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giovedì 13 agosto 2026 · Santo del giorno

San Ponziano

Papa e martire

San Ponziano

San Ponziano visse e operò nel corso del terzo secolo, guidando la Chiesa di Roma in un tempo di delicati passaggi storici e politici. Le fonti antiche ci restituiscono la figura di un pastore romano, figlio di un uomo di nome Calpurnio, la cui vita si concluse nella sofferenza della persecuzione e dell'esilio. La studiosa Emanuela Prinzivalli ha formulato la congettura secondo cui il pontificato del vescovo di Roma Ponziano ha avuto inizio nel 230, inserendosi in una fase iniziale di relativa pace per la comunità cristiana. La fonte principale sulle notizie relative a Ponziano è il Catalogo Liberiano, il quale riferisce che il suo episcopato è durato poco più di cinque anni. Durante il suo ministero petrino, Ponziano diede il suo assenso alla decisione del vescovo Demetrio di Alessandria di condannare il teologo Origene. Quest'ultimo era legato alla Chiesa di alessandria e a Demetrio ed era stato ordinato sacerdote di nascosto dai vescovi Teoctisto di Cesarea e Alessandro di Gerusalemme. La figura di San Ponziano rimane indissolubilmente legata alla testimonianza suprema del martirio, condiviso insieme a un altro autorevole esponente della Chiesa antica, il sacerdote Ippolito.

Il mutamento radicale del clima politico romano segnò drammaticamente gli ultimi mesi della vita di San Ponziano. L'imperatore Alessandro Severo, che regnò dal 222 al 235, mantenne un atteggiamento tollerante verso i cristiani, garantendo una pacifica convivenza. Questa fase di tranquillità terminò bruscamente con l'ascesa al potere di Massimino il Trace, che regnò dal 235 al 238 dopo la fine violenta e l'assassinio di Alessandro Severo in una rivolta militare. Marcella Forlin Patrucco ha descritto il mutamento politico e la sistematica offensiva anticristiana conseguenti all'ascesa di Massimino il Trace. Il nuovo imperatore adottò una politica ostile ai cristiani mirando a colpire i capi del cristianesimo e gli esponenti del clero. Papa Ponziano fu una vittima illustre di questa persecuzione mirata e spietata. Insieme a Ponziano fu condannato e deportato un altro capo dei cristiani, il sacerdote Ippolito, noto come antipapa. Il Catalogo Liberiano documenta la deportazione di Ponziano in Sardegna con una condanna ad metalla ai lavori forzati nelle miniere. L'anno dell'esilio e della morte del pontefice è il 235. La tradizione liturgica e il Martirologio Romano commemorano il tredici agosto i santi martiri Ponziano e Ippolito, ricordando che furono deportati insieme in Sardegna e condannati insieme alle fatiche estreme. Le fonti storiche tramandano che Ponziano morì a causa di molte sofferenze, probabilmente dovute a crudeli fustigazioni subite nelle miniere sarde, sigillando la propria dedizione alla fede con il sangue del martirio.

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Gli altri santi di oggi

Sant' Ippolito

Sacerdote e martire

Nel terzo secolo, la comunità cristiana di Roma visse una stagione complessa segnata da profonde divisioni interne, che trovarono tuttavia una via di riconciliazione nella comune testimonianza del sangue. Tra le figure centrali di questo cammino di fede e di penitenza spicca Ippolito, sacerdote colto e austero, la cui vicenda umana e spirituale si intrecciò indissolubilmente con quella del pontefice San Ponziano. Vissuto in un'epoca di transizione tra periodi di relativa pace e la ripresa delle persecuzioni imperiali, Ippolito visse momenti di grave contrasto con la Chiesa legittima, accettando di porsi alla guida di una dolorosa scissione prima di ritrovare la piena comunione ecclesiale.

Oggi la memoria liturgica unisce nel medesimo ricordo San Ponziano e Sant'Ippolito, celebrati il tredici agosto quali testimoni di una fede che sa superare ogni errore umano attraverso il perdono e il martirio. La tradizione e i documenti storici, compresa l'antica epigrafe dettata da papa Damaso, ci consegnano il ritratto di un uomo animato da un rigoroso zelo, che nell'ora della prova suprema seppe riconoscere l'unità della Chiesa e indicare nel legittimo pastore l'unica guida, suggellando la propria conversione con il dono della vita nelle miniere della Sardegna.

