazia sorgeva sulle isole di Lérins in Provenza, regione meridionale della Francia corrispondente alla romana Provincia, ed era stata fondata nel 410 da san Onorato. Il tragico evento si colloca nell'ottavo secolo, durante le lotte fra i Musulmani e i Franchi che sconvolsero la Provenza. Nel periodo compreso tra il 736 e il 739, il patrizio Mauronto si ribellò contro Carlo Martello, chiedendo l'aiuto dei Musulmani. Carlo Martello era figlio di Pipino di Héristal, cui successe nel 716 come maggiordomo d'Austrasia, ed è vissuto tra il 689 e il 741. I Musulmani chiamati da Mauronto si sparsero per tutta la Provenza saccheggiando dappertutto, mentre i Franchi, aiutati dai Longobardi giunti in soccorso, misero a ferro e fuoco il Paese in rivolta superando persino i Musulmani in distruzioni.

In questo scenario di rappresaglie, i martiri furono vittime dello scontro politico fra Musulmani e Franchi più che per motivi religiosi, sebbene in quel periodo dell'ottavo secolo tutti gli uomini di chiesa che morivano di morte violenta venissero considerati martiri. Gli storici non possono stabilire l'esatto numero delle vittime, ma si suppone che complessivamente siano stati circa cinquecento tra l'invasione musulmana e il contrattacco franco-longobardo. Una Vita compilata nel secolo decimo e poi ricomposta nell'undicesimo racconta questi eventi. San Porcario, Colombo e i loro compagni sono sempre stati venerati a Lérins come santi e martiri, e la celebrazione liturgica è fissata al dodici agosto, data ripresa dal Martirologio Romano.

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San Colombo e compagni

Monaci martiri a Lérins

San Colombo fu un abate benedettino di profonda dedizione che guidò la comunità monastica delle Isole di Lérins, in Provenza, durante il travagliato ottavo secolo. Uomo di fede e di grande discernimento spirituale, egli seppe presagire le sofferenze che attendevano il suo monastero a causa delle incursioni saracene, agendo con la prudenza del pastore che ha a cuore la salvezza dei suoi figli. La sua figura rimane impressa nella memoria della Chiesa come testimone di una dedizione che trascende il tempo, avendo egli scelto di restare fedele al suo incarico pur di custodire la vita dei più giovani confratelli.

La memoria di San Colombo e dei suoi compagni martiri è legata al sacrificio estremo compiuto nell'anno settecentotrentanove. Di fronte alla minaccia incombente, egli scelse di mettere in salvo novizi e alunni inviandoli in Italia, assicurando così la continuità della comunità monastica e la trasmissione della sapienza benedettina. La sua vita, culminata nel martirio durante il saccheggio dell'abbazia di Lérins, resta un esempio luminoso di carità pastorale e di coraggio, ricordandoci quanto sia prezioso il dono della vita offerto per la protezione e la crescita dei fratelli nella fede.

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San Jaenbert

Arcivescovo di Canterbury

San Jaenbert visse nell'ottavo secolo in Inghilterra, guidando la Chiesa in un tempo di grandi tensioni politiche e territoriali. Il santo è conosciuto anche con i nomi varianti Gegenberht, Jainbert, Janibert, Lambert e Jambert. Non si conosce l'anno della sua nascita e non è possibile determinare quanti anni visse. Tuttavia, il suo episcopato durò ventisei anni, segnando profondamente la storia ecclesiastica inglese.

Egli è ricordato soprattutto per il suo ruolo di arcivescovo di Canterbury e per la strenua difesa dei diritti della sua sede contro le ingerenze del re Offa di Mercia. La tradizione riferisce la sua santità, attestata da antichi documenti come il Martirologio di Usuardo e l'elenco dell'Ordine Benedettino, sebbene manchi un riconoscimento ufficiale della santità da parte della Chiesa.