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San Cassiano di Todi

Vescovo e martire

San Cassiano è una figura di venerazione legata alla città di Todi, la cui memoria liturgica si celebra il tredici agosto. Vissuto originariamente nel quarto secolo, la sua figura emerge attraverso i secoli grazie a una tradizione antica ma complessa, tramandata da una passio leggendaria proveniente dalla Chiesa tudertina. Tale documento narra che egli fosse nipote del prefetto di Roma Cromazio, e che avesse compiuto studi di diritto e medicina prima di incontrare la fede cristiana. La conversione sarebbe avvenuta per influenza del vescovo Ponziano, che Cassiano custodì durante la persecuzione di Diocleziano, ricevendo poi dal papa Marcellino l'incarico episcopale per la comunità di Todi. Tuttavia, gli studi moderni evidenziano come la passio contenga anacronismi ed errori, suggerendo una possibile confusione con il martire omonimo di Imola, poiché un vescovo di nome Cassiano risulta sconosciuto alle fonti tudertine più antiche. Ciononostante, la devozione popolare e liturgica si è radicata profondamente nel territorio, trovando espressione in traslazioni di reliquie, cappelle dedicate e nella cura amorevole dei fedeli attraverso le epoche.

Il culto di San Cassiano ha trovato una stabile collocazione nel Martirologio Romano grazie all'opera di Cesare Baronio, che lo inserì alla data del tredici agosto. La tradizione ha custodito con cura i luoghi legati al suo martirio, identificato storicamente con la morte in carcere avvenuta nell'anno trecentoquattro, dopo aver resistito alle lusinghe e alle minacce del fratello Venustiano che cercava di farlo apostatare. Memoria viva nella preghiera della Chiesa, il suo nome fu incluso anche nelle litanie approvate nel sedicesimo secolo dal vescovo Ludovico Cenci, confermando la continuità di un legame spirituale che attraversa le generazioni dei credenti.

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San Benildo Romancon

Religioso

San Benildo Romançon, al secolo Pietro Romançon, nacque a Thuret, in Alvernia, Francia, il 14 giugno 1805. Vissuto nel diciannovesco secolo, questo umile monaco appartenne all'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fondato nel 1680 da san Jean-Baptiste de La Salle, che visse tra il 1651 e il 1719. Passò la vita dedito alla formazione della gioventù, spendendo la sua esistenza nell'insegnamento e nella guida spirituale dei ragazzi, prima in varie città e poi stabilmente a Saugues. La sua esistenza fu un luminoso esempio di dedizione quotidiana, contrassegnata da una profonda intimità con Dio, dalla povertà e da un costante spirito di servizio.

Ricordato per la sua straordinaria capacità di penetrare nell'animo degli adolescenti e per l'impegno profuso nell'educazione catechistica, specialmente verso i più deboli e i più tardivi, san Benildo è invocato come modello di santità nascosta nel lavoro di tutti i giorni. Spirito forte e mite insieme, affrontò fatiche immani e incomprensioni con ferma adesione alla propria vocazione. Dopo una vita spesa interamente per la crescita umana e cristiana dei suoi alunni, si spense il 13 agosto 1862 a Saugues, lasciando un'eredità di fede e di virtù che la Chiesa celebra solennemente in questo stesso giorno.

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San Giovanni Berchmans

San Giovanni Berchmans nacque a Diest, nelle Fiandre, il 12 marzo 1599, primogenito di cinque figli. Suo padre Giovanni era calzolaio e conciatore di pelli, mentre sua madre Elisabetta era figlia del borgomastro Adriano Van den Hove. La sua esistenza si svolse nel segno di una profonda pietà, della gioia interiore e dell'amore operoso, vissuti nella semplicità della vita quotidiana e nell'appartenenza alla Compagnia di Gesù. La sua santità fu favorita da un temperamento felice, da genitori cristiani esemplari e da direttori spirituali di primo ordine, ai quali egli corrispose con un amore fedelissimo e un eccezionale senso del dovere.

Ricordato come il santo della vita comune, seppe compiere le cose ordinarie in modo straordinario, guidato dai motti Age quod agis e Maximi facere minima. La sua spiritualità era caratterizzata da una libertà gioconda, da serenità nel Signore e da una ardente devozione verso l'Eucaristia e la Beata Vergine. Amato da tutti per la sua pietà sincera, la schietta carità e l'allegria incessante, esercitò un ascendente straordinario su quanti lo conobbero, lasciando un'impronta duratura nella Chiesa prima di concludere la sua giovane vita terrena a Roma il 13 agosto 1621.