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Beato Carlo Leisner

Sacerdote e martire

Il beato Carlo Leisner è ricordato come un sacerdote e martire tedesco del ventesimo secolo, la cui vita fu segnata dalla dedizione giovanile, dalla persecuzione nazista e da una straordinaria vocazione vissuta persino tra le brutture del campo di concentramento di Dachau. La Seconda Guerra Mondiale si svolse tra il 1939 e il 1945 e fu caratterizzata da lutti e distruzioni infinite, oltre che dalle ideologie di fondo che inclusero l'esaltazione della razza ariana, l'antisemitismo e l'affermazione della potenza militare tedesca. Il regime nazista mirava all'eliminazione di tutti coloro considerati un peso e non di pura razza, tra cui zingari, malati mentali e cronici, omosessuali, ebrei, prigionieri di guerra e dissidenti. Molti figli della Chiesa Cattolica, sacerdoti e laici, testimoniarono la fede in Cristo e nei valori umani e sociali del cristianesimo, subendo la reclusione e la morte. Tra di essi figurano figure luminose come San Massimiliano Maria Kolbe, Santa Edith Stein, il beato Clemente Augusto von Galen e lo stesso Carlo Leisner.

Nato a Rees sul Reno il 28 febbraio 1915 da Wilhelm Leisner e Amalie Falkanstein, Carlo crebbe in una famiglia numerosa e si distinse fin da giovanissimo per le sue doti umane e organizzative nelle associazioni cattoliche. La sua esistenza terrena si concluse prematuramente il 12 agosto 1945 nel sanatorio di Planegg, vicino a Monaco di Baviera, a causa della tubercolosi contratta nei lavori forzati e aggravata dalla prigionia. Nonostante le sofferenze inaudite, riuscì a coronare il sogno della sua vita ricevendo l'ordinazione sacerdotale direttamente a Dachau per mano di un vescovo prigioniero, celebrando una sola Messa prima della liberazione. Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato il 23 giugno 1996 durante il suo viaggio apostolico a Berlino in Germania, riconoscendo il suo eroico sacrificio d'amore per la Chiesa e per la gioventù.

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Beata Vittoria Diez y Bustos de Molina

Vergine e martire

La Beata Vittoria Diez y Bustos de Molina è una figura luminosa del ventesimo secolo, esempio di dedizione laica al Vangelo e di fedeltà estrema alla propria vocazione. Nata a Siviglia nel millenovecentotre, ha speso la sua breve ma intensa esistenza nell'impegno educativo e pastorale, interpretando la professione di maestra come una vera missione di carità e di formazione umana e cristiana. La sua vita, radicata nell'Istituzione Teresiana, si è intrecciata profondamente con le comunità di Cheles e di Hornachuelos, dove ha saputo coniugare la cura per l'istruzione con una instancabile sollecitudine verso le necessità sociali e spirituali del prossimo.

Il ricordo della Beata Vittoria rimane vivo nel tempo per la sua testimonianza di coraggio dinanzi alla persecuzione. Durante la guerra civile spagnola, nell'agosto del millenovecentotrentasei, la sua coerenza cristiana l'ha condotta al sacrificio supremo. Arrestata e condotta presso una miniera a Hornachuelos, ha affrontato la morte con fermezza, rifiutando di rinnegare la propria fede in Cristo. Beatificata da Papa Giovanni Paolo II nel millenovecentonovantatré, essa è oggi venerata come modello di rettitudine e di dedizione, in particolare per coloro che esercitano il ministero dell'insegnamento, ricordandoci che la fedeltà al Signore è il valore supremo che dà senso a ogni opera terrena.

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San Discolio

IV Vescovo di Vercelli

La memoria di San Discolio affonda le radici nel quinto secolo, in un tempo di grandi trasformazioni per la comunità cristiana di Vercelli. Egli è ricordato come il quarto vescovo della diocesi piemontese, inserito in una venerabile successione episcopale che ebbe inizio con San Eusebio. Nonostante la distanza dei secoli e la scarsità delle fonti documentarie, la sua figura rimane saldamente custodita nella tradizione ecclesiale.

Sebbene non sia giunto fino a noi un culto liturgico autonomo, la sua testimonianza di pastore continua a vivere nella memoria della Chiesa. San Discolio è tradizionalmente associato alla figura di San Simplicio, con il quale condivideva anticamente la data di commemorazione nel cuore del mese di agosto, rinnovando il legame spirituale con le origini della fede vercellese.

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San Simplicio

VIII Vescovo di Vercelli

San Simplicio visse e svolse il suo ministero nel quinto secolo, un'epoca segnata dalle difficili invasioni barbariche. La figura di questo pastore si colloca verso il quattrocentosettanta, quando egli resse la Chiesa diocesana come ottavo vescovo di Vercelli. Di lui si possiedono pochissime informazioni storiche dirette, ma la sua memoria liturgica e la sua venerazione si sono tramandate nel cammino della comunità cristiana vercellese.

Il ricordo di san Simplicio è legato alle antiche testimonianze episcopali della sua Chiesa, tra cui un celebre dipinto nella basilica eusebiana e la successiva riscoperta del sepolcro. La sua figura è custodita nella tradizione e nel calendario liturgico della diocesi, che ne celebra la ricorrenza il dodicesimo giorno di agosto.

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Beato Floriano (Jozef) Stepniak

Sacerdote cappuccino, martire

Il Beato Floriano Stepniak, al secolo Giuseppe, nacque a Zdzary, nei pressi di Nowe Miasto, il 3 gennaio 1912 da una famiglia di umili contadini, Paolo e Anna Misztal. Rimasto senza la madre in tenera età, crebbe sotto la guida del padre che si risposò. Dopo la scuola primaria, avvertì con forza la vocazione alla vita religiosa ed entrò nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, compiendo il noviziato a Nowe Miasto e assumendo il nome religioso di Floriano. Ordinato sacerdote il 24 giugno 1938, visse il suo ministero con dedizione fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Arrestato dalla Gestapo nel convento di Lublino, affrontò la prigionia nei campi di concentramento di Sachsenhausen e infine a Dachau, dove fu immatricolato con il numero 22.738. In mezzo a indicibili sofferenze, fame e freddo, mantenne sempre una straordinaria serenità d'animo, meritando l'appellativo di sole del campo e padre spirituale dei condannati, fino al martirio consumato nella camera a gas il 12 agosto 1942.

La figura di questo sacerdote cappuccino brilla nel panorama del ventesimo secolo come testimonianza luminosa di fede incrollabile e di totale donazione di sé. Insieme a un altro sacerdote, Giuseppe Straszewski, anch'egli martire a Dachau durante l'invasione della Polonia, il Beato Floriano è ricordato dalla Chiesa per aver offerto la propria vita in un contesto di estrema persecuzione. La sua esistenza, segnata da capacità mediocri ma da una prodigiosa diligenza e laboriosità, dimostra come la grazia divina possa operare grandi cose in un'anima docile. Il suo sacrificio, consumato nei tragici mesi della guerra in Germania, continua a interpellare i credenti di ogni tempo sull'autenticità dell'amore cristiano, capace di farsi carico dei pesi altrui e di portare la luce della speranza anche nei luoghi più oscuri della storia umana.

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Beato Bonaventura Garcia Paredes

Sacerdote domenicano, martire

Il Beato Bonaventura Garcìa Paredes nacque il 19 aprile 1866 a Castanedo de Luarda, in Asturia, Spagna, in una semplice famiglia di pastori. Cresciuto tra i forti principi cristiani dei suoi genitori, da giovane aiutava il padre nel pascolo delle pecore, frequentando al contempo la prima classe nella scuola parrocchiale del suo paese. Durante una missione popolare, ebbe l'occasione di conoscere l'Ordine Domenicano, i cui frati intuirono subito in lui doti non ordinarie. Questo incontro segnò l'inizio di un cammino spirituale e intellettuale che lo avrebbe portato a diventare sacerdote, insigne docente, superiore generale dell'Ordine e infine martire durante la persecuzione religiosa in Spagna nel ventesimo secolo. Egli spese l'intera esistenza al servizio della Chiesa, della formazione teologica e dell'espansione missionaria, dimostrando una dedizione totale e incondizionata al Vangelo.