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Santa Radegonda

Regina di Francia

Santa Radegonda, vissuta nel sesto secolo tra il 519 e il 587, fu una regina di Francia dal destino singolare e profondamente segnato dalla Provvidenza, che in tempi bui seppe far sorgere figure luminose a difesa del pensiero cristiano. La società romana e imperiale tra gli anni cinquecento e seicento somigliava a un cadavere in piedi che cadde sfasciato al tocco dei barbari. In questo scenario di profonde trasformazioni, Radegonda nacque in Turingia, figlia di Bertario, la cui vita fu precocemente sconvolta dalla violenza della storia quando lo zio Ermenfrido uccise il padre e l'altro fratello Baderico per impadronirsi del potere. Il regno di Turingia fu sconfitto nel cinquecento trentuno da Clotario primo, re di Francia, e la giovane Radegonda, all'età di dodici anni, seguì i prigionieri di guerra in Neustria dopo aver assistito all'uccisione dei suoi familiari. La sua bellezza e la sua nobiltà attirarono l'attenzione di re Clotario, che la inviò a studiare nella villa reale di Athies per farne la sua futura sposa, garantendole un'educazione adatta al suo rango e un'istruzione letteraria eccezionale per l'epoca. Intorno al cinquecento quaranta Clotario volle Radegonda come sposa, pur senza il suo consenso, dando inizio a un matrimonio in cui la regina dovette sopportare a lungo il carattere collerico e brutale del marito, l'umore instabile e i tradimenti, pur conducendo una vita da perfetta cristiana e quasi da monaca senza mai trascurare i doveri di sovrana.

La svolta nella sua esistenza si consumò quando Clotario uccise a tradimento l'amato fratello di Radegonda, Clotacario, spingendo la regina a dichiarare che non c'ệt era più posto per lei nella reggia e a ottenere il consenso per lasciare il marito, prendendo il sacro velo mentre Clotario era ancora in vita. Dopo essersi fatta consacrare diaconessa e aver soggiornato nel monastero di Tours, dove incontrò la regina Clotilde, si trasferì nel chiostro di Saix e infine edificò il monastero di Santa Maria, poi chiamato di Santa Croce, a Poitiers, dove visse per trenta anni senza mai uscire dal recinto sacro sottomettendosi alla regola di San Cesario di Arles come una semplice novizia. Santa Radegonda morì il tredici agosto cinquecento ottantasette circondata dal rimpianto generale, assistita nelle sue ultime ore da San Gregorio di Tours, ed è ricordata come fondatrice di un grande centro di preghiera e di carità e come modello di dedizione cristiana.

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Beato Giacomo Gapp

Sacerdote e martire

Il Beato Giacomo Gapp fu un sacerdote coraggioso che spese la propria esistenza nella fedeltà al Vangelo durante le ore più oscure del ventesimo secolo. Nato nel diciotto cento novantasette a Wattens, in Austria, egli scelse di consacrare la propria vita al ministero sacerdotale, ricevendo l'ordinazione nel millenovecento trenta presso la cattedrale di Friburgo. La sua testimonianza si distinse per una coerenza ferma e incrollabile, che lo portò a levare la propria voce contro l'ideologia nazionalsocialista, traendo la forza per tale opposizione dagli insegnamenti contenuti nell'enciclica Mit brennender Sorge. Egli non cercò il martirio, ma la verità, pagando con il sacrificio supremo la sua fedeltà alla dottrina della Chiesa e alla dignità umana.

La memoria del Beato Giacomo Gapp è custodita oggi come esempio di rettitudine morale e di carità pastorale. Dopo un cammino che lo vide operare in diverse località, tra cui Hall, Graz, Breitenwang-Reutte, la Francia e la Spagna, la sua vita terrena si concluse tragicamente a Berlino. Beatificato da Papa Giovanni Paolo Secondo nel millenovecento novantasei, egli rimane un modello luminoso per ogni fedele chiamato a testimoniare la fede anche quando il mondo intorno sembra smarrire la bussola della giustizia. La sua figura ci ricorda che il coraggio evangelico non teme le catene, poiché trova la sua radice in Colui che ha vinto la morte.

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Santa Concordia

Martire

Santa Concordia è una figura di vergine e martire del terzo secolo, la cui memoria e la cui testimonianza di fede cristiana emergono anzitutto dalle pagine del Martirologio Romano. Secondo la tradizione ivi raccolta, ella fu la fedele nutrice di San Ippolito di Roma, autore di un celebre canone della liturgia eucaristica ancora oggi in uso e collocato al terzo posto tra i canoni attuali. La vicenda terrena di San Ippolito fu segnata da vivaci contrasti con i Papi Callisto e Ponziano, che culminarono nella sua condanna alla pena dei lavori forzati in miniera, ad metalla, insieme a Ponziano, in Sardegna. Tale severo provvedimento fu emesso dall'Imperatore Massimino il Trace a seguito di una persecuzione di natura strettamente politica e non religiosa. L'unica traccia storica e liturgica di Santa Concordia si trova proprio nel citato Martirologio Romano, il quale attesta che la beata Concordia, nutrice del santo, fu sottoposta al supplizio della flagellazione con strumenti di piombo prima di lui, compiendo così il suo pio transito verso il Signore. Il medesimo testo ricorda inoltre che altri diciannove membri della sua casa subirono la pena della decapitazione fuori da Porta Tiburtina, per poi essere sepolti insieme a lei nel cimitero del Verano. La devozione per Santa Concordia ha varcato i confini di Roma per radicarsi profondamente in Emilia, dove la santa è venerata come uno dei protettori del Castello di Rubiera, in provincia di Reggio Emilia.