Viene ricordato con profonda venerazione per il suo luminoso esempio di pastore pronto a dare la vita per le sue pecore, suggellando il proprio ministero sacerdotale con il martirio avvenuto a Madrid il 12 agosto 1936. La Chiesa riconosce la sua straordinaria testimonianza di fede e il suo coraggio incrollabile, proclamandolo beato insieme a numerosi compagni il 28 ottobre 2007. La sua memoria liturgica è legata ai martiri della persecuzione religiosa in Spagna, ricordando ai fedeli di ogni tempo la bellezza di una vita spesa interamente per Cristo e per il bene comune, radicata nella preghiera e sostenuta da una fiduciosa rassegnazione alla volontà divina.

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Beato José Nadal Guiu

Sacerdote e martire

Il Beato Josep Nadal Guiu, sacerdote e martire del ventesimo secolo, ha offerto la sua vita per Cristo nella Spagna sconvolta dalle persecuzioni. Nato il 25 luglio 1911 a Bell-lloc, nella provincia di Lleida, fin dalla giovinezza rispose con dolcezza e generosità alla chiamata del Signore, dedicando ogni suo giorno alla preghiera, alla cura dei poveri e al servizio dei fratelli. La sua esistenza si è compiuta nell'offerta totale di sé, suggellata dal perdono offerto ai suoi carnefici prima di morire. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica il dodicesimo giorno di agosto, ricordandone la testimonianza luminosa di fede incrollabile e di amore sponsale per l'Eucaristia.

La sua giovinezza fu guidata dal desiderio ardente della perfezione cristiana e dall'imitazione del santo curato d'Ars. Ordinato sacerdote il 15 giugno 1935 dal vescovo monsignor Salvi Huix Miralpeix, celebrò la sua prima messa il 16 giugno dello stesso anno, giorno della festa della Santissima Trinità, nella sua città natale. Svolse il suo ministero a Monzón per un solo anno, fondando l'Azione Cattolica e spendendosi instancabilmente tra il confessionale, i malati e i più bisognosi. Ucciso per la fede il 12 agosto 1936, la sua fama di martirio portò la Chiesa a celebrarvi i processi canonici, culminati nella pubblicazione del decreto sul martirio autorizzata da Benedetto XVI il 10 dicembre 2010 e nella solenne beatificazione presieduta da Papa Francesco il 13 ottobre 2013 a Tarragona.

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San Gratiliano (Graciliano)

Martire

San Gratiliano è un martire cristiano venerato insieme alla compagna Felicissima, la cui memoria si inscrive tra il terzo e il quarto secolo. La tradizione antica colloca la loro morte a Faleri, nell'Etruria suburbicaria, durante il regno dell'imperatore Claudio nel 270. Intorno alla loro figura e al loro martirio non possediamo notizie storiche sicure sulla personalità, poiché l'unica fonte antica disponibile è rappresentata da una passio composta verso il settimo secolo. Questo testo agiografico non è considerato una fonte attendibile ed è chiaramente leggendario, arrivando a ricalcare e plagiare i racconti dedicati ad altri celebri martiri della Chiesa antica come sant'Agnese, santa Lucia, sant'Euplo e san Vito. Nessun altro documento storico, al di fuori di tale passio, tramanda notizie su San Gratiliano.

Nonostante la natura leggendaria delle fonti scritte, il culto di San Gratiliano e di Felicissima si radicò profondamente in diverse regioni d'Italia, in particolare nel territorio tra il Lazio e l'Umbria. La martire Felicissima ricevette una venerazione particolarmente estesa, attestata in differenti località e date dai testi antichi, tra cui il Martirologio Geronimiano. Dopo la distruzione di Faleri, avvenuta nel settimo secolo, le reliquie di San Gratiliano trovarono una nuova collocazione a Civita Castellana, mentre quelle di Felicissima seguirono un percorso che le condusse prima a Ferento e successivamente a Viterbo. Oggi San Gratiliano è ricordato con particolare devozione come patrono principale di Bassano di Sutri, dove la comunità custodisce la memoria e la testimonianza di fede di questo antico martire.