Il culto e la custodia delle spoglie di Santa Concordia hanno segnato profondamente la storia religiosa della comunità di Rubiera attraverso i secoli, legandosi indissolubilmente alle cure dei suoi parroci e alla devozione delle autorità civili e ducali. Nella chiesa parrocchiale rubierana, posta sotto la titolarità anche dei santi vescovi e martiri Donnino e Biagio, le sacre reliquie del corpo della martire riposano sotto l'altare maggiore, la cui ancona pittorica la raffigura dipinta insieme ai santi titolari. La presenza di queste spoglie ha dato vita a una storia di traslazioni, donazioni e anche dolorose profanazioni, come quella perpetrata alla fine del Settecento dalle truppe franco-napoletane. I resti salvati e ricomposti con cura dai pastori della comunità hanno continuato ad alimentare la fede dei fedeli, trovando conferma e riscontro nei documenti d'archivio e nelle ricerche storiche, come il saggio Memorie Ecclesiastiche di Rubbiera del 1894 custodito nell'archivio vescovile di Reggio Emilia. Tale opera, richiamandosi agli studi di Ulysse Chevalier, ipotizza fondatamente che la santa venerata a Rubiera sia la medesima nutrice di San Ippolito, non essendovi nel mondo cristiano altra Santa Concordia all'infuori di lei.

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Beato Marco d’Aviano

Cappuccino

Il Beato Marco d'Aviano, nato nel diciassettesimo secolo ad Aviano, è una figura luminosa della storia della Chiesa e dell'Europa. Sacerdote dell'ordine dei Cappuccini, ha consacrato la propria esistenza alla preghiera, alla predicazione e a un instancabile impegno per la pace tra le nazioni. La sua vita, segnata da un profondo spirito di umiltà e da un fervore apostolico che lo condusse in molteplici terre, rimane un esempio di dedizione totale al servizio del prossimo e della fede cristiana.

Egli è ricordato con particolare gratitudine per il suo ruolo di consigliere dell'imperatore Leopoldo Primo d'Asburgo e per la sua preziosa opera di mediazione durante il drammatico assedio di Vienna del milleseicentottantatré. Grazie al suo intervento, volto a unire le forze cristiane, la città fu liberata, segnando una pagina decisiva per la storia del continente. Beatificato da Papa Giovanni Paolo Secondo il ventisette aprile del duemila e tre, il Beato Marco continua a intercedere per quanti cercano in lui un modello di carità e di coraggio spirituale, rimanendo un testimone autentico del Vangelo in tempi di grande prova.

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Beato Josep Tàpies Sirvant e 6 compagni

Martiri spagnoli

Il Beato Josep Tàpies Sirvant e i suoi sei compagni furono sette parroci e vicari parrocchiali spagnoli, martirizzati durante la feroce persecuzione anticattolica avvenuta in Spagna nel corso del ventesimo secolo, precisamente tra il 1936 e il 1939. Appartenevano tutti alla diocesi di Urgel e pagarono con il sangue la loro fedeltà a Cristo in un tempo di profonda prova per la Chiesa. La loro memoria liturgica si celebra il tredici agosto, giorno in cui compirono il supremo sacrificio della vita a Sallàs di Pallàrs, in Catalogna.

La loro solenne beatificazione, inizialmente prevista per il venticinque maggio 2005, subì uno slittamento a causa della morte del Papa Giovanni Paolo II e delle nuove norme promulgate nel frattempo. Furono infine proclamati Beati il ventinove ottobre 2005 nella Basilica di San Pietro, sotto il pontificato di papa Benedetto XVI. Questa testimonianza luminosa ricorda l'immensa schiera di cristiani che durante la Guerra Civile in Spagna subirono il martirio per la loro fede incrollabile nel Signore.

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San Massimo il Confessore

Teologo bizantino

San Massimo il Confessore nacque nel 580 a Costantinopoli da una nobile famiglia forse imparentata con l'imperatore Eraclio. Ebbe una buona educazione culturale e una solida preparazione, occupando una posizione rilevante nella corte imperiale e diventando un importante funzionario. In seguito lasciò gli incarichi politici per ragioni ignote e si ritirò nel monastero di Crisopoli, vicino a Costantinopoli, dove gli fu attribuito il titolo di abate come segno di rispetto e non di guida della comunità. Insigne per dottrina e per zelo in favore della verità cattolica, è detto il Confessore per aver difeso fieramente l'ortodossia cristiana con la parola, gli scritti e la vita contro il monotelismo. Il monotelismo era una teoria religiosa elaborata nel VII secolo in seno alla Chiesa bizantina che riconosceva le due nature di Cristo ma affermava il predominio della volontà divina su quella umana.

La sua esistenza fu segnata da dure persecuzioni, processi e supplizi inflitti dal potere imperiale. Combatté strenuamente contro l'eresia monotelita e subì dall'imperatore eretico Costante la relegazione e l'amputazione della mano destra, insieme alla mutilazione della lingua, dopo essere stato relegato insieme a due discepoli, entrambi di nome Anastasio. Subì un duro carcere e numerose torture prima della relegazione nella regione di Lesghistan. Il transito di san Massimo il Confessore avvenne nella fortezza di Schemaris, che si trova presso la riva del fiume Tzkhenis Dsqali sulle montagne del Caucaso, dove morì a Schemaris in Lazica il 13 agosto 662 all'età di ottantadue anni.

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Beato Modesto da Albocacer (Modesto Garcia Marti)

Sacerdote e martire

Il Beato Modesto da Albocácer, al secolo Modesto Garcia Marti, visse durante il ventesimo secolo e spese la sua esistenza terrena come sacerdote e religioso francescano. Nacque ad Albocácer, nel territorio della diocesi di Tortosa e della provincia di Castellón de la Plana, il diciotto gennaio 1880, terzo di sette figli da una famiglia profondamente cristiana i cui genitori rispondevano ai nomi di Don Francisco García e Donna Joaquina Martí. Il giorno successivo alla nascita, il diciannove gennaio 1880, ricevette il battesimo nella parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción nella sua terra natale. Entrato fin da fanciullo nel Seminario serafico dei Cappuccini della Provincia di Valencia a Massamagrell, vestì l'abito religioso nel medesimo convento il primo gennaio 1896. Dopo aver emesso i voti temporanei il tre gennaio 1897 e i voti perpetui il sei gennaio 1900, compì i suoi studi di filosofia a Orihuela e quelli di teologia a Massamagrell, giungendo infine all'ordinazione sacerdotale il diciannove dicembre 1903. La sua vita fu un cammino di dedizione al Vangelo e alla Chiesa, segnato prima dall'impegno missionario e successivamente dal generoso servizio pastorale nella sua terra.

Egli è ricordato con particolare venerazione per la sua fedeltà al ministero e per il martirio affrontato con mitezza durante le persecuzioni della Rivoluzione nazionale nel 1936. Esercitò la gran parte della sua attività apostolica come missionario in Colombia nella Custodia di Bogotá, per poi fare ritorno a Valencia dove fu nominato guardiano per vari anni. Coloro che lo conobbero lo descrivono come un sacerdote instancabile, dedito alla predicazione, agli esercizi spirituali e alla direzione spirituale delle anime, un campo d'azione prediletto confermato anche dalle testimonianze di fedeli come la signora Pilar Beltrán, la quale attestò di non aver mai udito critiche sul suo operato. Godeva di fama di santità sia in convento che tra i fedeli, sostenuto da un temperamento pacifico e da una notevole amabilità, come ricordato dal signor Daniel García, oltre che da una rigorosa osservanza delle Regole e delle Costituzioni francescane. Il suo sacrificio supremo, consumato il tredici agosto 1936 nelle vicinanze di Albocácer, corona una vita spesa nell'amore per Dio e per il prossimo, lasciando un'eredità spirituale viva nella memoria della Chiesa.

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Beati Patrizio O’Healy e Conn O’Rourke

Martiri

I Beati Patrizio O’Healy e Conn O’Rourke sono figure luminose del sedicesimo secolo, testimoni di una fedeltà radicale al Vangelo in tempi di aspra persecuzione. Patrizio, nato nel 1545 nella contea di Leitrim, percorse un cammino di sapienza che lo condusse dall'Irlanda verso le prestigiose università di Spagna e Francia, fino a essere consacrato vescovo di Mayo nel 1576. Insieme a Conn O’Rourke, egli incarna la resistenza spirituale di coloro che hanno preferito donare la propria vita piuttosto che rinnegare la propria fede e la propria missione pastorale.