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Sant' Ercolano di Brescia

Vescovo

A Brescia, sant’Ercolano, vescovo.

San Muiredach di Kellala

Vescovo

A Killala in Irlanda, san Muredach, vescovo.

Beato Carlo Meehan

Martire

A Ruthin nel Galles settentrionale, beato Carlo Meehan, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori e martire, che, irlandese di origine, fu arrestato mentre era in viaggio attraverso questa regione verso la patria e, condannato a morte per essere entrato nei domini del re Carlo II, ottenne la palma del martirio subendo l’impiccagione e lo sventramento.

Beato Pietro Jarrige de la Morélie de Puyredon

Martire

In una sordida galera al largo di Rochefort in Francia, beato Pietro Jarrige de la Morélie de Puyredon, sacerdote, che durante la persecuzione contro la Chiesa morì per Cristo, esposto lungamente alla cocente violenza del sole.

Santi Giacomo Do Mai Nam, Antonio Nguyen Dich e Michele Nguyen Huy My

Martiri

Nella città di Nam Định nel tonchino, ora Viet Nam, santi martiri Giacomo Đỗ Mai Năm, sacerdote, Antonio Nguyễn Đich, contadino, e Michele Nguyễn Huy Mỹ, medico, decapitati per Cristo dopo atroci supplizi sotto l’imperatore Minh Mạng.

Beato Flavio (Atilano) Argüeso Gonzalez

Religioso e martire

A Valmoran presso Madrid sempre in Spagna, beato Flavio (Atilano) Argüeso González, religioso dell’Ordine di San Giovanni di Dio e martire, che nella medesima persecuzione fu ucciso in odio alla fede.

Beato Antonio Perulles Estivill

Sacerdote e martire

A Tarragona sempre in Spagna, beato Antonio Perulles Estívill, sacerdote della Società dei Sacerdoti Operai Diocesani e martire, che ancora nella stessa persecuzione consumò sulla strada il suo martirio.

Santa Lelia

Vergine

Sempre in Irlanda, in una cella che porta il suo nome, santa Lelia, vergine.

Santi Aniceto e Fozio

Martiri

A Nicomedia, nell’odierna Turchia, santi Aniceto e Fozio, martiri.

Beato Giuseppe (Jozef) Straszewski

Sacerdote e martire

A Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, beati Floriano Stępniak, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, e Giuseppe Straszewski, sacerdoti e martiri, che, al tempo dell’invasione della Polonia durante la guerra, morirono nel campo di prigionia in una camera a gas.

Santa Cecilia di Remiremont

Badessa

Beato Berengario da Cassano

Mercedario

Beato Emanuele Borràs Ferré

Vescovo e martire

Beato Emanuele Basulto Jimenez

Vescovo e martire

Beato Félix Pérez Portela

Sacerdote e martire

Beato José Jordán Blecua

Sacerdote e martire

Beato Enrique María Gómez Jiménez

Sacerdote e martire

Santa Agilberta I (Aguilberte) di Jouarre

Badessa

Santi Felice e Felicissimo

Martiri

Dal Martirologio Romano

Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, religiosa: dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli, che educò alla pietà; rimasta vedova, percorse alacremente sotto la guida di san Francesco di Sales la via della perfezione, dedicandosi alle opere di carità soprattutto verso i poveri e i malati; diede inizio all’Ordine della Visitazione di Santa Maria, che diresse pure con saggezza. Il suo transito avvenuto a Moulins sulle rive dell’Allier vicino a Nevers in Francia ricorre il 13 dicembre.<BR>(13 dicembre: Nel monastero della Visitazione a Moulins in Francia, anniversario della morte di santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, la cui memoria si celebra il 12 agosto). — Martirologio Romano