Il loro ricordo vive ancora oggi come memoria di un sacrificio consumato a Kilmallock, in Irlanda, nel 1579. Catturati ad Askeaton e ingiustamente condannati per tradimento, i due martiri affrontarono la fine con la dignità propria di chi ha posto ogni speranza in Dio. La Chiesa li venera come modelli di coraggio, ricordandoci che la testimonianza della verità è spesso sigillata dal dono estremo di sé, un atto che attraversa i secoli per chiamare i cristiani di ogni tempo a una coerenza profonda e senza compromessi.

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San Sventiboldo

Re di Lorena

San Sventiboldo visse nel nono secolo, nascendo verosimilmente nell'ottocento settanta o ai primi dell'ottocento settantuno. Figlio di Arnolfo di Carinzia, re di Germania, e nipote dell'imperatore Carlo il Grosso, nacque da una relazione con una concubina. La sua figura si staglia nel contesto politico dell'Europa medievale come quella di un sovrano complesso e discusso. L'undici maggio dell'ottocento novantacinque, durante un'assemblea tenuta a Worms, Arnolfo lo fece re di Lorena e in quell'occasione i principi gli promisero fedeltà. Desideroso di ingrandire il suo regno dai confini non perfettamente noti, il sovrano strinse alleanze per poi tramare intrighi contro gli stessi alleati, arrivando a tentare di detronizzare Eudo, re della Francia occidentale. I cronisti del tempo lo descrissero come un crudele tiranno, mentre gli storici lo giudicarono come un re dotato di grande energia ma privo di moderazione e autocontrollo, spesso considerato capriccioso, impulsivo e non molto equilibrato. I cinque anni del suo regno furono caratterizzati da un alternarsi di violenze e caritatevoli liberalità, con confische e restituzioni di abbazie che segnarono profondamente il rapporto con i sudditi e con le istituzioni ecclesiastiche.

La violenza del suo operato e l'intento di imporre con la forza i diritti della sua corona scatenarono un violento conflitto con i grandi del suo regno, culminato nel gesto in cui arrivò a colpire con il suo bastone l'arcivescovo di Treviri, capo della sua cancelleria. Un conte senza scrupoli provocò così l'invasione della Lorena da parte di Carlo il Semplice, divenuto re della Francia occidentale. Ai primi del novecento tutti si trovarono d'accordo nel dichiarare decaduto il sovrano, che fu sostituito dal giovane fratello Luigi detto il Fanciullo, già incoronato in Germania. San Sventiboldo morì il tredici maggio del novecento uno vicino a Susteren, sulle rive della Mosa, in Germania, ucciso in una battaglia combattuta contro le armate di suo fratello. Il suo corpo fu sepolto a Susteren. Nell'ottocento novantasette aveva sposato Oda o Odegonda, figlia del conte di Sassonia Ottone l'Illustre, e da questo matrimonio nacquero due figlie di nome Benedetta e Cecilia. Entrambe le figlie diventarono, l'una dopo l'altra, badesse di Susteren, furono considerate sante e festeggiavano il diciassette agosto. Proprio grazie alle figlie badesse, San Sventiboldo finì per ricevere un culto nell'abbazia di Susteren, dove i fedeli andavano in pellegrinaggio alla sua tomba, tramandando la tradizione secondo cui le sue reliquie facessero guarire il mal di denti.

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Beata Gertrudis (Dorotea) Llamazares Fernández

Vergine e martire

La Beata Gertrudis, al secolo Dorotea Llamazares Fernández, visse nel ventesimo secolo offrendo la sua esistenza al Signore come religiosa e martire. Nacque il 6 febbraio 1870 a Cerezales del Condado, nella comunità autonoma di Castiglia e León, da Agustín Llamazares e Francisca Fernández. Ricevette il nome di Dorotea in onore della santa festeggiata nel giorno della sua nascita e fu battezzata tre giorni dopo nella chiesa parrocchiale di San Juan Bautista nel suo paese natale. La sua giovinezza e la sua maturità furono segnate da una profonda adesione alla fede, culminata nella Cresima ricevuta il 26 maggio 1890 a Vegas del Condado. Il cammino di consacrazione religiosa si compì il 10 febbraio 1896, quando vestì l'abito delle suore Terziarie Francescane della Divina Pastora, istituto fondato nel 1805 da madre María Ana Mogas Fontcuberta, Beata dal 1996 e oggi noto come Francescane Missionarie della Madre del Divino Pastore. Emise i voti semplici nel corso dello stesso anno 1896 e assunse il nome di religione di suor Gertrudis. In quanto oblata, le fu affidato il delicato incarico di portinaia nella casa generalizia di calle Santa Engracia a Madrid, un ruolo che svolse sempre con grande affidabilità grazie al suo comportamento riservato.

La sua testimonianza terrena si concluse tragicamente durante la persecuzione religiosa della guerra civile spagnola, quando subì il martirio per la fede. Insieme alle consorelle, affrontò gli eventi drammatici di quel periodo rifugiandosi dapprima in un appartamento in calle Almirante e successivamente nella portineria di una casa in calle Diego de León. Catturata dai miliziani insieme a un sacerdote e a un'altra donna, fu condotta verso la morte nella località di Hortaleza, dove giunse dopo essere stata brutalmente seviziata. La Chiesa ne riconosce oggi il sacrificio eroico, inserendola nel gruppo di cinquecentoventidue martiri della persecuzione religiosa in Spagna e celebrandone la memoria il 13 agosto, dopo la beatificazione solenne presieduta a Tarragona il 13 ottobre 2013 in seguito a un accurato processo canonico diocesano.

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Beato Ferdinando Saperas Aluja

Religioso clarettiano, martire

Il Beato Ferdinando Saperas Aluja nacque l'otto settembre 1905 ad Alió, in provincia e diocesi di Tarragona, da José Saperas, muratore, e da Escolástica Aluja. Battezzato nella parrocchia di San Bartolomeo Apostolo due giorni dopo la nascita e cresimato alcuni anni più tardi, frequentò la scuola del paese distinguendosi più per il comportamento che per il profitto. La morte del padre nel 1912 lasciò la madre senza beni di fortuna e con tre figli: Juan di dieci anni, Fernando di sette e Román di quattro. Per sostenere la famiglia, la madre divenne venditrice ambulante e in seguito comprò una pescheria a Valls, dove si trasferì. In cerca di lavoro e desideroso di servire il Signore, Fernando frequentava assiduamente la chiesa e faceva il chierichetto. A tredici anni gli fu affidata, insieme al fratello Juan, la cura di alcuni appezzamenti di terra acquistati dalla madre. Data la fatica dei lavori agricoli, la madre cercò per lui un impiego più adatto e lavorò per un paio d'anni come cameriere in due alberghi a Valls, dove subì lo scherno dei coetanei mentre le sue mani si screpolavano per l'acqua e il suo comportamento differiva da quello dei colleghi. Tornato a casa, e aiutato dal fratello Juan, trovò lavoro nel negozio del signor Alejo Montaner, che lo accolse come un padre. Mantenne la religiosità e la fedeltà ai doveri cristiani lavorando nel negozio, sebbene i coetanei lo prendessero in giro chiamandolo dispregiativamente beato. Dopo tre anni tornò in famiglia per prestare il servizio militare, periodo durante il quale fu considerato un fannullone dai familiari e continuò a essere chiamato beato all'esterno per la frequenza della chiesa. Nel 1925 entrò in caserma e nel 1926 fu inviato a Barcellona, assegnato alla Cavalleria grazie al suo buon fisico.

La caserma non era lontana dal Santuario del Cuore di Maria, retto dai Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, i Clarettiani, fondati da sant'Antonio Maria Claret. Non amando l'ambiente militare a causa delle conversazioni grossolane, fece amicizia con il cappellano che probabilmente intercedette per lui presso il colonnello, ottenendo per Fernando l'incarico di assistente del superiore, compreso l'accompagnare a scuola i figli. Nel tempo libero partecipava alle funzioni religiose nel santuario e iniziò a pensare alla vocazione religiosa, frenato dall'età avanzata per gli studi. Padre Soteras gli spiegò che non servivano studi speciali e che poteva entrare come fratello coadiutore per aiutare i sacerdoti nei servizi domestici. Il padre sacrestano Jaime Puig notò la sua devozione e a lui confidò il desiderio di entrare tra i Clarettiani, pur temendo la reazione dei familiari. Lasciò il servizio militare prima del termine e tornò a casa per parlare con la madre e il fratello Juan, che dopo un'iniziale contrarietà cedettero alla sua determinazione. Nell'autunno del 1928 si diresse a Vic, sede del noviziato, seguendo prima il postulandato per i religiosi fratelli. Il 21 dicembre scrisse ai familiari esprimendo la prova positiva della vita religiosa e chiedendo preghiere per la perseveranza fino alla morte. Vestì l'abito religioso il 14 agosto 1929 e iniziò il noviziato, alla cui professione partecipò anche sua madre. Durante l'anno si dimostrò gran lavoratore, con un carattere forte ma controllato, a volte brusco ma tenace. La sua dedizione e il suo cammino di fede lo condussero infine al martirio, consumato il tredici agosto 1936 a Tàrrega durante la persecuzione religiosa in Spagna, coronando una vita interamente donata al Signore.

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Beato Mariano Mullerat Soldevila

Padre di famiglia, martire

Il Beato Mariano Mullerat Soldevila rappresenta una luminosa testimonianza di dedizione cristiana vissuta nel cuore del ventesimo secolo. Nato nel mille ottocento novantasette a Santa Coloma de Queralt, egli seppe coniugare con equilibrio la vocazione alla vita familiare con il servizio civile e la professione medica, offrendo ogni sua azione al bene del prossimo. Uomo di profonda rettitudine, egli visse il suo impegno pubblico con spirito di carità, cercando sempre il progresso della comunità di Arbeca, dove operò come sindaco e come medico con instancabile premura.

La sua esistenza terrena fu suggellata dal dono supremo del martirio, avvenuto nel mille novecento trentasei in circostanze di violenta persecuzione religiosa. La sua memoria rimane viva nella Chiesa come esempio di coerenza evangelica e di mitezza. Beatificato da Papa Francesco nel due mila diciannove, egli viene oggi invocato come modello di integrità per coloro che operano nelle istituzioni e nelle professioni sanitarie, ricordandoci che la fede autentica è capace di illuminare ogni ambito della vita quotidiana, fino al sacrificio estremo compiuto per fedeltà al Signore.

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Sant' Irene d'Ungheria

Imperatrice

Sant' Antioco di Lione

Vescovo

A Lione in Francia, sant’Antíoco, vescovo, che, ancora sacerdote, affrontò un lungo viaggio per far visita a san Giusto, suo vescovo, che allora viveva in un eremo in Egitto.

San Vigberto di Fritzlar

Abate

A Fritzlar nell’Assia, ora in Germania, san Vigberto, sacerdote e abate, a cui san Bonifacio affidò la cura del monastero del luogo.

Beata Gertrude di Altenberg

Badessa premostratense

Nel monastero di Altenburg presso Vetzlar sempre in Germania, beata Geltrude, badessa dell’Ordine Premostratense, che, ancora bambina, fu dalla madre santa Elisabetta, regina d’Ungheria, offerta a Dio in questo luogo.

Beato Guglielmo Freeman

Martire

A Warwick, in Inghilterra, beato Guglielmo Freeman, sacerdote e martire, che, condannato a morte sotto la regina Elisabetta I per il solo fatto di essere sacerdote, giunto davanti al patibolo cominciò a intonare Te Deum, affrontando così con animo fermo il supplizio del martirio.

Beato Pietro Gabilhaud

Martire

Nel braccio di mare antistante Rochefort in Francia, beato Pietro Gabilhaud, sacerdote e martire, che, detenuto in una galera durante la rivoluzione francese per il suo sacerdozio, morì consunto dall’inedia e dalla malattia.

Beati Secondino Maria Ortega Garcia e 19 compagni

Martiri clarettiani

A Barbastro vicino a Huesca nell’Aragona in Spagna, beati Secondino Maria Ortega García, sacerdote, e diciannove compagni, martiri, che, religiosi della Congregazione dei Missionari dei Figli del Cuore Immacolato di Maria, furono uccisi in odio alla fede durante la persecuzione contro la Chiesa.

Beato Giovanni Agramunt Riera

Sacerdote scolopio, martire

Nella cittadina di Almazora vicino a Castellón de la Plana sulla costa spagnola, beato Giovanni Agramunt, sacerdote dell’Ordine dei Chierici regolari delle Scuole Pie e martire nella medesima persecuzione.

San Cassiano di Imola

Martire

A Imola in Romagna, san Cassiano, martire, che, per essersi rifiutato di adorare gli idoli, fu consegnato ai ragazzi di cui era stato maestro, perché lo torturassero a morte con i calami: in tal modo, quanto più debole era la mano, tanto più dolorosa diveniva la pena del martirio.

Sant' Ippolito

Martire romano

Beato Giuseppe (José) Bonet Nadal

Sacerdote salesiano e martire

A Barcellona ancora in Spagna, beato Giuseppe Bonet Nadal, sacerdote della Società Salesiana e martire, che portò a termine la sua lotta per la fede sempre nella stessa persecuzione.

Santi Pietro di Santa Maria e Simone de Lara

Martiri mercedari

Dal Martirologio Romano

Santi martiri Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote, che furono deportati insieme in Sardegna, dove entrambi scontarono una comune condanna e furono cinti, come pare, da un’unica corona. I loro corpi, infine, furono sepolti a Roma, il primo nel cimitero di Callisto, il secondo nel cimitero sulla via Tiburtina. — Martirologio Romano